In 501.846 dichiarano più di 100mila euro. Meno 4,1% di chi dichiara meno di 15mila
Come si vede dalla nostra infografica solamente l’1,2% di chi ha ha compilato le ultime dichiarazioni fiscali, quelle del 2020, ha denunciato un reddito Irpef maggiore di 100mila euro. Vuol dire che nell’anno precedente, il 2019, 501.846 italiani hanno avuto entrate a sei cifre. Si tratta di un numero che è aumentato nel corso del tempo. Parliamo di 428.032 persone nel 2011 (dichiarazioni 2012),ì, diventate 439.968 nel 2015 (dichiarazioni 2016) e più di mezzo milione dal 2018 (dichiarazioni 2019).
Reddito Irpef, chi deve pagare
Innanzitutto, cos’è l’Irpef? Si tratta dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, la principale tassa italiana, che da sola sostiene il 40% del gettito fiscale dello Stato. La tassazione Irpef incide sulle entrate da lavoro, dipendente o autonomo, pensioni, da rendita o da profitto d’impresa, ed è progressiva. Vuol dire che vengono applicate aliquote diverse in base allo scaglione di redditi in cui ci si trova. Per esempio se fino a un imponibile Irpef di 15mila euro si paga il 23% di quanto dichiarato, per la parte eccedente i 75mila euro si arriva a versare il 43%, con aliquote intermedie del 27%, del 38% e del 41%.
Quanti sono i ricchi in Italia in base al reddito Irpef dichiarato
È per questo che, nonostante siano pochi, i più ricchi generano una quota di gettito molto alta. Per esempio l’1,2% che dichiara più di 100mila euro è responsabile del 19,6% delle entrate legate a questa imposta. Al contrario coloro che hanno un reddito Irpef inferiore a 15mila euro versano solo il 2,3% del totale nonostante siano ben il 43,7% di tutti i contribuenti.
Quanti hanno un reddito Irpef da ceto medio in Italia
Dall’analisi delle dichiarazioni fiscali sul reddito Irpef pubblicate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, emerge anche come il ceto medio in Italia non sia così vasto come si potrebbe pensare. Secondo gli economisti si può definire come tale quello rappresentato da chi dichiara tra il 75% e il 150% del reddito Irpef mediano. In Italia si tratterebbe di coloro che denunciano tra 15 e 30mila euro all’anno. Secondo gli ultimi dati, tuttavia, solo il 35,1% dei contribuenti rientrerebbe in tale definizione.
Un altro metodo per individuare il ceto medio consiste nel considerare coloro che hanno un reddito pari al 30-60% di quello del 10% più ricco. Nel nostro Paese entrano in questo scaglione coloro che guadagnano tra i 35 e i 60mila euro, quindi solo il 9,3%.
Il ceto medio in Italia è di 21,7 milioni di persone
Volendo unire entrambi i criteri e quindi includere quanti dichiarano tra 15mila e 60mila euro di reddito Irpef si arriva a un ceto medio di 21 milioni e 768mila persone, che corrispondono al 52,4% del totale. Si tratta di una percentuale che è cresciuta nel corso del tempo. Secondo le dichiarazioni fiscali del 2012, che si riferivano ai redditi del 2011, era del 48,8%, e ha superato il 50% due anni dopo, e il 52% nel 2018 (dichiarazioni 2019).
Reddito Irpef, quanti sono i poveri in Italia
Tra il ceto medio e i ricchi con più di 100mila euro di reddito Irpef vi sono coloro che potremmo definire appartenenti al ceto medio-alto, con guadagni tra i 60 e i 100mila euro. Ovvero uno stipendio da dirigente o manager di azienda, per esempio. Non sono molti. Secondo le dichiarazioni del 2020 nell’anno di imposta 2019 sono il 2,7%, e in valore assoluto un milione e 116mila persone.
Molto più numerosi sono i poveri, cioè coloro che sono inclusi in scaglioni di reddito ai fini Irpef inferiori ai 15mila euro. Sono ben 18 milioni e 140mila, il 43,7% del totale. Gran parte di questi si trova quindi di fatto al di sotto o vicino alla soglia di povertà con tali entrate. In questo gruppo di persone, tra l’altro, troviamo anche tre milioni e 423mila contribuenti che denunciano redditi uguali a zero o negativi. Sono l’8,2% del totale.
L’andamento delle entrate dei più poveri nel tempo
Certo, tra il 2011 (dichiarazioni 2012) e il 2019 (dichiarazioni 2020), vi è stata una riduzione del 4,1% della quota rappresentata dai più indigenti, quelli, appunto, con meno di 15mila euro di entrate. Tuttavia rimane molto alta, tipica di un Paese a reddito medio-basso, non di uno che faccia parte del G7, nonché del gruppo degli Stati più ricchi del mondo, con un Pil pro capite che è globalmente il 27esimo su quasi 200.
Dichiarazioni dei redditi 2020, dipendenti vs pensionati
Naturalmente la gran parte del contribuenti è composta da lavoratori dipendenti e pensionati. I primi, come è facile immaginare, sono mediamente più ricchi, solo il 36,9% di essi infatti dichiara meno di 15mila euro all’anno, contro il 40,4% di quanti non lavorano più e percepiscono una pensione.
In entrambi i casi il ceto medio è più nutrito della media. Tra i dipendenti ne fa parte il 59% del totale, tra i pensionati il 56%. Tra questi ultimi è, poi, inferiore la percentuale dei più ricchi, ovvero di quanti denunciano più di 100mila euro all’anno. È dello 0,97%, mentre sale all’1,23% tra coloro che dichiarano di avere un reddito da lavoro dipendente. Chi quindi abbassa il reddito Irpef medio nazionale? In base alle statistiche del Ministero delle Finanze sono gli autonomi.
Il 57,9% dei lavoratori autonomi ha un reddito Irpef inferiore a 15mila euro
Se prendiamo in considerazione tutte le dichiarazioni fiscali di coloro che hanno una partita Iva ed escludendo quelli che denunciano una perdita, osserviamo che ben il 57,9% ha entrate inferiori a 15mila euro. Si tratta di una percentuale altissima, soprattutto perché vi è un 32,8% che in realtà dichiara meno di mille euro all’anno. Solo il 31,7% degli autonomi possono essere inclusi nel ceto medio, ovvero tra coloro che guadagnano tra 15 e 60mila euro.
Ci sono anche gli autonomi ricchi
E tuttavia, e questa forse rappresenta la vera notizia, ben il 4,4% denuncia un reddito Irpef di più di 100mila euro. Si tratta di una percentuale quasi tre volte superiore alla media. Nello specifico il 3,4% ha entrate tra 100 e 200mila euro e l’1% superiori. È evidente come tra le partite Iva la distribuzione dei redditi sia completamente diversa di quella presente tra dipendenti e pensionati, molto più diseguale.
L’evasione fiscale sul reddito Irpef
Un imponibile Irpef mediamente così basso non può essere spiegato solo dagli stipendi più bassi di quelli percepiti in altri Paesi europei. A fronte di consumi che sono in realtà da Paese avanzato è naturale pensare che un ruolo molto importante sul livello del gettito sia giocato dall’evasione fiscale. Questa è tradizionalmente molto alta in Italia, anche se recentemente a causa dell’introduzione di strumenti come, per esempio, la fatturazione elettronica è in diminuzione anche tra gli autonomi.
È vero, negli ultimi anni vi è stata una riduzione del numero di lavoratori in proprio, commercianti, padroncini, e la crisi finanziaria del 2008-13 ha colpito loro in modo più che proporzionale. Molti non si sono più ripresi da allora. L’introduzione del regime dei minimi ha portato nel mondo del lavoro molti free lance e lavoratori a basso reddito, e forse ha fatto emergere anche parte del sommerso.
Come si capisce se qualcuno evade il reddito Irpef
Tuttavia, lo squilibrio tra il numero dei più ricchi e dei più poveri tra le partite Iva è un indizio della presenza di forme di elusione ed evasione così importanti da influenzare le statistiche ufficiali sulle entrate fiscali. Influenzarle, in particolare, più di quanto facciano i cambiamenti negli anni delle effettive condizioni economiche degli autonomi.
Le riforme fiscali che gli esecutivi hanno messo in atto e quelle che il Governo progetta per il futuro hanno questo doppio obiettivo, almeno nelle intenzioni: ridurre il nero ancora diffusissimo e ingrandire e fare emergere una classe media più larga di quella che appare dai dati ufficiali del Ministero dell’Economia.
I dati si riferiscono al 2011-2020
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze
Leggi anche: Riforma fiscale 2021, taglio all’aliquota Irpef del 38%
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