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Iniziò il Regno Unito nel 1986. Italia e Francia non hanno mai ottenuto questi rimborsi

L’Unione Europea, nonostante non abbia poteri di bilancio paragonabili a quelli di uno Stato, ha delle risorse proprie da spendere (per esempio in fondi strutturali), che derivano da contributi dai Paesi membri e da altre voci come, per esempio,l i dazi applicati alle merci importate da Paesi extra europei: l’80% dei quali finisce a Bruxelles. I Paesi poi versano calcolando una percentuale delle tasse che applica sullo zucchero e in percentuale (lo 0,7%) sul Pnl (Prodotto Nazionale Lordo, leggermente diverso dal Pil).

Inoltre: dalle tasse sui dipendenti delle istituzioni comunitarie, dalle multe applicate (per esempio nell’agricoltura) e dallo 0,3% del gettito Iva che ogni Paese deve trasferire alla Ue. Quest’ultima fonte di entrate è particolarmente significativa perché è interessata da un trattamento differenziato per alcuni Paesi, infatti Germania, Paesi Bassi e Svezia versano solo lo 0,15% del loro gettito Iva. Questo è solo uno dei diversi esempi di “rebate”, traducibile con “sconto”, che la Ue ha applicato a vari Paesi, ma mai all’Italia.

La storia del rebate

Come si vede nel grafico in alto, cominciò il Regno Unito già negli anni ’80. Dal 1986 fu deciso che lo sconto sarebbe stato del 66% del suo saldo netto, ovvero della differenza tra ciò che doveva versare e quello che doveva ricevere. La ragione era che il Regno Unito, che aveva un Pil pro capite inferiore a quello medio della Cee di allora, era colpito in modo sproporzionato dall’imposizione di versare una parte dell’Iva (allora 1,4%) e quasi tutti i dazi in entrata, visto che importava molto più degli altri. In più, aveva un settore agricolo molto limitato e non beneficiava come gli altri Paesi della spesa europea che, all’epoca, era dedicata quasi tutta proprio all’agricoltura.

Quello che non veniva versato dagli inglesi doveva essere pagato dagli altri Paesi in proporzione al proprio gettito Iva (poi al Pnl). La Germania Ovest allora pretese un rebate sul rebate, cioè uno sconto di un terzo dei suoi versamenti addizionali da fare a causa del rebate inglese. Come maggiore contributore, era il Paese più colpito dal privilegio concesso al Regno Unito.

I rebate per i Paesi del Nord

Le cose andarono avanti così fino al 2001, quando in occasione del nuovo bilancio 2000-2006, la Germania ottenne un ulteriore sconto di un terzo sul rebate inglese. Mentre Austria, Paesi Bassi e Svezia ne spuntarono addirittura uno di tre quarti. Alla fine divennero quattro i Paesi che pagavano solo un quarto della propria parte della compensazione al Regno Unito. La motivazione era la stessa, che questi Paesi erano i maggiori contributori netti in proporzione alle proprie economie.

Nel 2007 si dovette decidere cosa cambiare in vista del bilancio 2007-2013, e gli stessi beneficiari degli sconti ne ottennero altri. Il contributo sul gettito Iva fu diminuito al livello attuale, 0,3%, ma questo divenne 0,225% per l’Austria, 0,15% per la Germania, 0,1% per Paesi Bassi e Svezia. Inoltre, si decise che dal contributo del 0,7% del Pnl i Paesi Bassi avrebbero potuto togliere per quei 7 anni 605 milioni di euro e la Svezia 150 milioni. Mentre si limitò lo sconto inglese a un massimo di 10,5 miliardi in sette anni per fargli contribuire agli sforzi dell’allargamento a Est.

Tutti gli sconti dell’Unione europea

Nell’ultimo bilancio, quello 2014-2020 a ricevere uno sconto sul versamento proporzionato al gettito Iva, furono sempre la Germania, i Paesi Bassi e la Svezia. Ottennero di pagare lo 0,15% invece del solito 0,3%. Solo l’Austria ritornò al contributo standard. Ad Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia inoltre fu garantito uno sconto in denaro, rispettivamente di 60, 130, 695 e 185 milioni su quanto pagato in proporzione al Pnl in sette anni.

Sulle Traditional Own Resources (Tor), le fonti di finanziamento tradizionali, di fatto quelle riguardanti i dazi, è stata cambiata la deduzione che i Paesi possono trattenere, si è passati negli anni dal 10% al 25% al 20% attuale. Ma sono deduzioni che riguardano tutti allo stesso modo

La sfida del nuovo bilancio 2020-20126

Sostanzialmente tra i maggiori Paesi con saldo positivo, ovvero che versano più di quanto ricevono, solo Italia e Francia non hanno mai ottenuto sconti di alcun genere.  A Bruxelles si sta discutendo ora il bilancio 2020-2026. Probabilmente il tema dei rebate diverrà ancora più scottante, perché ci sarà da compensare la perdita dei quasi 78 miliardi versati (4,9 il saldo attivo) nei 7 anni precedenti dal Regno Unito, al netto del godimento dei vari sconti. E non sarà una discussione facile.

Fonte: Parlamento Europeo

I dati si riferiscono al: 2017

Leggi anche: Bilancio Ue 2020, mezzo miliardo in più per il clima

 

 

 

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