Evasione fiscale in Italia, nel 2019 recuperati 20 miliardi di euro

Più riscossione coattiva e versamenti diretti. Il tax gap è di 107,2 miliardi

Quanto riesce a recuperare ogni anno lo stato dalla lotta all’evasione fiscale? Gli ultimi dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che si riferiscono al 2019 (non includendo ancora gli effetti della pandemia da coronavirus) mostrano una certa stabilità nei risultati dell’attività di contrasto all’evasione fiscale in Italia, uno dei principali freni al nostro sviluppo. Il gettito recuperato è stato complessivamente di 19,8 miliardi, poco di più dei 19,2 miliardi del 2018, ma leggermente meno dei 20,1 del 2017.

Quanto vale l’evasione fiscale in Italia?

Non è una domanda facile, ma necessaria per contestualizzare il frutto della lotta all’evasione. Secondo la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del Ministero dell’economia e delle finanze in media nel triennio 2015-2017 il tax gap complessivo è stato di 107,2 miliardi di euro, di cui 95,9 miliardi di mancate entrate tributarie (come i mancati incassi per l’evasione Iva o l’evasione Imu) e 11,3 miliardi di mancate entrate contributive. Il tax gap è frutto di calcoli complessi ma serve a stimare la differenza tra le tasse attese e quelle incassate.

La lotta all’evasione fiscale e la voluntary disclosure

Adesso, possiamo quantificare meglio la somma che lo Stato riesce a recuperare: nel 2019 è stata di 19,8 miliardi complessivamente. Se si va a vedere l’andamento storico si scopre che si tratta di poco di più dei 19,2 miliardi del 2018 e leggermente meno dei 20,1 del 2017. Per capire l’andamento di questa voce di entrata, dobbiamo prendere il 2016 come spartiacque: in questo anno la somma recuperata è balzata a 19 miliardi rispetto ai 14,9 del 2015, una cifra in linea con gli anni precedenti.

A cambiare la cose nel 2016 è stata la voluntary disclosure, una politica di incentivi promossa dal governo che prevedeva sanzioni scontate, spesso anche della metà, per chi avesse riportato in Italia capitali e attività detenuti all’estero e fino a quel momento non denunciati al fisco. Nel 2016 la voluntary disclosure ha fruttato 4,1 miliardi. Negli anni successivi nonostante un rinnovo dello strumento andò a esaurirsi, con 400 e 300 milioni recuperati nel 2017 e 2018.

Evasione fiscale in Italia: che cosa è la riscossione coattiva

Nonostante questo però il flusso di entrate dovuto alla lotta all’evasione fiscale in Italia non è diminuito. Questo perché per esempio a compensare nel 2017 è intervenuto un incremento della riscossione coattiva, tramite agenti che requisiscono risorse dell’evasore dopo il fallimento di ogni accordo tra le parti. Perlomeno tra 2016 e 2017 i miliardi recuperati in questo modo crebbero da 4,8 a 7,1 miliardi, per poi però calare fino ai 5,1 del 2019.

Di solito infatti la maggioranza del gettito da lotta all’evasione proviene dai versamenti diretti dei contribuenti che spontaneamente pagano le imposte non versate negli anni passati, per evitare per esempio conseguenze penali o sanzioni molto più salate. I versamenti diretti sono la componente che è cresciuta maggiormente tra 2016 e 2019, a fronte di una stabilità del gettito recuperato complessivo. È passata da 9,6 a 12,6 miliardi.

evasione fiscale Italia

L’evasione fiscale in Italia e la “compliance”

Se guardassimo ai cambiamenti in percentuale invece che solo in valore assoluto, vedremmo come in realtà a essere aumentato maggiormente è il recupero del gettito dovuto alla promozione della compliance. Complici probabilmente i miglioramenti tecnologici introdotti dal 2015 in poi l’Agenzia delle Entrate ha iniziato ad avvertire i contribuenti degli errori commessi nelle dichiarazioni dei redditi o delle incongruenze o omissioni riscontrate, di solito riguardanti dichiarazioni recenti. E viene data la possibilità di ripresentarle autonomamente o di correggerle tramite un cosiddetto ravvedimento operoso. Questo senza o con bassissime sanzioni, così da prevenire azioni future.

Questo sistema ha fruttato all’inizio poche centinaia di milioni di euro di gettito, che però nel tempo è cresciuto fino ai 2,1 miliardi del 2019. È in questo modo che lo Stato ha potuto almeno parzialmente trasformare in strutturali, almeno nelle intenzioni, le entrate una tantum provenienti dalla voluntary disclosure.

La rottamazione delle cartelle esattoriali

Questo non vuol dire che nei 19,8 miliardi non ci siano somme provenienti da misure straordinarie e non ripetibili. Per il 2019 ammontavano a 3 miliardi, come per il 2018. In gran parte, 2,1 miliardi, si trattava del frutto della rottamazione ter delle cartelle esattoriali. Si trattava della possibilità di pagare i debiti con l’Agenzia delle Entrate senza sanzioni e interessi di mora. Perlomeno quelli non riguardanti quelli legati a mancati versamenti contributivi, ad aiuti di Stato illegittimi e legati a procedimenti penali. Un classico esempio di applicazione sono le multe stradali non pagate. 900 milioni provenivano dalla “pace fiscale”, ovvero dal condono introdotto per il 2019 per le cartelle esattoriali più piccole, fino a 1000 euro, e quelle di chi aveva fino a 20 mila euro di Isee. Nel 2016 e 2017 queste entrate per misure straordinarie come rottamazioni o voluntary disclosure erano però superiori, ammontando a 4,1 e 5,6 miliardi.

Meno lotta evasione fiscale in Italia nel 2020

I dati sul 2020 saranno con tutta probabilità molto diversi. La pandemia ha rallentato l’attività di contrasto all’evasione, ed è già chiaro come il gettito recuperato sarà molto meno. Anche per il crollo dei fatturati e dei redditi che i dati ISTAT mostrano da mesi. La speranza è che i progressi dal lato operativo e tecnologico nell’ambito della lotta all’evasione fiscale in Italia non siano stati vanificati per gli anni a venire

I dati si riferiscono al 2014-2019

Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze

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