Sanzioni alla Russia: crescerà la fuga di capitali dal Paese

Nel 2021 72 miliardi sono andati all’estero. Mosca è tredicesima per transazioni Swift

Le guerre si vincono con l’artiglieria, i carri armati, i jet, o con la forza del denaro? O con un mix di entrambi? La storia di questi giorni ci dirà cosa tenderà a prevalere nello scacchiere ucraino, se la potenza delle forze armate di Vladimir Putin o le sanzioni alla Russia che ogni giorno diventano sempre più dure, e forse, in parte, inaspettate.

Che cosa è lo Swift

Tra le ultime misure che l’Occidente ha preso c’è il blocco di ogni transazione finanziaria che abbia come controparte la Banca centrale russa. In secondo luogo l’esclusione di alcune banche del Paese dal circuito Swift che è un acronimo che sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication. Lo Swift entra in gioco quando si deve fare un trasferimento di denaro all’estero o lo si deve ricevere. Forse però pochi sanno esattamente di cosa si tratta.

È una società cooperativa, con sede in Belgio, a Bruxelles, e nel suo Consiglio di Amministrazione siedono i responsabili delle principali banche mondiali. Più che un sistema di pagamento sarebbe corretto definirla una piattaforma di comunicazione. Attraverso essa migliaia di banche e istituzioni finanziarie del mondo possono parlare tra loro usando un linguaggio e un alfabeto comune, codici riconosciuti da tutti. A farne parte sono in più di 11mila per la precisione. Ognuna di esse ha un accesso a tale piattaforma e un proprio codice, come se fosse un alias e un account di un social network.

A essere escluse, finora, sono state le banche nordcoreane e, dopo le sanzioni legate al programma atomico, gran parte di quelle iraniane. Il ban a quelle russe, quindi, è l’espulsione di maggior rilevanza deciso finora da questa istituzione e le banche che sono state cacciate dal circuito internazionale sono sette: Vtb Bank, Bank Rossiya, Bank Otkritie, Novikombank, Promsvyazbank, Sovcombank e Veb.rf.

Sanzioni alla Russia, l’espulsione dallo Swift è selettiva

Non vi è ancora una lista precisa e ufficiale, ma sembra che a essere coinvolta nel provvedimento sarà Sberbank, maggiore gruppo del Paese e 60esimo al mondo per capitalizzazione, con ramificazioni importanti nell’Europa Orientale. Non a caso la controllata Sberbank Europe e le sue società in Slovenia e Croazia sono in questi giorni a rischio crack, principalmente a causa di una fuga dei correntisti, e quindi a una carenza di liquidità. A essere colpita, poi, dovrebbero essere anche Vnesheconombank (Veb), Promsvyazbank PJGS (Psb)che finanzia le forze armate del Paese, Vtb, la seconda banca più importante dopo Sberbank, e Otkritie, che è di proprietà statale.

Il colpo dovrebbe essere particolarmente duro perché la Russia è pienamente integrata nel sistema Swift. Attraverso di esso passano 46 miliardi di dollari di scambi esteri ogni giorno, e l’80% di essi sono appunto denominati in dollari.

La Russia è coinvolta nell’1,5% dei flussi mondiali

Sono 291 le istituzioni finanziarie russe che hanno un codice Swift, e in questa piattaforma il peso dei flussi di denaro che partono o arrivano da Mosca è dell’1,5%. Anche in questo caso, come in quello del commercio estero, quindi, l’impatto delle sanzioni alla Russia sarà più forte su quest’ultima che sul resto del mondo. Non sarebbero state varate, altrimenti.

Il Paese più esteso del mondo, tuttavia, ricopre pur sempre il tredicesimo posto mondiale per quanto riguarda il numero di messaggi Swift e il sesto per quelli di pagamento. Sono quelli che consentono i passaggi di denaro relativi all’acquisto di gas e petrolio, per esempio, che però potrebbero essere esclusi dalle sanzioni alla Russia. Ovvero l’espulsione delle istituzioni finanziarie di Mosca dallo Swift potrebbe non includere tutte le transazioni: essendo esse certificate con dei codici precisi è possibile, infatti, selezionare le singole tipologie di scambi, e fermarne solo alcuni.

Che cosa succede con le sanzioni alla Russia

Ad essere graziate, infatti potrebbero essere anche le rimesse destinate alle famiglie dai lavoratori russi all’estero, o degli immigrati stranieri in Russia. L’obiettivo, infatti, è un altro: colpire le aziende principali, il sistema finanziario, strettamente legato al Cremlino, gli oligarchi. In questo senso il target di questa mossa da parte dell’Occidente sono le importazioni di beni e servizi e i flussi di capitali.

Sanzioni Russia

Le importazioni erano in netto aumento

I numeri della Banca Centrale Russa ci dicono che nel 2021 gli acquisti dall’estero avevano registrato un rimbalzo positivo rispetto alla caduta del 2020. La crescita, anno su anno, è stata di ben il 42% nel secondo trimestre, del 29% nel terzo e del 22% nel quarto. Soprattutto, le stime per il 2022 parlavano di un ulteriore incremento sull’anno precedente del 5-10%. A spingere in alto le importazioni sono stati diversi fattori: in parte la sostituzione dei viaggi destinati allo shopping, molto difficili con il Covid, con gli acquisti nei negozi in Patria, in parte una certa stabilità del rublo. Ora questo import, che per l’80%, consisteva in beni fisici e non in servizi, sarà in gran parte annullato sia dalle sanzioni decise sui principali prodotti, sia dall’esclusione dallo Swift che rende più difficili gli scambi. La già citata moneta russa, il rublo, comunque, entra in gioco anche nei movimenti di capitali.

L’anno scorso 72 miliardi sono usciti dalla Russia

Nel corso degli anni, infatti, come fanno notare gli analisti del Think Tank della banca Ing, che si chiama Think, la Russia non è riuscita ad approfittare dell’enorme surplus commerciale per frenare il declino di lungo periodo della propria divisa.

Nel 2021, anche grazie ai prezzi del gas e del greggio in aumento, il saldo è stato positivo per 112 miliardi di dollari (quello dell’Italia è stato di circa 50), ma nonostante ciò si è ottenuta solo una stabilità e piccoli recuperi del rublo. Di solito, invece, quando è presente un surplus importante la moneta si rivaluta. Al contrario rispetto al dollaro in una prospettiva di medio-lungo vi è stato un indebolimento: bastavano meno di 60 rubli nel 2017 per comprare un biglietto verde, mentre prima della crisi ucraina, a inizio 2022, ce ne volevano più di 70.

L’economia russa è poco attraente perché poco diversificata

Tra i motivi vi è l’afflusso all’estero di capitali privati, che è cresciuto come si vede dalla nostra infografica. In parte si tratta di una ovvia conseguenza del surplus commerciale, perché è normale che parte dei dollari in abbondanza affluiti grazie alla vendita di prodotti energetici venga reinvestita fuori dal Paese. Vi è, tuttavia, secondo gli analisti di Ing, anche un fattore di sfiducia. Una porzione considerevole dei 72 miliardi di dollari finiti all’estero è causata dalla poca appetibilità dell’economia russa, poco diversificata e troppo dipendente dal gas e dal petrolio, per i capitali russi stessi.

I russi portano all’estero i propri capitali

Da un lato l’esclusione delle principali banche dallo Swift renderà più difficile spostare capitali, dall’altra il tentativo di sfuggire al possibile crollo dell’economia coinvolgerà sempre più russi. È sempre accaduto così durante le guerre. Dobbiamo aspettarci che lo stesso succeda ora. Che sia attraverso gli “spalloni” o sistemi più sofisticati per aggirare il blocco delle piattaforme informatiche per il trasferimento di capitali, siamo di fronte a una possibile ulteriore fuga di capitali, che priverà il Paese delle risorse necessarie a farla diventare un’economia moderna e avanzata.

I dati si riferiscono al 2021

Fonte: Ing, Banca Centrale Russa

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