Basta un post per finire in carcere. Il report sulla repressione Russa
Sei mesi fa, esattamente all’alba del 24 febbraio 2022, la Russia ha lanciato la sua “operazione speciale” in Ucraina. Nessuna guerra lampo, nessuna supremazia russa sul campo. Il presidente Zelensky (contro le previsioni del Cremlino) non ha lasciato il Paese, l’esercito ucraino ha continuato a respingere l’avanzata dei russi, la comunità internazionale ha sostenuto il paese invaso. Oggi dopo sei mesi è purtroppo il momento di dover fare un bilancio, ed è drammatico. I civili che hanno perso la vita in seguito ai bombardamenti sono 5.514, e sono 7.698 le persone gravemente ferite. A causa del blocco delle esportazioni di grano ucraino 53 Paesi tra Africa e Medio Oriente, calcola la Banca mondiale, stanno esaurendo le scorte di cibo. In Europa il prezzo del gas è fuori controllo, un’azienda su dieci in Italia è a rischio. E in Russia la macchina della repressione ha letteralmente stritolato la libertà d’opinione. Ecco tutti i dati in due infografiche.
Russia, le manifestazioni ora sono sempre più rare
In Russia non mancano le proteste e le manifestazioni per chiedere un cessate il fuoco ma il tallone di ferro della macchina della repressione di Putin non sta a guardare: da febbraio a oggi sono stati 16.437 gli arresti in strada durante le proteste. Nel grafico in apertura l’andamento degli arresti, nei primi tre mesi sono stati arrestati 15.230 attivisti, tra luglio e agosto gli arresti sono scesi a 27. Per finire in carcere basta un post sui social network. I dati provengono da OVD-Info, un progetto indipendente sui diritti umani.
Russia, sono 138 gli arresti per un post sui social
La tolleranza in Russia verso il dissenso è zero. Ciò che restava dei media indipendenti, della politica e della cultura, voci indipendenti che erano sopravvissute ad altre repressioni da parte di Putin, sono quasi del tutto svanite, sostituite da un pervasivo nazionalismo militante trasmesso dalla televisione di stato. Le manifestazioni contro la guerra delle prime settimane dell’invasione si sono esaurite. Persino un post di protesta sui social media è punibile fino a 15 anni di carcere ai sensi di una legge sulla censura approvata a marzo dal Cremlino. In tutto sono 138 le persone arrestate per aver pubblicato un posto contro la guerra.

Crisi Russia-Ucraina, i motivi della tensione
Il conflitto tra Russia e Ucraina va avanti dal febbraio 2014. All’origine dello scontro ci sono ragioni diplomatiche-militari: la Russia da anni tenta di bloccare l’adesione dell’Ucraina nella Nato (North Atlantic Treaty Organization, Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord) per mantenere la sua sfera d’influenza nei Paesi dell’Europa Orientale. Insomma, il riconoscimento delle repubbliche filorusse Donetsk e Lugansk è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso per poter violare le leggi internazionali e la sovranità del popolo ucraino. Ma d’altra parte la Russia viola costantemente i diritti dell’uomo, come si vede nel nostro grafico qui sotto.
Le violazioni della Russia sui diritti dell’uomo
Non è insolito che la Russia non rispetti i patti o i diritti umani. Basta infatti ripercorrere la storia per averne conferma. La Russia, in quanto membro del Consiglio d’Europa, ha sottoscritto la Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Negli ultimi anni, però, il Paese ha adottato una legislazione repressiva che prima di tutto ha drasticamente ridotto la libertà di espressione, come mostra il grafico sopra, e minato alla base i diritti umani con una serie di leggi che limitano anche la libertà di associazione e riunione, ostacolano il ruolo della società civile e soffocano l’iniziativa, la creatività e lo sviluppo delle associazioni.
La lista delle violazioni dei diritti dell’uomo in Russia
Il Cremlino ha sempre respinto queste critiche ritenendole “un’interferenza negli affari interni russi”. Ma la lista delle violazioni è un dato: gli osservatori internazionali, infatti, hanno compilato un ampio catalogo di abusi. Si va dalle esecuzioni extragiudiziali alla confisca della proprietà privata e si arriva a veri e propri trattamenti inumani come la tortura. Ma non solo: un sistema di “giustizia disfunzionale”, dice la Corte Europea sui diritti umani, nega ai russi il diritto a un processo equo e pone le minoranze etniche, come i gay ma anche le donne, in posizione di forte svantaggio. In fondo, il titolo del rapporto della Corte Europea sui diritti umani in Russia non lascia spazio a interpretazioni, “No light at the end of the tunnel” (Nessuna luce alla fine del tunnel).
I dati si riferiscono al: 2021 -2022
Fonte: Corte Europea dei Diritti dell’Uomo – OVD-Info
Ultimo aggiornamento: agosto 2022
Leggi anche: Diritti politici, il ritardo della Russia
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