In Crisi&Ripresa

Stipendi bassi, alta differenza uomini-donne e bassa produttività. A Berlino non va tutto bene

Quella che vediamo sopra è la crescita annuale della produttività oraria del lavoro in Germania negli anni, tra il 1996 e il 2006 e tra il 2006 e il 2016. Si tratta in generale di quanto reddito un lavoratore produce in un’ora, e in questo caso di quanto questo reddito orario sia aumentato in media ogni anno.

Il reddito orario in Germania

Ebbene, in Germania è cresciuto tra il 2006 e il 2016 meno rispetto ai principali altri Paesi industrializzati, di circa lo 0,4% annuo, meno che nel Regno Unito, che in Giappone, in Francia, Canada, Svezia e Usa, dove l’aumento è stato circa del 1,2%.

Per  tutti questi Paesi vi è stato un rallentamento rispetto al periodo delle rivoluzione informatica, il 1996-2006, quando la crescita della produttività non era per nessuno inferiore all’1% e superava il 2% in alcuni casi, ma almeno in quel periodo la Germania in fondo non faceva peggio della Francia per esempio. Ora è l’ultima di questo gruppo (certo, manca l’Italia, che probabilmente avrebbe performance anche peggiori della Germania).

I salari in Germania

Questo è il principale elemento di debolezza delineato dall’Ocse nel proprio report sulla Germania, in cui certo non mancano le statistiche che illustrano la leadership economica tedesca in moltissimi campi, ma che rivela anche come esistano ambiti in cui il Paese sta rimanendo indietro.

Un altro riguarda per esempio i bassi salari in Germania. Secondo l’Ocse è più alta la proporzione di lavoratori che percepiscono un salario inferiore ai due terzi dello stipendio mediano del proprio paese (ad es. meno di 1.333 euro se lo stipendio mediano è 2.000). La mediana è quel valore al di sotto del quale stanno metà dei lavoratori, e al di sopra l’altra metà.

Lo vediamo nel grafico qui sotto. Nel complesso si trovano in questa posizione, di occupati a basso salario, più del 20% dei tedeschi, contro meno del 18% della media europea.

Il grafico mostra uil numero di lavoratori che guadagnano meno della soglia stabilita e, come si vede, la colonna rossa che indica la Germania è sempre più alta dei triangoli blu che indicano la media europea. I bassi salari in Germania riguardano soprattutto, come è naturale, coloro che hanno meno istruzione e competenze (low skilled). Tra questi il 36% sono guadagnano al di sotto della soglia stabilita, contro il 28% circa in Europa. La differenza tra i salari in Germania e Ue è evidente anche tra chi è “medium skilled”, quindi ha competenze medie, persino tra chi le ha più alte (high skilled), ed è particolarmente evidente tra le donne ancora più che tra gli uomini.

Tra queste rientrano nella fascia di redditi bassi circa il 28% delle lavoratrici tedesche, contro il 20% di quelle europee.

La disuguaglianza tedesca

E’ certamente anche una misura di disuguaglianza, che in parte deriva dal fatto che l’occupazione in Germania è altissima, e molti lavoratori con bassa specializzazione, soprattutto donne, che altrove (per es. in Italia) sarebbero disoccupati o inattivi, in Germania sono invece impiegati in mansioni semplici, in uno dei famosi mini-job, molto meno remuneravi di una posizione media normalmente ben pagata.

Un’altra statistica che vede la Germania rimanere indietro è quella del divario tra gli stipendi di uomini e di donne. Ecco il grafico.

Qui sopra vediamo quanto prendevano le donne laureate (tertiary education graduates) in vari Paesi Ocse fatto 100 lo stipendio degli uomini. Ebbene quelle tedesche ricevevano uno stipendio che era poco più del 70% di quello degli uomini, meno di quello delle donne negli altri Paesi Ocse, delle svedesi, delle inglesi, delle francesi, che avevano un salario che si avvicinava di più a quello degli uomini laureati. I dati presi dall’Ocse sono in questo caso del 2014, piuttosto datati. Datati però non sono quelli relativi alla tassazione del lavoro.


Nel grafico sopra vediamo le tasse sul reddito di lavoro (labour income tax) e i contributi (social security contributions) come percentuale del costo del lavoro, ovvero la parte di questo costo che non è il salario del lavoratore, ma le tasse e i contributi. A essere esaminato è il caso di un lavoratore senza carichi familiari che prenda il 67% dello stipendio medio o meno, quindi si tratta dei salari più poveri.

Le tasse sul lavoro

Ebbene, in Germania il cuneo fiscale (tax wedge), somma di tasse e contributi, raggiunge il 45% del costo totale. E’ la terza proporzione più alta, dopo Belgio e Ungheria, molto maggiore della media Ocse, che è intorno al 32%. Potrebbe essere uno dei motivi dell’improvviso aumento dei fallimenti di imprese tedesche, di cui Truenumbers ha scritto in questo articolo. 

Enorme è la differenza con alcuni Paesi extra-europei come Cile, Messico, Corea del Sud, Nuova Zelanda, ecc, dove il cuneo fiscale rimane sotto il 20%. Ma anche in Europa, le tasse tedesche sono maggiori pure di quelle di Italia, Svezia, Francia noti per l’alta tassazione, che raggiungono il 40% del costo del lavoro, ma non il livello della Germania.

I dati si riferiscono al: 2016

Fonte: Ocse

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