Più partner, meno tabù: come fanno sesso gli italiani

Chi ha avuto più di 6 relazioni (27,9%) supera chi ne ha avuto una sola (21,3%)

«Lo famo strano?». La battuta cult di Carlo Verdone nel film Viaggi di nozze, che trent’anni fa suonava come l’apice della trasgressione, oggi appare quasi ingenua, un ricordo timido di un’Italia che non c’è più. L’ultimo rapporto “Il piacere degli italiani” scatta una polaroid chiarissima di questa evoluzione: il 13,5% degli intervistati tra i 18 e i 60 anni ha già provato il piacere di un rapporto con tre o più persone, un balzo enorme rispetto a quel misero 1,9% del 2000. Non si può quindi più parlare di una trasgressione per pochi intimi, un tabù da sussurrare, ma di un’esperienza effettivamente possibile.

La vera sorpresa dello studio sta nell’aver certificato la crescente curiosità che accende la fantasia degli italiani: il 25,3% non ha ancora fatto il grande passo, ma ammette che accoglierebbe volentieri un rapporto a tre o più persone. Al momento gli uomini si confermano “esploratori” (20,1% veterani e 35,4% curiosi), mentre le donne avanzano più caute, con un 6,8% di vissuto e un 15,1% di apertura al nuovo. Ma il trend è chiaro: la voglia di osare cresce sensibilmente anche nel mondo femminile. Il confine di ciò che è accettabile si è allargato così tanto che quella che una volta era una “strana fantasia” oggi è diventata, molto più semplicemente, un’opzione tra le lenzuola.

Gli italiani separano sempre più sesso e amore

Questa nuova libertà nelle fantasie poggia del resto su un altro fenomeno che il Censis ha ben fotografato: il progressivo distacco tra sesso e sentimento. Oggi il 58,8% degli italiani è convinto che le due dimensioni possano viaggiare su binari separati, un balzo netto rispetto al 47% del 2000. Ma la vera svolta riguarda le donne: in venticinque anni la quota di chi separa letto e cuore è passata dal 35,7% al 56,4%, un salto che rende evidente la profondità del cambiamento. Per la maggioranza delle donne, infatti, il sesso non deve più essere necessariamente un’appendice dell’amore, ma può essere vissuto come un’esperienza slegata dal sentimento. È un allineamento alla visione maschile che segna uno dei passaggi più profondi nell’evoluzione dei nostri costumi.

Il piacere non è più un tabù e diventa centrale

Questa visione del sesso svincolato dall’amore non è un caso isolato, ma il riflesso di una filosofia di vita più ampia che mette al centro il benessere personale. C’è infatti un elemento trasversale che tiene insieme tutti questi nuovi comportamenti: la rivendicazione del piacere. Per il 79% degli italiani, godersi la vita — dal sesso al cibo, fino alle relazioni — è un ingrediente essenziale per dare un senso all’esistenza. Non si tratta di un edonismo colpevole, tanto che il 70,1% dichiara di non sentirsi affatto egoista nel cercare la propria gratificazione quotidiana. È il cambio di prospettiva definitivo: il sesso non è più un dovere sociale o un sacrificio sull’altare del romanticismo, ma una legittima esperienza di benessere individuale da vivere senza dover chiedere scusa a nessuno.

Quali forme di piacere amano gli italiani

Questa libertà di cercare il proprio benessere senza filtri si traduce, all’atto pratico, in un menù di esperienze sempre più ricco e personalizzato. La mappa delle pratiche sessuali degli italiani conferma infatti che la varietà non è più l’eccezione, ma la regola: i “grandi classici” restano solidi — con il 78,8% che non rinuncia ai preliminari e il 74,2% al sesso orale — ma intorno a loro si consolidano abitudini un tempo molto meno esplicite. La masturbazione reciproca coinvolge il 58,2% delle coppie, mentre il sesso anale è una realtà per il 32,6%. Anche il confine tra fisico e digitale si fa sottile: il 30,2% pratica sexting e il 21% sperimenta la masturbazione a distanza, portando lo smartphone sotto le lenzuola.

Ma la vera spinta verso una sessualità non standardizzata arriva dalla sperimentazione pura: il 26,4% degli italiani accoglie i sex toys nei giochi di coppia, il 16,3% si diverte con i giochi di ruolo e il 14% esplora il mondo del BDSM, fino ad arrivare a un 7,7% che partecipa a orge. Ciò che un tempo era considerato marginale è oggi parte integrante del perimetro del piacere.

Addio monogamia? Sempre più partner

Il riflesso diretto di questa nuova autonomia tra letto e cuore si legge nelle biografie degli italiani, che non sono più una linea retta ma un percorso a più tappe. Come si vede anche dal grafico, tra le donne, ad esempio, chi ha avuto 6 o più partner è passata dall’8,4% del 2000 al 21,8% di oggi, un dato che spicca accanto al crollo di chi dichiara un unico compagno per la vita, passato dal 59,6% al 27,6%. Anche tra gli uomini la tendenza è chiara: se chi resta fedele a un solo partner scende dal 24,9% al 15,2%, la quota di chi ne ha avuti sei o più si consolida attorno al 33,7%.

Questi numeri dicono che le traiettorie “prevedibili” stanno lasciando il posto a percorsi molto più articolati. Non è solo statistica, ma il segnale che la monogamia come modello unico di lungo periodo sta perdendo il suo primato. La sessualità oggi si inserisce in vite meno vincolate dal passato, dove il numero di incontri diventa semplicemente lo specchio di una libertà di scelta mai così ampia.

I single fanno meno sesso delle coppie

C’è poi un dato che ribalta il mito del single sempre a caccia: la libertà di avere più partner non coincide affatto con una vita sessuale più intensa. Al contrario, la frequenza più alta si registra proprio nelle relazioni stabili. I numeri del Censis sono netti: tra chi è single gli astinenti toccano il 32,5%, una quota che crolla al 3,8% per chi vive in coppia. Anche sul fronte dei rapporti più assidui — due o tre volte a settimana — la bilancia pende verso la stabilità: parliamo del 34,2% dei conviventi contro l’8% dei single. Il verdetto è controintuitivo: avere un partner fisso non spegne il desiderio, ma ne garantisce la continuità. Mentre la vita da single resta legata all’incognita dell’occasione, la relazione stabile si conferma il vero motore della quotidianità sessuale.

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La prima volta non ha più un’età

Il primo rapporto sessuale in Italia non ha più una “soglia” fissa. Si distribuisce in modo sorprendentemente uniforme: il 32,5% degli italiani debutta prima dei 18 anni, il 29,5% tra i 18 e i 19 anni e il 29,7% dopo i 20. L’età media è di 19 anni. Le donne mostrano una maggiore precocità: iniziano a 18,8 anni, contro i 19,3 degli uomini. Il distacco si vede soprattutto tra i più giovani: il 35,8% delle ragazze ha la prima esperienza prima della maggiore età, contro il 29,4% dei coetanei maschi.

Il salto generazionale è il dato che fotografa meglio il cambiamento. Tra gli under 34, il 39,9% ha avuto il primo rapporto prima dei 18 anni. La quota scende al 29,6% tra i 45-60enni. Emergono tempi sempre più frammentati. Non esiste più un’età “standard” per l’ingresso nella sessualità. L’accesso varia da persona a persona. Il debutto diventa così un’esperienza meno prevedibile e sempre più soggettiva.

Chi fa sempre sesso e chi mai

In questo panorama di nuove libertà e porti sicuri, la sessualità degli italiani non segue un’unica velocità, ma si spacca tra due estremi opposti. Se da una parte c’è un 5,3% di “instancabili” che fa sesso ogni giorno, dall’altra troviamo un 8,5% che non lo fa mai. Sono due facce della stessa medaglia che confermano come il piacere non sia distribuito in modo uniforme: non tutti abitano la “zona grigia” della media settimanale, ma si delineano gruppi distanti tra chi vive l’intimità come un appuntamento quotidiano e chi ne resta del tutto escluso.

Perché si fa meno sesso oggi

Per chi si trova invece nel gruppo degli “esclusi” o di chi lo fa raramente, la bassa frequenza non è quasi mai una questione di noia o disinteresse. Se il desiderio resta acceso, a spegnere la scintilla sono spesso gli ostacoli della vita quotidiana: per il 21,1% degli italiani la “dieta” è una scelta del partner, mentre il 20,6% deve fare i conti con limiti fisici personali. Non mancano poi le altre priorità (18,2%), la cronica mancanza di tempo (16,7%) o una precisa scelta individuale (16,5%). Più che una rinuncia al piacere, emerge quindi un difficile problema di incastri tra energie, impegni e dinamiche di coppia. Insomma, il desiderio c’è, ma spesso fatica a trovare spazio in agenda tra stress e corse quotidiane.

Italiani, il sesso dura più del previsto

Oltre alla frequenza e al numero di partner, c’è un ultimo tabù da sfatare che riguarda il “cronometro”: anche sulla durata dei rapporti, la realtà dei dati smentisce i luoghi comuni sulla fretta. Se la rivoluzione dei costumi ci ha reso più aperti alle fantasie, sembra averci regalato anche più calma sotto le lenzuola. La fascia più comune è infatti quella tra i 16 e i 30 minuti, indicata dal 44% degli italiani, mentre un 17,1% dichiara di superare abbondantemente la mezz’ora. All’estremo opposto, i “velocisti” che restano sotto i 5 minuti sono appena il 3,4%. Ne esce un quadro che smonta gli stereotipi sulla rapidità spesso evocata nel racconto collettivo: la durata media tende a essere più lunga e distesa di quanto si immagini.

Sul tradimento gli italiani sono inflessibili

Questa visione più libera e rilassata del sesso, però, trova un confine invalicabile quando si parla di fedeltà, rivelando un’anima inaspettatamente tradizionale. Se da un lato cadono molti tabù, sul tradimento gli italiani restano categorici. Solo l’8,6% di chi ha una relazione stabile ammette scappatelle. Per il 68,5%, invece, un tradimento mette fine al rapporto in modo irreparabile. Emerge così un contrasto netto: cresce la voglia di sperimentare, ma i valori restano rigidi. A una maggiore apertura nelle lenzuola non corrisponde un allentamento dei legami. La coppia continua a fondarsi sulla fiducia reciproca.

Gli italiani e il porno: consumo sempre più diffuso

In questo scenario di maggiore libertà e attenzione al benessere, anche la pornografia cambia ruolo. Non è più un segreto indicibile. È una presenza stabile nella quotidianità degli italiani: il 59,3% la guarda da solo. La quota sale al 76,6% tra gli uomini e al 41,5% tra le donne. I giovani guidano il fenomeno. Tra gli under 34 si arriva al 66,2%. Ma il consumo resta elevato anche tra i 45-60enni, dove si attesta al 55,6%. Il porno, però, non è solo individuale: oltre un quarto degli italiani lo guarda anche in coppia. Un segnale chiaro: i contenuti espliciti sono ormai integrati nelle dinamiche relazionali.

Interessante è anche la funzione quasi “didattica” attribuita ai video. Il 38,9% ritiene che la pornografia aiuti a scoprire aspetti nuovi della sessualità. La percezione è più forte tra gli uomini (44,9%) rispetto alle donne (32,8%). Tra curiosità ed esplorazione, resta però il rischio di modelli distorti. Il fenomeno appare quindi ambivalente, ma ormai pienamente sdoganato. La pornografia diventa così un tassello stabile dell’esperienza sessuale contemporanea, usato per imparare o semplicemente per divertirsi.

Fonte: Censis
Anno di riferimento: 2025

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