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I veri numeri della ricchezza degli italiani in vista di una crisi durissima

La crisi economica da coronavirus sarà durissima. Ma quanto? Difficile dirlo adesso. Possiamo sapere, però, come arriviamo a questa crisi. O meglio: possiamo conoscere a quanto ammonta la ricchezza delle famiglie italiane, storicamente molto legate agli investimenti sull’immobiliare. Anche se non dobbiamo dimenticare che, per calcolare gli effetti di una crisi, dovremmo analizzare che cosa accade al reddito e quelli sulla sua distribuzione.

Ma veniamo ai dati sulla ricchezza. Chiariamoci subito su che cosa intendiamo per ricchezza: esprime, al netto delle passività finanziarie, il valore di tutte le attività patrimoniali, reali e finanziarie, che garantiscono ai soggetti che ne sono proprietari un beneficio economico, rappresentato dal flusso dei redditi che esse generano oppure dai proventi derivanti dalla loro cessione o liquidazione.

La ricchezza netta delle famiglie italiane, misurata come somma delle attività reali (abitazioni, terreni, ecc.) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (prestiti a breve termine, a medio e lungo termine, ecc.), è pari a 9.743 miliardi di euro.

Il rapporto tra ricchezza e reddito

Dobbiamo chiarire che gli ultimi disponibili risalgono al 2017. Secondo uno studio dell’Istat e della Banca d’Italia, la ricchezza netta delle famiglie italiane è 8 volte il loro reddito disponibile. Le abitazioni costituiscono la principale forma di investimento delle famiglie e, con un valore di 5.246 miliardi di euro, rappresentano la metà della ricchezza lorda. Il totale delle passività delle famiglie è pari a 926 miliardi di euro, un ammontare inferiore, in rapporto al reddito, rispetto agli altri paesi. Le attività finanziarie, invece, raggiungono 4.374 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente.

Nel 2017, infatti, per l’Italia il peso delle attività reali (quelle non finanziarie) sulle attività complessive (59%) è risultato simile a quello di Francia e Germania (attorno al 58%) e superiore a quello di Regno Unito (47%), Canada (44%), Giappone (37% nel 2016) e Stati Uniti (33% nel 2016), confermando la rilevanza degli investimenti non finanziari, e soprattutto immobiliari, nel nostro paese.

Il peso delle attività non finanziarie

Come leggiamo in uno studio recente della Banca d’Italia (“Un’introduzione ai conti patrimoniali dell’Italia: caratteristiche metodologiche e principali evidenze” di Luigi Infante e Francesco Vercelli), che mette in guardia sulla difficoltà di confrontare i dati sul patrimonio tra i vari Paesi, il peso delle attività non finanziarie dell’Italia sul totale della ricchezza lorda è più alto rispetto ad economie paragonabili all’Italia. Nello studio si confronta la situazione italiana con quelle di Canada, Giappone, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito.

Spesso si sente dire che l’Italia è uno dei primi Paesi per risparmio nel mondo. Vediamo meglio. L’Italia presenta il rapporto tra ricchezza netta e reddito più elevato tra i paesi considerati fino al 2014 quando viene superata dai Paesi Bassi. Tra il 2005 e il 2017 il rapporto tra ricchezza netta delle famiglie e reddito disponibile registra un processo di convergenza tra paesi perché le famiglie canadesi e britanniche, che avevano subito una riduzione marcata del rapporto nel 2008, registrano un rapido aumento negli anni seguenti. Per l’Italia, comunque, il livello elevato di quest’indicatore è sicuramente influenzato dal ristagno ventennale dei redditi delle famiglie. I valori della ricchezza pro capite risultano tra i più alti nel 2008 e nel 2009, tuttavia, dopo gli anni della crisi finanziaria, per l’Italia la ricchezza netta è rimasta pressoché stabile mentre è cresciuta in tutti gli altri paesi.

Fonti: Banca d’Italia e Istat

I dati sono aggiornati al: 2017 

Ultima modificata: 16 settembre 2020 

Leggi anche: Lavorare ma essere poveri: chi rischia di più

 

 

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