Il reddito medio di un lavoratore autonomo è di 31.850 euro

Ma la metà non arriva a 15mila euro. Appena 14.426 superano i 300mila

Nel decreto Sostegni bis ci saranno maggiori aiuti economici per quasi tutte le partita Iva per far fronte alla crisi da pandemia. Ma dobbiamo stare attenti perché quando parliamo del reddito di un lavoratore autonomo, non parliamo di un solo tipo di lavoratore autonomo ma di figure professionali anche molto diverse tra loro. E, anche in termini meramente economici, le differenze non mancano e sono forti come vedremo. Ma la domanda è: quanto guadagna una partita Iva in Italia? Per rispondere dobbiamo affidarci ai dati delle dichiarazioni dei redditi relativi all’anno di imposta 2018. Sono i più aggiornati.

Lo stipendio di un dipendente e di un lavoratore autonomo

Dobbiamo iniziare dicendo che i titolari di partita Iva sono 3.615.980. Gran parte di questi sono effettivamente professionisti autonomi, e non imprese, e più di metà di questi ultimi hanno un qualche regime fiscale di vantaggio, come per esempio quello forfettario. Ma il dato di maggiore rilevanza è appunto che proprio il reddito delle partita Iva risulta essere il più diseguale in Italia, decisamente più di quello dei lavoratori dipendenti. Del resto nel mucchio c’è il free lance che cerca di farsi strada con piccole commesse e l’archistar.

Il risultato è che a fianco di 543.876 persone che hanno dichiarato reddito zero o negativo troviamo un numero solo leggermente inferiore che invece ne denuncia uno di più di 50 mila euro, quindi decisamente più della media. E solo 170.154 più di 100 mila. La maggior parte naturalmente sta nel mezzo, ma anche in questo caso la variabilità è ampia.

lavoratore autonomo

Il reddito medio di una partita Iva è di 31.850 euro

Considerando tutti i redditi con l’eccezione di quelli fondiari secondo l’Agenzia delle Entrate il valore medio è di 31.850 euro. Una cifra che sale a 38.790 euro se parliamo di imprenditori in contabilità ordinaria, mentre scende a 19.230 euro se invece si tratta di titolari di impresa in contabilità semplificata, che tra l’altro sono una porzione molto grande delle partite Iva, 1 milione e 392mila persone. Ma ad aumentare decisamente la media sono i 724 mila autonomi, intendendo quelli “ordinari”, escludendo i forfettari, che hanno guadagnato 46.240 euro nel 2018. Naturalmente con enormi differenze tra i 67.070 della provincia di Bolzano e i 29.630 della Calabria.

Mettendo insieme di nuovo tutti, autonomi, anche forfettari, e imprenditori, quello che emerge è che oltre al 15% che guadagna zero o meno, c’è poi un 25,8% che denuncia un reddito da partita Iva tra zero a 10mila euro, e un altro 18,8% che ne percepisce uno tra 10 e 20 mila. In sostanza 1.825.207, quindi più di metà del totale delle partite Iva, ha un reddito più basso di 15mila euro.

Il più povero è il lavoratore autonomo in regime forfettario

Lo scaglione più numeroso è quello composto da quanti denunciano un reddito da partita Iva tra 15 e 20 mila euro, ovvero 328.913. Per quelli successivi man mano il numero di quanti ne fanno parte è sempre più piccolo. Fino ai 14.426 fortunati che dichiarano più di 300mila euro. Possiamo dire che i più svantaggiati siano invece quelli che fanno parte della vasta categoria dei forfettari, ovvero quelli che avendo entrate inferiori a 30 mila euro (cresciuti poi a 65 mila euro) godono di un regime fiscale semplificato.

Ebbene il reddito da partita Iva di questi ultimi ammontava nelle ultime dichiarazioni a solo 9.230 euro, con più di metà dei 773.164 autonomi in questa condizione che in realtà denunciava meno di mille euro. Solo poco più di 100 mila hanno dichiarato più di 10 mila euro. E si tratta quindi di una media trascinata in alto da quei pochi che pur avendo un regime forfettario nel 2018 in realtà erano riusciti a superare il limite di 30 mila euro.

Questa categoria, quella delle partite Iva in generale, e delle più povere tra queste, è stata la più colpita dalla crisi attuale. È probabile che questi numeri sono quelli che cambieranno di più quando saranno pubblicati i dati sulle dichiarazioni dei redditi del 2020 e del 2021.

I dati si riferiscono al: 2018

Fonte: Agenzia delle Entrate

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