I dati Unhcr: mai così tanti sfollati negli ultimi settant’anni. Complice la crisi in Venezuela
Sono tanti (il totale equivale alla popolazione della Turchia, o della Thailandia), spesso minorenni, trasferiti in Paesi vicini a quelli di provenienza e destinati a non tornare più a casa. È questo l’identikit dei profughi nel 2018 tracciato dal rapporto dell’Unhcr pubblicato nella Giornata internazionale del Rifugiato, che cade il 20 giugno.
Chi scappa dalla guerra
Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, il numero di persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti non è mai stato così alto nei quasi 70 anni di attività dell’agenzia Onu: i profughi nel 2018 hanno toccato quota 70,8 milioni, il doppio rispetto a vent’anni fa e in crescita anche nei confronti dell’anno prima (68,5 milioni). Per cambiare prospettiva, dieci anni fa una persona ogni 160 era rifugiata, richiedente asilo o sfollata: l’anno scorso la proporzione è salita a una ogni 108.
In 41 milioni vivono nei Paesi d’origine
Il grafico in alto mostra la composizione della torta. Si tratta per la maggior parte (41,3 milioni) di sfollati interni: persone costrette ad abbandonare la propria casa ma che non riescono, o non vogliono, andarsene dal proprio Paese. Altri 25,9 milioni sono i rifugiati – di cui uno su due minorenne – a cui è stata riconosciuta una forma di protezione internazionale, mentre 3,5 sono i richiedenti asilo, cioè quelli la cui posizione è ancora al vaglio del Paese terzo da cui vorrebbero essere accolti.
La sorpresa, soprattutto per un Paese come l’Italia abituato a considerarsi al centro delle rotte migratorie, riguarda però i principali Stati di approdo dei migranti. Oltre alla quota di sfollati interni di cui sopra, anche chi abbandona il proprio Paese con grande probabilità finirà a vivere poco lontano. Questo accade soprattutto tra chi ha già ottenuto lo status di rifugiato: di questi, quasi 4 su 5 vivono in Paesi confinanti con quello d’origine. Si tratta ad esempio dei siriani che si stabiliscono in Turchia, o dei sudsudanesi accolti dal Sudan o dall’Uganda. Ciò che è certo, è che molto raramente torneranno a casa: nel 2018 l’hanno fatto in appena 594mila, meno del 3% del totale.
I Paesi che accolgono più profughi nel 2018
Questo si riflette anche nella classifica riportata nel grafico sopra (nella seconda scheda): i primi cinque Paesi del mondo per numero di profughi nel 2018 sono Turchia (3,7 milioni), Pakistan (1,4), Uganda (1,2), Sudan (1,1) e Germania (1,1), l’unico Stato europeo. Per dirla in un altro modo, secondo l’agenzia Onu i Paesi ad alto reddito accolgono mediamente 2,7 rifugiati ogni 1.000 abitanti, quota che si alza a 5,8 per quelli a reddito medio e medio-basso, mentre le aree più povere accolgono un terzo di tutti i rifugiati su scala mondiale.
In termini assoluti, il Libano rimane il Paese con il più alto numero di rifugiati pro capite: l’anno scorso la proporzione era di uno su 6. Seguono la vicina Giordania (uno su 14) e la Turchia (uno su 22).
I nuovi profughi nel 2018
Il dati riferiti al 2018 sono stati pesantemente influenzati dalla crisi politica, economica e umanitaria in corso in Venezuela: come si vede nel grafico sopra (prima scheda) proviene da lì il numero più elevato di domande d’asilo presentate complessivamente l’anno scorso (341.800, una su 5). Alla fine del 2018 erano 3,4 i venezuelani residenti fuori dal Paese.
I dati si riferiscono al: 2018
Fonte: Unhcr
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