Scelta della scuola superiore, il 56,3% va al liceo

Nel Lazio si sceglie il classico 2,5 volte di più che in Emilia Romagna

Ogni anno a gennaio le famiglie e i ragazzi di terza media devono effettuare la scelta della scuola superiore. Per sapere quali sono le preferenze delle studentesse e degli studenti italiani ci vengono in aiuto i dati del Ministero dell’Istruzione. Piccolo spoiler, i licei sono sempre più preferiti da ragazzi e famiglie rispetto alle scuole tecniche e professionali. Vediamo tutti i dati facendoci aiutare anche dall’infografica in apertura.

La scelta della scuola superiore nelle regioni italiane

Il dato più rilevante nella scelta della scuola superiore è però quello relativo alle differenze regionali, che confermano i profondi divari presenti nel Paese a livello economico e sociale. Se in Italia i ragazzi che optano per questo tipo di istruzione sono il 56,3% in Italia, la percentuale scende sotto il 50%, al 47,4%, in Veneto e Emilia Romagna dove evidentemente ha un impatto la maggiore presenza dell’industria e di piccole imprese anche familiari.

La scelta della scuola superiore nel Lazio

Al contrario, nel Lazio, la regione in Italia dove il lavoro pubblico, anche ben remunerato, è prevalente, le preferenze per il liceo arrivano al 68,9% del totale. Ma è un po’ in tutto il Sud che il liceo è preferito; in Abruzzo si sale al 62%, in Campania, al 61%, in Sardegna e in Molise al 60% mentre in Lombardia riscuote minori preferenze, fermandosi al 51,4%.

Scelta scuola superiore

Le tipologie di liceo però sono molte, e sono aumentate negli anni. Ai tradizionali licei classici, scientifici, linguistici si sono aggiunti il liceo delle scienze umane, sostanzialmente le ex magistrali, e l’ex liceo socio-psico-pedagogico, quello europeo/internazionale, musicale e coreutico. Ma c’è anche il liceo scientifico con opzione scienze applicate e quello sportivo, o l’opzione economico sociale all’interno del liceo delle scienze umane.

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La scelta del liceo classico

Il liceo che divide di più l’Italia è il liceo classico, quello che dovrebbe formare le classi dirigenti, difeso da chi lo vede come un indispensabile presidio di cultura, e attaccato da quanti lo ritengono depositario di una vecchia cultura elitaria che fa da freno allo sviluppo scientifico e tecnologico. Fatto sta che vi è una percezione piuttosto differenziata tra Nord e Sud. A fronte di una media nazionale del 6,7%, in Emilia Romagna solo il 3,8% delle famiglie ha scelto questo percorso per il proprio figlio o figlia, in Sicilia si arriva al 10,6%, mentre si supera il 10% sia nel Lazio che in Calabria.

Chi sceglie il liceo classico in Italia

Pochi anche i ragazzi friulani, veneti e lombardi che sono andati al liceo classico: meno del 5%. La percezione di un maggior prestigio sociale derivante dalla frequentazione di questo tipo di percorso di studio è evidentemente ancora molto presente nella borghesia meridionale, e incide nella scelta della scuola superiore. Anche per la relativa assenza al Sud di lavori ben pagati in ambiti che non siano la Pubblica Amministrazione o l’insegnamento.

Anche i vari licei scientifici, tradizionali o sportivi o delle scienze applicate vedono importanti divari: li hanno scelti il 21,3% delle famiglie in Veneto ma il 32,4% in Molise.

Chi decide di frequentare una scuola professionale

Enormi differenze sono presenti anche riguardo alla quota di famiglie che predilige gli istituti tecnici e professionali. Come si è detto, e come si vede nella nostra infografica, è soprattutto in Veneto, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia che questi istituti raccolgono più preferenze. In Emilia Romagna, terra dell’industria manifatturiera d’eccellenza, il tecnico tecnologico arriva al 23,6% delle scelte, contro il 14,5% del Lazio. In Veneto raggiunge il massimo dell’adesione il tecnico economico, ovvero l’ex ragioneria, il 16,9%, contro appena il 6,7% dell’Umbria.

Le scuole professionali poco amate al Sud

Meno del 10% preferisce il percorso delle professionali in Abruzzo e Molise, mentre si arriva al 15,5% in Emilia Romagna. È senz’altro un segnale che proprio nelle regioni con i redditi inferiori vi sia la maggiore predilezione per quelle scuole che conducono necessariamente agli studi universitari e a maggiore occupazione nel lungo periodo. È in parte anche sintomo di volontà di riscatto sociale. Ma anche di una percezione distorta per cui le competenze tecniche non possano aprire altre strade altrettanto sicure e remunerative. In altri Paesi d’Europa l’istruzione tecnica viene valorizzata molto di più, nelle imprese e all’università, e forse dovremmo prendere esempio.

I dati si riferiscono all’anno scolastico 2020/21

(non sono presenti i dati su Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta)

Fonte: Ministero dell’Istruzione e della Ricerca

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