Riforma Irpef 2026: cosa cambia per 13,6 milioni di italiani

Aliquota al 33% tra 28.000 e 50.000 euro: fino a 440 euro in meno di tasse

Quando si parla di tasse, anche una piccola modifica può avere effetti concreti sulla busta paga e sulla vita quotidiana delle persone: una cena in più al ristorante, un abbonamento in piscina per i figli, meno paura del dentista. Con la Legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025) cambia infatti una delle imposte più importanti per chi lavora: l’Irpef, cioè l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Questa tassa non è uguale per tutti, ma è divisa in scaglioni, cioè fasce di reddito a cui si applicano percentuali diverse di tassazione. La modifica dell’Irpef rientra nella manovra economica da 22 miliardi di euro e interesserà 13,6 milioni di contribuenti.

Irpef 2026: chi guadagna dal taglio

Quando si parla di Irpef, tutto ruota intorno alle aliquote, cioè le percentuali che stabiliscono quanta parte del reddito deve essere versata allo Stato. Con la Legge di bilancio 2026 una di queste percentuali cambia. L’aliquota applicata ai redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro scende infatti dal 35% al 33%. L’effetto dipende dallo stipendio: secondo alcune stime, come si vede anche dal grafico, il risparmio può arrivare fino a 440 euro l’anno per chi guadagna 50.000 euro lordi, circa 140 euro per chi ha un reddito di 35.000 euro e intorno ai 40 euro per chi guadagna 28.000 euro.

Il taglio dell’aliquota non vale però per tutti allo stesso modo. Per i redditi molto elevati, sopra 200.000 euro l’anno, il vantaggio viene di fatto ridotto progressivamente. In questi casi lo Stato interviene riducendo alcune detrazioni fiscali, cioè gli sconti che normalmente permettono di abbassare l’imposta da pagare, in modo da neutralizzare il beneficio della riduzione dell’aliquota.

Irpef 2026: come funzionano gli scaglioni

La riduzione dell’aliquota riguarda solo uno degli scaglioni del sistema Irpef. Nel 2026 la struttura dell’imposta resta infatti articolata in tre fasce di reddito, cioè tre fasce alle quali si applicano percentuali diverse di tassazione. Secondo le tabelle tecniche del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), i redditi fino a 28.000 euro sono tassati con un’aliquota del 23%, quelli tra 28.000 e 50.000 euro con un’aliquota del 33%, mentre la parte di reddito oltre i 50.000 euro è tassata al 43%.

È importante però capire come funziona il meccanismo: queste percentuali non si applicano all’intero reddito, ma solo alla parte che rientra nello specifico scaglione. In pratica, se una persona guadagna più di 28.000 euro, non paga il 33% su tutto il reddito, ma solo sulla quota che supera quella soglia. È questo sistema progressivo che fa sì che passando da uno scaglione all’altro non aumentino automaticamente le tasse su tutto il reddito, ma solo sulla parte eccedente.

Aumento stipendi statali 2026: quanto cresce la busta paga

Per i dipendenti pubblici gli effetti della riforma Irpef si vedranno direttamente in busta paga. La riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% nello scaglione 28.000–50.000 euro produce infatti un alleggerimento dell’imposta che, secondo le simulazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef), può arrivare fino a circa 440 euro annui dal taglio Irpef per i redditi collocati nella parte alta di questa fascia. Tradotto su base mensile significa un aumento netto che, per molti lavoratori pubblici, può oscillare tra circa 12 e 37 euro al mese, a seconda dello stipendio.

L’impatto dipende anche dalle retribuzioni medie dei diversi comparti della pubblica amministrazione. Secondo i dati Aran sulle retribuzioni del pubblico impiego, nel settore sanitario il reddito medio lordo si colloca intorno ai 43.000 euro annui, mentre nel comparto scuola è vicino ai 33.000 euro. Se al taglio dell’Irpef si sommano altre misure fiscali previste dalla manovra – come la detassazione di alcuni premi o gli effetti dei rinnovi contrattuali – le simulazioni pubblicate da analisi economiche e osservatori sul lavoro stimano un incremento complessivo che può arrivare fino a circa 664 euro annui per i redditi nella fascia più alta del pubblico impiego.

Taglio cuneo fiscale 2026: chi ne beneficia

Non tutto quello che un’azienda paga per un lavoratore finisce nella sua busta paga. La differenza tra il costo del lavoro per l’impresa e lo stipendio netto che il dipendente riceve si chiama cuneo fiscale: in mezzo ci sono imposte e contributi previdenziali. Quando si parla di taglio del cuneo fiscale, quindi, si intende una riduzione di queste trattenute. In altre parole, meno tasse e contributi sul lavoro e più denaro netto in busta paga. Con la Legge di bilancio 2026 questo intervento viene confermato e reso strutturale. Una parte del taglio viene stabilizzata proprio attraverso il sistema delle detrazioni Irpef, cioè gli sconti fiscali applicati direttamente all’imposta sul reddito.

La misura riguarda i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico sia del settore privato, e include anche gli apprendisti. Restano invece esclusi colf e badanti, autonomi e pensionati. L’intervento è concentrato soprattutto sui redditi più bassi: la fascia principale interessata è quella dei lavoratori con redditi fino a 20.000 euro l’anno, per i quali la riduzione delle trattenute punta ad aumentare il netto in busta paga.

Come funziona il taglio del cuneo fiscale

Quanto vale, in concreto, il taglio del cuneo fiscale? Dipende dal reddito da lavoro dipendente. Il bonus viene infatti calcolato applicando una percentuale direttamente allo stipendio lordo. Per i redditi più bassi lo sconto è maggiore: chi guadagna fino a 8.500 euro l’anno ottiene un beneficio pari al 7,1% del reddito. La percentuale scende al 5,3% per chi ha un reddito compreso tra 8.500 e 15.000 euro, mentre per i lavoratori con redditi tra 15.000 e 20.000 euro il bonus è pari al 4,8%. In pratica il meccanismo è progressivo: più il reddito cresce, più la percentuale di riduzione diminuisce, anche se resta comunque un sostegno diretto al netto in busta paga.

Detrazioni e soglie di reddito

Per i redditi un po’ più alti il meccanismo cambia. Chi guadagna tra 20.000 e 32.000 euro lordi l’anno riceve una detrazione fissa di 1.000 euro, cioè uno sconto diretto sulle imposte da pagare. Sopra questa soglia lo sconto non scompare subito ma diminuisce gradualmente: tra 32.000 e 40.000 euro di reddito la detrazione diventa infatti decrescente, cioè si riduce man mano che il reddito cresce. Resta inoltre confermata la cosiddetta no tax area a 8.500 euro, la soglia sotto la quale l’Irpef non si paga. Un altro punto importante è che il bonus legato al taglio del cuneo fiscale non entra nel reddito imponibile Irpef: in altre parole, lo sconto non viene considerato reddito aggiuntivo e quindi non aumenta le tasse da pagare.

Premi e bonus lavoro: tassazione agevolata

Un’altra misura della Manovra 2026 riguarda la tassazione dei premi di produttività e del cosiddetto salario accessorio, cioè bonus, incentivi e indennità legati ai risultati del lavoro o alla qualità del servizio. Su queste somme non si applica la normale aliquota Irpef, ma una imposta sostitutiva del 15%, più bassa rispetto alla tassazione ordinaria. L’agevolazione è però limitata ai lavoratori con un reddito complessivo fino a 50.000 euro l’anno e riguarda solo la parte di premio fino a 800 euro.

Nel pubblico impiego, però, i premi medi sono spesso più alti, circa 1.200 euro annui: questo significa che solo una parte di queste somme beneficia della tassazione agevolata. Nonostante il limite, il vantaggio resta comunque concreto: secondo alcune simulazioni il risparmio fiscale può variare tra 144 e 224 euro all’anno, traducendosi in qualche decina di euro in più nel netto complessivo dello stipendio.

Contratti pubblici: fondi per gli aumenti

Oltre agli interventi sulle tasse, la Manovra 2026 riguarda anche gli stipendi dei dipendenti pubblici attraverso il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il governo ha stanziato le risorse necessarie per finanziare i contratti del triennio 2025–2027 e ha già previsto fondi anche per il periodo successivo 2028–2030, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità agli aumenti retributivi nel settore pubblico.

A queste risorse si aggiungono finanziamenti mirati: 150 milioni di euro destinati al personale dei comuni e 220 milioni di euro per il settore della scuola. Questi fondi serviranno a sostenere i futuri aumenti previsti dai rinnovi contrattuali e, insieme alle riduzioni fiscali introdotte dalla manovra, contribuiranno ad aumentare il reddito netto dei lavoratori pubblici nei prossimi anni.

riforma irpef 2026

Flat tax 5% sugli aumenti contrattuali

Un’altra misura della Manovra 2026 riguarda gli aumenti contrattuali nel settore privato. Gli incrementi di stipendio riconosciuti nel 2026 potranno essere tassati con una imposta sostitutiva del 5%, molto più bassa rispetto alla normale Irpef. L’agevolazione vale per gli aumenti legati a rinnovi contrattuali firmati tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026 e riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato con un reddito da lavoro dipendente nel 2025 non superiore a 33.000 euro.

Accanto a questa misura restano le agevolazioni sui premi di produttività: quelli erogati nel 2025 sono tassati al 5%, mentre per le somme distribuite nel 2026 e nel 2027 l’aliquota scende addirittura all’1%, con un tetto massimo di 5.000 euro agevolabili, rispetto ai 3.000 euro previsti in precedenza. C’è poi una regola specifica per i dividendi assegnati ai dipendenti sotto forma di azioni in sostituzione dei premi: nel 2026 solo il 50% dell’importo entra nel reddito imponibile fino a 1.500 euro, mentre la parte che supera questa soglia viene tassata al 100%.

ISEE 2026: come cambia il calcolo

La Manovra 2026 interviene anche sull’ISEE, l’indicatore che misura la situazione economica delle famiglie e che viene utilizzato per accedere a molte prestazioni sociali. Una delle principali novità riguarda il peso della prima casa nel calcolo dell’indicatore: la franchigia, cioè la parte di valore che non viene considerata, sale da 52.500 a 91.500 euro. Inoltre aumenta la maggiorazione per i figli: si aggiungono 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, mentre prima l’aumento scattava solo dal terzo figlio.

Cambia anche il calcolo del patrimonio mobiliare, perché nell’ISEE entrano ora anche giacenze in valuta all’estero, criptovalute e rimesse di denaro inviate all’estero. Dopo il decreto attuativo, gli enti che erogano le prestazioni sociali avranno 90 giorni per adeguare le procedure. Tra le misure collegate all’ISEE c’è anche la Carta “Dedicata a te”, destinata alle famiglie con ISEE fino a 15.000 euro e rifinanziata con 500 milioni di euro per il 2026 e altri 500 milioni per il 2027. Restano poi altri sostegni alle famiglie, come il bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro al mese per le lavoratrici con reddito fino a 40.000 euro annui.

Assegno unico 2026: come cambiano gli importi

Nel 2026 cambiano leggermente anche le fasce ISEE utilizzate per calcolare l’importo dell’assegno unico, perché i valori vengono aggiornati in base all’inflazione. La soglia della prima fascia sale a 17.468,51 euro, mentre nel 2025 era pari a 17.227,33 euro. Questo significa che alcune famiglie che l’anno scorso si trovavano negli scaglioni immediatamente successivi – con un ISEE compreso tra 17.227,34 e 17.342,19 euro oppure tra 17.342,20 e 17.457,03 euro – nel 2026 rientrano nella fascia più favorevole, sempre che il loro ISEE non sia cambiato.

Cambia anche la soglia dell’ultimo scaglione, quello che dà diritto all’importo minimo dell’assegno unico. Nel 2026 riguarda le famiglie con un ISEE superiore a 46.581,71 euro. Nel 2025 il limite era 45.939,56 euro. Di conseguenza cambiano anche gli importi. Nella prima fascia l’assegno unico sale a 203,80 euro al mese per figlio, contro i 201,00 euro del 2025. L’importo minimo passa invece da 57,50 a 58,30 euro mensili.

Aumentano le maggiorazioni

Nel 2026 aumentano leggermente anche alcune maggiorazioni dell’assegno unico, cioè le somme aggiuntive riconosciute in presenza di particolari condizioni familiari. Per i figli con disabilità gli importi salgono di qualche euro: per i figli non autosufficienti l’integrazione passa da 120,60 a 122,30 euro, per la disabilità grave da 109,10 a 110,60 euro e per la disabilità media da 97,70 a 99,10 euro.

Piccoli aumenti riguardano anche altre situazioni familiari. Le madri con meno di 21 anni ricevono una maggiorazione di 23,30 euro al mese invece dei 23,00 euro precedenti. Cambiano anche gli importi per i figli successivi al secondo: nelle famiglie con ISEE più basso l’integrazione sale da 97,70 a 99,10 euro, mentre nelle fasce più alte passa da 17,20 a 17,40 euro. Infine cresce anche la maggiorazione per i nuclei con due redditi da lavoro, che nella fascia ISEE più bassa passa da 34,40 a 34,90 euro mensili.

Quando arrivano gli aumenti

Gli aumenti dell’assegno unico 2026 derivano dalla rivalutazione legata all’indice ISTAT dei prezzi, cioè al tasso di inflazione registrato nell’anno precedente. In pratica, quando il costo della vita cresce, anche l’importo del beneficio viene aggiornato. I nuovi importi entreranno in vigore da febbraio 2026. La quota relativa a gennaio verrà pagata in seguito sotto forma di arretrati, previsti a marzo 2026. L’adeguamento è automatico. Le famiglie non devono presentare una nuova domanda. Gli importi aggiornati vengono applicati direttamente dall’INPS sulla base dei dati già disponibili.

Domande e risposte, clicca per aprire
Che cosa cambia nell’Irpef con la Legge di bilancio 2026?
Cambia l’aliquota dello scaglione tra 28.000 e 50.000 euro: scende dal 35% al 33%. La riforma è prevista dalla Legge di bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199, Gazzetta Ufficiale n. 301 del 30 dicembre 2025).
Chi guadagna dal taglio dell’aliquota al 33%?
Il beneficio riguarda chi ha redditi nella fascia 28.000–50.000 euro. Secondo le stime citate, il risparmio può arrivare fino a 440 euro l’anno a 50.000 euro, circa 140 euro a 35.000 euro e intorno a 40 euro a 28.000 euro.
E per i redditi molto alti cosa succede?
Per i redditi sopra 200.000 euro l’anno, il vantaggio viene ridotto progressivamente: alcune detrazioni fiscali (gli “sconti” che abbassano l’imposta) vengono tagliate in modo da neutralizzare parte del beneficio.
Irpef 2026: quali sono gli scaglioni e le aliquote?

Nel 2026 l’Irpef resta su tre fasce:

  • fino a 28.000 euro: 23%
  • tra 28.000 e 50.000 euro: 33%
  • oltre 50.000 euro: 43%
Le aliquote si applicano a tutto il reddito?
No. Ogni aliquota si applica solo alla parte di reddito che rientra nello scaglione. Se superi 28.000 euro, non paghi il 33% su tutto: lo paghi solo sulla quota oltre 28.000 euro.
Taglio del cuneo fiscale 2026: chi è incluso e chi resta fuori?
La misura riguarda i lavoratori dipendenti pubblici e privati e include gli apprendisti. Restano esclusi colf e badanti, autonomi e pensionati. L’intervento è concentrato soprattutto sui redditi fino a 20.000 euro.
Come funzionano bonus e detrazioni legati al cuneo fiscale?

Il beneficio varia per reddito:

  • fino a 8.500 euro: 7,1% del reddito
  • tra 8.500 e 15.000 euro: 5,3%
  • tra 15.000 e 20.000 euro: 4,8%
  • tra 20.000 e 32.000 euro: detrazione fissa di 1.000 euro
  • tra 32.000 e 40.000 euro: detrazione decrescente

Resta la no tax area a 8.500 euro. Il bonus non entra nel reddito imponibile Irpef.

Assegno unico 2026: quando arrivano gli aumenti?
I nuovi importi entrano in vigore da febbraio 2026. La quota di gennaio viene pagata come arretrati, previsti a marzo 2026. L’adeguamento è automatico sulla base dei dati INPS già disponibili.


>>>>>>>>>>lass=”yoast-text-mark” />>Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), Legge di bilancio 2026 e tabelle tecniche IRPEF
Anno di riferimento: 2026
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