Le regole Ue faranno crollare le spese (-22%) con un risparmio di 19,8 miliardi
L’Europa fa finalmente qualcosa di buono. Per tutelare le tasche dei consumatori ha deciso di mettere mano al settore dell’elettronica di largo consumo e precisamente nell’industria degli smartphone. Obiettivo: fare durare di più la vita dei cellulari e più in generale dei dispositivi elettronici. Come? Impedendo che diventino inutilizzabili a pochi anni dall’acquisto. E così dal 20 giugno 2025, grazie alle nuove norme sull’ecodesign e sull’etichettatura energetica, la durata media prevista degli smartphone dovrà salire da 3 a 4,1 anni. Più tempo tra un acquisto e l’altro significa meno rifiuti, meno energia sprecata e meno soldi buttati.
In Europa più smartphone che persone: 1,5 a testa
Un intervento necessario, se si considera la quantità di dispositivi in circolazione. Nel 2020, nei 27 Paesi dell’Unione Europea erano attivi 687 milioni di apparecchi tra smartphone, tablet e telefoni cordless. La maggior parte – il 55% – erano smartphone, seguiti dai tablet (19%), dai cordless (16%) e da altri modelli di telefoni mobili (10%). Numeri che spiegano perché prolungare la vita utile di questi prodotti rappresenti oggi una priorità economica e ambientale.
Nel 2020, ogni abitante dell’Unione Europea aveva in media 1,5 dispositivi mobili. Tra smartphone, tablet, telefoni cordless e cellulari “basic”, c’erano più apparecchi elettronici che persone. Questa abbondanza tecnologica si riflette direttamente sui consumi: quasi 14 TWh di energia primaria all’anno, secondo le stime europee. Tutti questi dispositivi insieme richiedono energia come un piccolo Stato: è l’equivalente del fabbisogno energetico dell’Estonia.
Le nuove regole Ue fanno risparmiare 19,8 miliardi l’anno
Ma in termini economici quanto ci fa risparmiare tutto questo? Secondo le stime ufficiali, le nuove norme UE su smartphone e tablet faranno risparmiare agli utenti entro il 2030 19,8 miliardi, pari a una riduzione del 22% delle spese totali.
Il risparmio maggiore non arriverà dalla bolletta elettrica – dove il taglio stimato è di appena 0,6 miliardi di euro – ma dalla possibilità di rimandare l’acquisto di un nuovo dispositivo. Grazie all’allungamento della vita media di smartphone e tablet, si stima che 1 famiglia su 10 eviterà ogni anno di comprarne uno nuovo. Questo comporterà una riduzione delle vendite annuali e, di conseguenza, dei costi per i consumatori. Il risparmio diretto, secondo le stime ufficiali, sarà in media di 98 euro all’anno per ciascuna famiglia europea.

L’Europa impone batterie longeve: almeno 800 ricariche
Secondo il nuovo regolamento dell’Unione Europea, gli smartphone dovranno essere progettati per resistere ad almeno 800 cicli completi di ricarica, mantenendo almeno l’80% della capacità iniziale della batteria. Con una ricarica al giorno, la durata minima garantita sarà di circa 2 anni e 2 mesi.
Le nuove norme intervengono anche sui tempi di ricarica: la durata media giornaliera della ricarica attiva dovrà scendere da 2,5 a 1,75 ore, mentre aumenterà leggermente il tempo dedicato alla cosiddetta “carica di mantenimento”, da 9,5 a 10,25 ore al giorno. Questo accorgimento consente di ridurre i consumi, perché la carica di mantenimento utilizza molta meno energia rispetto alla ricarica completa.
Alcuni numeri per avere un’idea di massima: la ricarica veloce usa fino a 11 watt, mentre la carica di mantenimento consuma appena 0,5 watt. Il risultato? Per uno smartphone top di gamma, il consumo annuo di elettricità scenderà da 12,2 a 9,2 kWh, cioè un taglio del 25%. E per i tablet il calo sarà simile: da 8,8 a 6,8 kWh, ovvero -23%.
Consumi giù del 31%: l’UE accelera sull’efficienza
Le nuove norme europee puntano a ridurre i consumi energetici dei dispositivi elettronici: entro il 2030 si stima un taglio di 2,2 terawattora nella sola fase d’uso, pari a una riduzione del 31% rispetto allo scenario senza interventi. È l’equivalente dell’elettricità utilizzata in un anno da quasi 800.000 famiglie.
Il risparmio deriva soprattutto da un uso più efficiente dell’energia, anche quando i dispositivi sembrano inattivi. Il problema è infatti lo standby: una modalità in cui smartphone, tablet e telefoni cordless restano collegati alla rete elettrica o telefonica pur senza svolgere funzioni attive. Nel 2020, ad esempio, i telefoni cordless sono stati utilizzati in media 9,6 minuti al giorno, ma sono rimasti in standby per oltre 22 ore, per un totale di 855 miliardi di ore l’anno. Smartphone e tablet, invece, venivano ricaricati per 2,5 ore al giorno ma lasciati attaccati alla presa per più di 21 ore. Risultato: un’enorme quantità di energia consumata inutilmente.
Con le nuove regole, i consumi per lo standby dei telefoni cordless saranno tagliati ulteriormente: si passerà da 16,1 a 8,0 kWh all’anno per dispositivo, con un risparmio del 63% rispetto all’assenza di misure.
Aggiornamenti garantiti 5 anni: svolta UE sugli smartphone
Uno dei punti più ignorati ma centrali delle nuove regole UE riguarda anche gli aggiornamenti software: dovranno essere garantiti per almeno 5 anni dalla fine della vendita dell’ultima unità di un modello. Una novità che cambia le carte in tavola, soprattutto per i dispositivi di fascia medio-bassa, che oggi spesso smettono di ricevere aggiornamenti già dopo 2 o 3 anni. Il risultato? Smartphone ancora funzionanti ma resi inutilizzabili da falle di sicurezza, bug e app incompatibili.
Imporre aggiornamenti di lungo periodo significa allungare davvero la vita utile del telefono. Se il software continua a funzionare, l’utente non è più costretto a cambiare dispositivo. E meno sostituzioni si traducono in meno energia e risorse consumate in produzione, distribuzione e smaltimento.
Smartphone, ricambi obbligatori per 7 anni
Un aumento da questa legge dell’Unione europea è comunque previsto, quello delle riparazioni, che costeranno 0,8 miliardi in più. Spenderemo meno per comprare, consumiamo meno energia e generiamo meno rifiuti. Le nuove regole UE obbligano i produttori a garantire la disponibilità dei pezzi di ricambio essenziali per almeno 7 anni dalla fine della commercializzazione del modello. I componenti dovranno essere consegnati entro 5 giorni lavorativi per le parti più comuni e entro 10 giorni per quelle meno richieste. Ma la vera novità è l’accesso al software e al firmware: anche i tecnici indipendenti potranno effettuare riparazioni complete, senza blocchi digitali o strumenti proprietari.
In pratica, sarà la fine degli smartphone “usa e getta”. Oggi, secondo i dati UE, la maggior parte dei guasti riguarda schermi, batterie e porte di ricarica, cioè componenti semplici che spesso non vengono sostituiti solo perché introvabili o troppo costosi. Con l’obbligo di renderli disponibili, una buona fetta degli oltre 150 milioni di dispositivi venduti ogni anno in Europa potrebbe essere salvata dall’obsolescenza precoce.


