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 In Politici

Per il futuro spendiamo solo il 2,1%. Male anche la Germania: 2,3%. Vola la spesa corrente

La spesa pubblica per gli investimenti in Italia continua a scendere. Che cosa vuol dire? Cala la voce delle acquisizioni di edifici, macchinari, attrezzature (al netto delle cessioni, naturalmente), o di scorte e oggetti di valore. Tradotto nel linguaggio di tutti i giorni: sono le spese per la costruzioni di strade, ponti, aeroporti e ospedali. Si tratta di una tipologia di spesa i cui frutti si vedono negli anni, spesso nel lungo periodo (sono le spese in conto capitale) e sono in questo periodo sotto la lente d’ingrandimento perché questa spesa, che poi sono gli investimenti, in Italia da anni ha un andamento calante. Nel 2017 infatti con il 2,1% di investimenti lordi sul Pil eravamo terzultimi in Europa, davanti solo a Irlanda e Portogallo al 2%.

Gli investimenti pubblici

In testa a questa speciale classifica degli investimenti pubblici ci sono Cipro e Ungheria, con il 5,9%. Che stanno d’altronde anche crescendo più della media UE. Vengono poi Lettonia, con il 45,8, ed Estonia, con il 5,3%. La media Ue è al 2,9% ed è trascinata al ribasso, oltre che dall’Italia, anche dalla Germania, che fa poco meglio di noi, con investimenti lordi che ammontano ad appena il 2,3% del Pil. Con alcune importanti differenze. Nel nostro caso infatti si è arrivati al 2,1% dopo un calo dello 0,1% sia nel 2017 che nel 2018 rispetto all’anno precedente, mentre in Germania nel 2016 si investiva meno che in Italia e in 2 anni c’è stato un leggero miglioramento. Tra l’altro in Italia parliamo di un 2,1% sul Pil che rientra in una spesa pubblica di ben il 48,4% sempre sul Pil. In Germania la spesa pubblica, invece, è complessivamente del 44,6%. Unica consolazione: la spesa totale italiana è scesa dal 49% del Pil del 2015 al 48,4% del 2018.

La spesa pubblica italiana

Per capire meglio l’importanza degli investimenti è quindi giusto guardare non solo alla loro incidenza sul Pil ma sul totale della spesa pubblica, e anche i valori assoluti possono essere utili alla comprensione. La spesa per investimenti lordi in Italia passa infatti dai 36 miliardi e 915 milioni del 2015 ai 25 miliardi e 901 milioni del 2016 ai 34 miliardi e 41 milioni del 2017. E’ in costante calo, a fronte dell’aumento, in due anni della spesa pubblica totale, che passa dagli 830 miliardi e 425 milioni del 2015 agli 840 miliardi e 763 milioni del 2017, dopo un leggero calo nel 2016.

La conseguenza è che gli stanziamenti per investimento in percentuale sul totale della spesa sono calati dal 4,4% del 2015 al 4,3% del 2016 al 4% del 2017. Percentuale che ci pone all’ultimo posto in Europa assieme al Portogallo. La media europea è del 5,9%, la Germania è al 5%, ma in aumento, la Francia è al 6%, mentre è nei Paesi Baltici che hanno governi che investono di più, dedicano agli investimenti lordi il 13,9% della spesa nel caso dell’Estonia, l’11,9% in Lettonia e il 9,9% in Lituania.

Il calo degli investimenti pubblici

In generale in Europa si dà sempre meno importanza agli investimenti e di più alla spesa corrente, che non genera sviluppo né occupazione. E l’Italia è in prima fila in questo trend. In parte è una conseguenza dell’invecchiamento della popolazione ma molto è anche dovuto all’esigenza dei politici di prendere misure che possano avere conseguenze l’anno successivo, senza dover aspettare dei lustri. E poi è più facile tagliare spese di cui ancora non si vede un impatto. Non è un caso che la Grecia è tra i Paesi che solo tra 2015 ha visto il maggior calo della spesa per investimenti, dall’8,6% al 5,8% della spesa totale. Una diminuzione rilevante anche quella spagnola, dal 5,7% al 4,8%. Non si sono però raggiunti i record negativi italiani.

I dati si riferiscono al: 2017 

Fonte: Mef 

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