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Tra 2011 e 2018 è aumentata in media dell’8,6%, ma solo del 4% in Campania

Anche la spesa statale centrale può essere suddivisa in base alle regioni di destinazione, può essere insomma regionalizzata. È un’operazione che viene effettuata dalla Ragioneria Generale dello Stato per evidenziare in modo più dettagliato come viene speso il denaro pubblico.

Naturalmente non tutto il bilancio pubblico è regionalizzabile, basti pensare alla spesa per la difesa o per il Corpo Diplomatico, ma gran parte sì. Si tratta di stipendi, acquisti di beni e servizi, trasferimenti ad amministrazioni ed enti pubblici, a imprese e famiglie, interessi, investimenti diretti e contributi agli investimenti, e tra le fonti di tali fondi non c’è solo il Bilancio dello Stato, ma anche gli Enti Previdenziali e e i Fondi comunitari.

Essendo le regioni di popolazione diversa un modo per confrontarle è osservare la spesa divisa per il numero di abitanti. La maggiore beneficiaria con 14.848 euro è la piccola Valle d’Aosta, seguita dal Trentino Alto Adige, con 14.624 euro. È probabilmente l’effetto dell’autonomia regionale, che implica maggiori trasferimenti verso le regioni a Statuto Speciale. E se queste ultime sono anche mediamente più ricche e con più occupati, più dipendenti pubblici e di conseguenza anche con cittadini che percepiscono pensioni più alte della media, ecco che riceveranno molto più di altri anche dall’INPS.

Non è un caso che al terzo posto vi sia il Lazio, con 12.553 euro a testa, grazie alla presenza di tutto l’apparato centrale dello Stato a Roma e degli stipendi e delle pensioni di coloro che lavorano o hanno lavorato presso i Ministeri. Dopo il Lazio altre due regioni a Statuto Speciale, Friuli Venezia Giulia e Sardegna

Sicilia, Puglia, Campania agli ultimi posti

In generale sono le regioni del Sud quelle che ricevevano meno fondi, almeno nel 2018, data a cui si riferiscono i dati più recenti appena pubblicati. All’ultimo posto vi è la Campania, con 8.196 euro pro capite, seguita da Puglia e Sicilia, con 8.596 e 8.681. Tra le ultime 6 però assieme alla Calabria spiccano anche Veneto e Lombardia, rispettivamente con 8.781 e 9.122 euro. In questo caso pesa probabilmente la minore concentrazione di dipendenti pubblici nelle due regioni del Nord.

Dobbiamo dire che se valutassimo solo le erogazioni del Bilancio dello Stato con 2.915 euro a testa, meno dei 3.864 della Campania, la Lombardia sarebbe all’ultimo posto. Non lo è grazie a quanto arriva dall’INPS in termini di pensioni. È un dato che riflette quindi anche le dinamiche del settore privato. E questo, l’impatto del sistema pensionistico, è anche tra le determinanti degli ultimi posti delle regioni del Sud.

In Lombardia spesa statale in grande aumento, +14,2%

Peraltro nel corso degli anni, durante la crisi e la ripresa, le cose sono peggiorate per il Mezzogiorno. Tra 2011 e 2018 a fronte di una crescita media della spesa statale regionalizzata pro capite dell’8,6%, questa è aumentata solo del 4% in Campania,  del 4,5% in Puglia, ed è addirittura diminuita dello 0,5% in Sicilia.

Al contrario vi sono stati incrementi in doppia cifra in Lombardia e Veneto, del 14,2% e del 13,7%. È l’esito di una ripresa molto più forte al Nord, sia in termini di stipendi e quindi di pensioni erogate, sia probabilmente di incentivi statali che sono andati laddove ci sono più imprese.

Solo in Trentino Alto Adige, del resto la regione con le migliori performance in termini di PIL e occupazione negli ultimi 10 anni vi è stato un incremento maggiore di quello lombardo, del 21%. Al contrario di quanto avvenuto in Valle d’Aosta, dove vi è invece stato un calo del 13,8%. Sarà interessante osservare come questi numeri cambieranno quando entreranno nelle statistiche il Reddito di Cittadinanza e quello di emergenza, varati nel 2019 e 2020. Ci sarà un riequilbrio?

I dati si riferiscono al 2011 e al 2018

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato

Leggi anche: La spesa pubblica crescerà del 3,7% nel 2020

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