Eni, Intesa e UniCredit insieme versano da sole 10,2 miliardi di imposte
Ogni anno la classifica Forbes Global 2000 mette in fila le aziende più grandi del mondo. Il ranking, giunto alla sua 23ª edizione, si basa su un mix di quattro fattori – fatturato, utili, asset e valore di mercato – che insieme danno una fotografia della forza complessiva di un gruppo. Ma se accanto a questi parametri si guarda a un altro indicatore fondamentale, cioè quante tasse vengono effettivamente pagate, lo scenario cambia. Non basta sapere chi produce più ricavi o chi macina più profitti: chi contribuisce davvero alle casse dello Stato? E quanto pesa questo gettito sul sistema Paese? Nel 2024, bilanci alla mano, le 10 imprese italiane che hanno versato più imposte hanno messo insieme un conto da 16,546 miliardi di euro.
La classifica: chi paga più tasse in Italia
A guidare la classifica delle aziende che hanno versato più imposte nel 2024 c’è Eni, con un esborso in cassa da record: 5,8 miliardi di euro. Subito dietro troviamo i due colossi bancari, Intesa Sanpaolo (3,339 miliardi) e UniCredit (3,085 miliardi), che insieme portano quasi 7 miliardi nelle casse pubbliche. Più distanziati ma comunque sopra la soglia del miliardo ci sono Generali (1,84 miliardi) ed Enel (1,79 miliardi). Sotto il miliardo si collocano invece Banco BPM (790 milioni), BPER Banca (615 milioni) e Poste Italiane (658 milioni), mentre chiudono la lista Leonardo (289 milioni) e Unipol (260 milioni). Un quadro che, come si vede anche dal grafico, fotografa bene il peso fiscale dei principali gruppi italiani e il ruolo trainante di energia e banche.
Il peso delle banche nei conti pubblici
Nel 2024 Intesa Sanpaolo e UniCredit hanno versato rispettivamente 3,339 miliardi di dollari e 3,085 miliardi di euro di imposte. Sono cifre che collocano i due istituti ai vertici della classifica dei maggiori contribuenti italiani. Nei dati di Forbes si nota come Intesa abbia chiuso l’anno con quasi 10 miliardi di utili e un patrimonio di 966 miliardi di dollari, mentre UniCredit, con 10.38 miliardi di utile a fronte di 27 miliardi di ricavi, ha mostrato margini tra i più alti del campione.
Dal punto di vista fiscale, il settore bancario si conferma tra i più rilevanti: la sola combinazione di Intesa e UniCredit ha generato oltre 6,4 miliardi di entrate per lo Stato, una quota che supera quella di interi comparti industriali. Entrambe operano su più fronti: dal retail banking per famiglie e privati al corporate banking per le imprese, fino al wealth management destinato ai clienti più facoltosi. La loro presenza capillare sul territorio italiano e le attività sviluppate in diversi Paesi europei confermano un ruolo centrale non solo nell’economia nazionale ma anche nel panorama bancario continentale. La redditività di questi istituti, oltre a segnalarne la solidità finanziaria, si traduce infatti in un contributo diretto e consistente al gettito fiscale.
Eni ed Enel, l’energia che riempie le casse dello Stato
Nel 2024 Eni è stata l’azienda italiana che ha versato più tasse. A bilancio compaiono 3,7 miliardi di euro di imposte, ed è questa la cifra riportata nel grafico, perché rappresenta l’onere fiscale legato ai profitti dell’anno. Ma nel rendiconto finanziario – che registra i soldi effettivamente usciti – la somma pagata sale a 5,8 miliardi di euro, includendo anche acconti e versamenti straordinari. Nessun’altra impresa italiana ha raggiunto un livello così alto.
Diverso il quadro per Enel, leader nel settore utilities. Secondo la classifica Forbes Global 2000, il gruppo ha registrato quasi 80 miliardi di dollari di fatturato e oltre 7 miliardi di utili, a fronte di 1,79 miliardi di euro di imposte versate nel 2024. Una cifra che lo colloca tra i principali contribuenti italiani, ma ben distante dal livello raggiunto da Eni. La società non si limita alla generazione di energia: continua infatti a investire in innovazione tecnologica, con progetti sulla digitalizzazione delle reti e sulla mobilità elettrica, rafforzando così il suo contributo non solo al sistema energetico nazionale ma anche agli equilibri internazionali. Un’attività che, pur assicurando utili consistenti, si traduce in un onere fiscale proporzionalmente più contenuto rispetto al colosso petrolifero.

Il contributo silenzioso di assicurazioni e servizi
Tra le assicurazioni, il gruppo che spicca è Generali. Nel 2024 ha versato 1,84 miliardi di euro di imposte, confermando il suo ruolo di riferimento non solo nel mercato assicurativo ma anche nel gettito fiscale nazionale. Con 88,5 miliardi di ricavi e oltre 4 miliardi di utili, la compagnia triestina mostra la solidità di un business capace di trasformare la propria dimensione internazionale in uno dei contributi fiscali più consistenti del Paese. La rete distributiva capillare in Italia e all’estero, insieme a strategie di diversificazione e innovazione, ha rafforzato ulteriormente la sua posizione di leader nel settore assicurativo globale.
Più distante dai grandi colossi, ma comunque rilevante nel panorama nazionale, c’è Unipol. Nel 2024 il gruppo bolognese ha versato 260 milioni di euro di imposte, una cifra più contenuta rispetto ai big del settore, ma che conferma il suo peso nel comparto assicurativo italiano. Con 15 miliardi di ricavi e 1,16 miliardi di utili, Unipol resta un attore centrale sul mercato domestico, capace di incidere in modo concreto sul gettito fiscale complessivo grazie a un modello che combina attività assicurative, bancarie e di gestione del risparmio.
Poste e Leonardo, i player trasversali del gettito
Poste Italiane ha versato nel 2024 658 milioni di euro di imposte, una cifra che riflette la natura multipolare del gruppo: non solo servizi postali, ma anche attività bancarie e assicurative. Con 22,9 miliardi di ricavi e oltre 2 miliardi di utili, la società conferma la solidità di un modello fondato sulla diversificazione, che pur restando distante dai giganti dell’energia e della finanza, assicura un contributo fiscale costante e rilevante. Il gruppo è organizzato in quattro aree principali: servizi postali e logistici, servizi finanziari, assicurazioni e pagamenti digitali attraverso Postepay, comparto in forte crescita. La rete capillare sul territorio e l’innovazione continua nell’offerta digitale rendono Poste un punto di riferimento per milioni di clienti, sostenendo al tempo stesso inclusione finanziaria e trasformazione digitale del Paese.
Più contenuto il dato di Leonardo, che nel 2024 ha pagato 289 milioni di euro di imposte. Con ricavi da 19,2 miliardi di dollari e 1,16 miliardi di utili, il gruppo della difesa e dell’aerospazio si è collocato al 603° posto nella lista Forbes. In un momento geopolitico segnato da conflitti e tensioni internazionali, la domanda di tecnologie per la sicurezza e sistemi militari ha rafforzato la posizione del gruppo, che rimane strategico per l’Italia e garantisce comunque un contributo non trascurabile al gettito fiscale.
Le altre banche quanto pesano sul fisco
Tra i grandi istituti, Banco BPM ha versato nel 2024 789,6 milioni di euro di imposte. Con 11,2 miliardi di ricavi e oltre 2 miliardi di utili, il gruppo si conferma come terzo polo bancario italiano, con un peso fiscale che, pur restando distante da quello dei colossi Intesa e UniCredit, risulta significativo nel panorama nazionale. Il risultato è sostenuto da una strategia di diversificazione e dal rafforzamento nel comparto del risparmio gestito.
BPER Banca, invece, ha contribuito con 615,5 milioni di euro di imposte. Con 8,2 miliardi di ricavi e 1,5 miliardi di utili, rappresenta il quarto gruppo bancario del Paese. I suoi numeri mostrano come anche gli istituti intermedi possano incidere in modo concreto sul gettito complessivo, aggiungendo un tassello importante al contributo del settore finanziario alle entrate dello Stato. BPER si distingue per la forte presenza nel retail banking e per un modello di business attento al sostegno delle piccole e medie imprese, un segmento chiave dell’economia italiana.
I dati si riferiscono al: 2024
Fonte: I bilanci della società, Forbes Global 2000
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