Trasferire soldi all’estero, gli italiani hanno 166,3 miliardi

Sono 176.649 le persone che dichiarano di avere un’attività finanziaria fuori dall’Italia

Nel corso degli ultimi 10 anni la ricchezza complessiva pro capite degli italiani è calata nonostante il lieve aumento dei redditi. E si è accompagnato a una minore tendenza al risparmio e alla perdita di valore del patrimonio immobiliare, in seguito alla crisi del settore dell’edilizia. Nonostante la ricchezza complessiva sia calata, trasferire soldi all’estero continua ad essere uno sport nazionale.

Come trasferire soldi all’estero

C’è infatti un tipo di ricchezza che è aumentata in modo molto deciso nello stesso periodo, ed è proprio quella detenuta all’estero. Secondo i dati delle dichiarazioni fiscali del 2020 i soldi all’estero degli italiani ammontavano a 166 miliardi e 346 milioni, in crescita di 16 miliardi rispetto ai poco meno di 150 dell’anno precedente. Un altro confronto potremmo farlo con l’anno peggiore della recessione del 2011-13, il 2013, appunto, quando i miliardi all’estero erano molto meno, 93 circa.

Trasferire soldi all’estero, uno sport nazionale

Si tratta sia di attività finanziarie (la parte più consistente, di 94 miliardi e 239 milioni) che di depositi e conti correnti (che ammontavano due anni fa a 40 miliardi e 684 milioni) che di beni immobili (del valore di 28 miliardi e 337 milioni). Vi erano anche beni materiali e forme di previdenza, ma si trattava di solo 3 miliardi e 87 milioni. Sotto la categoria attività finanziarie vanno azioni, obbligazioni, titoli di vario genere (anche pubblici), partecipazioni di capitale nel caso in cui si possiedano quote di imprese in altri Paesi.

trasferire soldi all'estero

Le dichiarazioni fiscali e i depositi all’estero

A guardare bene i dati però emerge come il vero incremento della quantità di soldi all’estero sia avvenuto tra le dichiarazioni del 2014, riguardanti il 2013, e quelle del 2015, che si riferivano al 2014, quando l’attività di trasferire soldi all’estero ha fatto aumentare la consistenza complessiva da 93 a più di 230 miliardi. Come mai? Gli italiani non erano diventati all’improvviso ricchi, semplicemente è stata varata la Voluntary Disclosure che, nell’ottica del recupero dell’evasione, prevedeva un abbattimento delle sanzioni su quei cespiti esteri prima non denunciati e poi fatti emergere volontariamente, così da evitare multe molto più salate e soprattutto  conseguenze legali anche di tipo penale in caso si venisse poi scoperti dalle autorità.

Il patrimonio degli italiani all’estero

Non è un caso che tale aumento improvviso del patrimonio degli italiani posseduto fuori dai confini nazionali abbia riguardato in particolare i depositi bancari all’estero, le attività finanziarie, i beni materiali e non gli immobili, più difficili da nascondere, che sono cresciuti in termini di valore da 25 a 28 miliardi circa, rimanendo poi a quel livello anche successivamente.

Per diversi anni le proprietà e i soldi detenuti fuori dall’Italia hanno complessivamente superato i 200 miliardi o comunque il valore denunciato quest’anno. E a quanto pare quanto è emerso nel corso del tempo è rimasto emerso anche dopo la fine della Voluntary Disclosure, anche perché ne è stata varata una bis nel 2016.

Chi detiene più soldi all’estero

Un dato molto interessante riguarda i soggetti che possiedono patrimoni all’estero. Mentre le dichiarazioni dei redditi generali vedono protagonisti i lavoratori dipendenti, che costituiscono più di metà dei contribuenti totali, nel caso della ricchezza detenuta fuori dal Paese questi sono meno di un terzo di coloro che hanno denunciato conti corrente e depositi, il 43% di quelli che hanno dichiarato attività finanziarie, solo il 28,7% di coloro che hanno immobili in giro per il mondo.

Anche dipendenti e pensionati trasferiscono soldi all’estero

Complessivamente ai dipendenti appartiene il 31,4% dei soldi all’estero. Mentre ai pensionati il 15,1%, nonostante siano il 32,5% dei contribuenti italiani. Più di metà della ricchezza tenuta fuori dall’Italia è in mano al 15,6% di quanti pagano le tasse nel Paese. E in particolare il 18,5%, ovvero 30,8 miliardi, appartiene ai proprietari di fabbricati, mentre 16 miliardi ai soggetti con redditi a tassazione sostitutiva o separata. E altri 28,6 sono stati denunciati da coloro che hanno soprattutto redditi da capitali o da plusvalenze finanziarie, partecipazioni in società, o redditi diversi, di altro tipo, come premi, introiti da possesso di brevetti, plusvalenze da cessioni di immobili.

La tassazione dei beni detenuti all’estero

In generale a pagare l’imposta sul valore delle attività finanziarie estere (Ivafe) sono stati in 176.649. Tale imposta ha avuto in gettito di 69 milioni e 893mila euro, il che significa che ogni contribuente ha versato 400 euro in media con un picco di 1.810 euro per i soggetti con redditi da capitale, evidentemente i più ricchi.

L’imposta sul valore degli immobili esteri (Ivie) ha fruttato invece allo Stato 77 milioni e 797 mila, anche se a pagare sono stati meno, 86.269. Significa che mediamente la tassa è stata più alta a livello pro capite, di 900 euro. Anche questo caso a versare di più sono stati invece coloro che hanno denunciato redditi da capitale. Si tratta di una minoranza, 1.212 persone, che hanno pagato 2.810 euro a testa

I dati si riferiscono al 2020 – ultimo aggiornamento 2021

Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze

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