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L’Italia è contributore netto, ma secondo i calcoli della Ue di molto poco. Polonia: +9 miliardi

Siamo in deficit di quasi 1,9 miliardi di euro. Non si tratta della differenza tra le entrate e le uscite dello Stato, ma dello scarto tra quanto l’Italia contribuisce al bilancio Unione Europea, 14 miliardi e 231 milioni, e quanto ne riceve, 12 miliardi e 338 milioni.

Come usiamo i soldi Ue

Bisogna dire che questi sono i calcoli dell’Unione europea, che divergono in modo sostanziale da quelli della Ragioneria Generale dello Stato secondo la quale la differenza tra dare e avere con l’Europa è molto più importante.

Iniziamo guardando a quali voci della spesa pubblica vanno i 12,3 miliardi che “tornano” in Italia. Ebbene, il 44,36% finiscono in sussidi all’agricoltura e il 42,3% in politiche si coesione, come mostra il grafico sopra. Questi ultimi finiscono soprattutto al Sud, per colmare il divario con il nord, e in politiche sociali come la formazione professionale e contro l’esclusione sociale. L’ 8,59%, poi, più di un miliardo, va alla ricerca, il 2,03% è diretto a varie voci come la collaborazione sulla giustizia e la sicurezza in Europa, l’armonizzazione delle leggi e la libertà di circolazione.

Contributori netti

La gran parte dei fondi Ue provengono da quelle che sono chiamate “Risorse proprie”, ovvero quella parte delle entrate che gli Stati devono sempre e comunque versare al bilancio europeo e che non possono superare, in percentuale, l’1,2 del Pil interno escluso il contributo obbligatorio per le compensazioni alla Gran Bretagna in base a quella che viene chiamata “eccezione britannica” che Truenumbers ha spiegato nel dettaglio in questo post.

Nel 2015 la somma dei contributi europei versati dall’Italia è stata di 11 miliardi e 613 milioni, a cui va aggiunto il miliardo e 689 milioni di dazi sulle merci provenienti importate dall’Italia e provenienti da fuori Ue. Sul totale dei soldi incassati con i dazi, ogni Paese trattiene il 25% per compensare le spese di raccolta.
E poi c’è il miliardo e 125 milioni proveniente dall’Iva: lo 0,3% del gettito che ogni Paese incassa va, infatti, alla Ue. Il rimborso al Regno Unito consiste nella suddivisione tra i Paesi membri di quell’importo che il Regno Unito è autorizzato a non versare e che corrisponde al 66% della differenza tra quanto il Regno Unito stesso versa e riceve.

Paesi Bassi e Svezia hanno diritto a versare una quota fissa, e questo fa “sballare” in parte i calcoli, da qui la necessità di inserire nelle voci del bilancio europeo un ultimo capitolo, che nel caso dell’Italia è pari a 6,1 milioni, chiamato “eccezioni e correzioni”, come mostra il grafico sotto.

Siamo i sesti contributori

Nel 2015, l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati europei, eravamo i sesti contributori netti al bilancio Ue. Significa che siamo in “rosso”, cioè, come detto sopra, versiamo più di quanto incassiamo con un saldo che ci pone al sesto posto con cinque Paesi che hanno un saldo negativo più grande del nostro. Siamo superati, e di molto, dai 13 miliardi e 270 milioni della Germania, i 10 miliardi e 751 milioni del Regno Unito, i 4 miliardi e 544 milioni della Francia, i 3 miliardi e 400 milioni dei Paesi Bassi, e i 2 miliardi e 45 milioni della Svezia, come mostra il grafico sotto.

Il saldo negativo italiano, tra l’altro, è diminuito di molto. Nel 2013 era di 3 miliardi e 790 milioni salito a 4 miliardi 467 miliardi nel 2014. Il saldo negativo del 2015, inoltre, è il più piccolo degli ultimi 9 anni, sempre secondo i calcoli della Ue, che permettono di confrontare i dati relativi a tutti i Paesi Ue.

A chi vanno i soldi europei

Per leggere il grafico basta considerare che a sinistra ci sono i Paesi con un saldo negativo e destra quelli con un saldo positivo, cioè quelli che, al contrario dei primi, incassano più di quanto versano. Se vogliamo è la rappresentazione grafica dell’Europa a due velocità. Ai primi posti ci sono Polonia, Romania e Grecia, rispettivamente con un saldo netto positivo di 9 miliardi e 639 milioni, di 5 miliardi 218 milioni e di 5 miliardi e 4 milioni. La Romania ha velocemente scalato le classifiche, nel 2010 il suo guadagno netto era inferiore a quello di Spagna, Portogallo, Ungheria.
Bisogna notare, poi, che Paesi che hanno ormai un reddito pro-capite più alto o uguale dell’Italia, come Irlanda e Spagna, sono recettori netti di fondi Ue, per 450 milioni e 4 miliardi e 923 milioni rispettivamente.

Saremo mai “percettori netti”? Probabilmente, se il trend degli ultimi anni continuasse sì: se, infatti, prendiamo i dati del 2010, all’inizio della recessione, vediamo che l’Italia contribuiva per 14 miliardi e 336 milioni, più o meno come ora, ma riceveva solo 9 miliardi e 586 milioni, decisamente meno di oggi.
Indicativo è anche che mentre il budget totale europeo tra 2004 e 2014 è salito del 42,06%, da 678,39 miliardi di euro a 826,26, la parte riguardante l’Italia (i suoi versamenti) è cresciuta solo del 21,8%. Per quanto riguarda la programmazione settennale 2014-2020, il costo è arrivato a fondare quota mille miliardi di euro, come ha scritto Truenumbers in questo post.

I dati si riferiscono al: 2013-2015
Fonte: Commissione europea
Leggi anche: Polonia “pigliatutto” del fondo di coesione Ue

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