Ucraina Russia: le sanzioni colpiscono i Paesi baltici

Il 13,4% delle esportazioni della Lituania destinate a Mosca, le nostre l’1,7%

Dove passano le merci non passano gli eserciti. Lo disse l’economista francese Bastiat, e spesso il detto si è dimostrato vero. È però valido anche al contrario, e la crisi, divenuta guerra, tra Ucraina e Russia sembra dimostrarlo. In seguito all’attacco di Mosca l’Occidente, in primis gli Stati Uniti e l’Unione Europea, stanno dichiarando sanzioni tanto più dure quanto più è importante il coinvolgimento dell’esercito russo nel Paese vicino.

L’obiettivo è costringere il presidente Putin a rinunciare alla propria strategia, a sedere a un tavolo e riprendere i negoziati sul Donbass e sul posizionamento internazionale dell’Ucraina.

Ucraina Russia, chi ci perde di più con le sanzioni

Le sanzioni economiche solitamente possono essere di vario tipo: dapprima si interrompono le attività di banche e grandi aziende strategiche del Paese colpito, nonché il commercio di prodotti militari e di tecnologia sensibile. Poi può essere coinvolto lo scambio di beni di largo consumo e l’integrazione all’interno del sistema dei pagamenti internazionali Swift (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication). Nel caso più estremo vi può essere l’interruzione totale di ogni esportazione e importazione, inclusa quella di prodotti energetici. Nel caso della crisi tra Ucraina e Russia, lo sappiamo, questo significherebbe il blocco della principale fonte di entrate per il Paese più esteso del mondo, che economicamente si basa sull’export di gas e idrocarburi.

Le sanzioni colpiscono anche i partner del Paese colpito

Le sanzioni, tuttavia, sono un’arma a doppio taglio, soprattutto quando non sono decise contro un piccolo Stato mediorientale o africano, ma un membro del G20, come è il caso della Russia. Secondo i numeri del Fondo Monetario Internazionale si tratta di un Paese che occupa l’11esima posizione mondiale per Pil. Questo ammonta a circa 1.648 miliardi di dollari, appena meno della Corea del Sud e poco più del Brasile. Per la cronaca, l’Italia è ottava, con 2.120 miliardi.

La Russia non è, quindi, una superpotenza in economia come lo è dal punto di vista militare, ma occupa un posto di rilievo nel commercio internazionale, non solo come fornitrice di materie prime ed energia, ma anche come acquirente di prodotti sul mercato internazionale.

Crisi Ucraina Russia: l’impatto delle sanzioni sulla Ue

Per questo ogni boicottaggio dell’economia russa, inevitabilmente, oltre a colpire tale Paese ha un impatto notevole anche su quelli che dipendono dall’export verso di esso.  L’Unione Europea, secondo i dati del 2020, vende il 4,1% dei propri prodotti che prendono la via dell’estero proprio in Russia. Non si tratta di una percentuale enorme, il Paese di Putin è, però, il quinto partner commerciale della Ue, dopo Stati Uniti, che assorbono il 18,3% delle esportazioni extra-Ue, il Regno Unito (14,4%), la Cina (10,5%), la Svizzera (7,4%).

Se , tuttavia, consideriamo l’export complessivo di tutti gli Stati europei, non solo quello verso partner extracomunitari, il peso di Mosca scende all’1,6%. Tuttavia all’interno dell’Unione questa cifra può variare moltissimo.

Ucraina Russia

Ucraina Russia chi ha rapporti commerciali più stretti

Come appare naturale sono quegli Stati Membri geograficamente collocati a Est, confinanti o prossimi all’Ucraina e alla Russia, che vendono di più a quest’ultima, in proporzione al resto delle esportazioni. Come si può osservare dalla nostra infografica i Paesi Baltici, Lituania, Lettonia, Estonia, si trovano ai primi tre posti per esposizione all’economia russa.

Il 13,4% delle esportazioni complessive lituane prende la via di Mosca. Lo stesso si può dire del 12,4% di quelle lettoni e del 5,6% di quelle estoni. A determinare queste percentuali vi è naturalmente la vicinanza, ma anche il fatto che parliamo di territori che fino al 1991 erano parte integrante dell’Urss. Al loro interno sono rimaste importanti minoranze russe, e i rapporti con il potente e spesso odiato vicino si sono affievoliti, ma mai interrotti.

Un altro Paese confinante con la Russia, la Finlandia, a questo vende il 5,3% dei prodotti che esporta, in termini di valore. Con il 3% e il 2,2%, seguono la Polonia e la Repubblica Ceca.

L’Italia vede beni per 7 miliardi di euro

E l’Italia? Noi siamo esattamente nella media europea. I 7 miliardi e 75 milioni di euro di vendite a Mosca rappresentavano nel 2020 l’1,6% del totale. Più esposta di noi è la Germania, che vende beni e servizi per 23 miliardi e 180 milioni, sempre di euro, l’1,9% dei 1.209 miliardi di esportazioni complessive.

Più limitato è lo scambio commerciale tra Russia e Francia e Spagna. I nostri vicini d’Oltralpe destinano a Mosca l’1,2% dell’export, Madrid il 0,7%.

Cosa vende l’Italia alla Russia

Secondo i numeri forniti dall’Oec (Observatory of Economic Complexity), e che riguardano il 2019, la maggioranza relativa delle esportazioni italiane, il 35,4%, riguarda macchinari e apparecchiature di vario genere, soprattutto meccaniche ed elettriche. Nel 13,5% circa dei casi, invece, prodotti farmaceutici e chimici. A differenza di quello che forse molti pensano non sono i prodotti agro-alimentari o del mondo del fashion le principali voci di export italiane, ma beni di importanza spesso strategica.

Se la crisi tra Ucraina e Russia, però, fosse avvenuta qualche tempo fa, per esempio nel 2013, le conseguenze sull’economia italiana sarebbero state forse peggiori. Quell’anno il peso russo nelle vendite all’estero della nostre imprese era del 2,74%, quindi decisamente più alto di quello attuale. 

L’Italia vende beni strategici alla Russia

La crescita delle nostre esportazioni nella fase di ripresa dalla crisi del debito, infatti, ha riguardato soprattutto partner come Cina e Stati Uniti. Il rallentamento della crescita e la recessione che hanno colpito il Paese di Putin negli ultimi anni hanno invece inferto un duro colpo alla domanda di Mosca, anche verso l’Italia. Un ruolo fondamentale nel deprimerla l’hanno avuto proprio le prime sanzioni a causa dell’annessione della Crimea, in precedenza appartenente all’Ucraina, da parte della Russia stessa.

L’Italia ha una quota del 4,1% dell’export russo

Guardando i dati sembra, almeno sulla carta, che l’Italia e gran parte degli altri Paesi europei siano più importanti per la Russia di quanto questa sia per noi. Nel 2019 Mosca esportava verso di noi il 4,1% di tutto ciò che vendeva all’estero, verso i Paesi Bassi il 10,3%, e verso la Germania il 4,65%. Il problema, naturalmente, è che per più dell’80% si trattava, e si tratta, di petrolio, crudo o raffinato, e gas. Sono forniture ancora più importanti dei pur rilevanti acquisti russi in Occidente.

Nell’immediato dal punto di vista economico, dunque, a rimetterci dalle sanzioni conseguenti alla guerra tra Ucraina e Russia sarebbero un po’ tutti. La storia, insegna, però, che la convenienza economica non riesce sempre a guidare le decisioni dei leader e degli Stati, sicuramente non nel breve periodo.

I dati sono del 2019-2020

Fonte: Eurostat, Oec

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