Produzione industriale in Europa: crack tedesco

Cala dell’1,5% in un mese. L’Italia fa meglio della Francia, ma l’andamento è piatto

Quando si parla di dati macro è sempre bene confrontarli con quelli degli altri grandi Paesi europei. Prendiamo la produzione industriale in Europa. Il grafico interattivo sopra mostra l’andamento da inizio anno fino a luglio sulla base delle elaborazioni dell’Eurostat. Dati interessanti, vediamo perché, ma prima un’avvertenza, per vedere l’andamento della produzione industriale di un singolo Paese basta cliccare nella legenda sui Paesi che non interessano così da visualizzare solo quelli di interesse, magari paragonandoli con la media sia della Ue che dei Paesi dell’eurozona.

L’andamento della produzione industriale in Europa

Partiamo da luglio: la produzione industriale italiana è cresciuta dello 0,7% rispetto a giugno, mentre quella tedesca è scesa di una percentuale molto importante: 1,5%. Quello tedesco è il dato, che approfondiremo più avanti, che ha più di altri trascinato verso il basso la media l’Eurozona è quasi immobile: -0,1% sul mese e zero esatto da inizio anno. Nell’intera Unione europea la flessione mensile arriva a -0,3%, con un +0,3% su base annua.

L’Italia recupera il terreno perso a giugno

Si potrebbe essere più che soddisfatti del risultato dell’Italia, ma la verità è che lo 0,7% di luglio compensa solo in parte il calo dell’1,1% di giugno e, infatti, l’andamento è piatto: a parità di giorni lavorativi, a luglio 2026 le fabbriche italiane hanno prodotto quanto a luglio 2025 e nella media dei tre mesi da maggio a luglio l’Istat registra un calo dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti.

Allargando lo sguardo al periodo da febbraio a luglio, le sei variazioni mensili italiane danno una crescita complessiva di circa mezzo punto percentuale (+0,5%, nostra elaborazione su dati Eurostat). È poco, ma basta per fare meglio della Germania e della Francia. A spingere il dato di luglio sono stati soprattutto i beni di consumo, cresciuti del 2,1% sul mese. Più contenuti gli aumenti dei beni intermedi (+0,5%) e di quelli strumentali (+0,2%), mentre l’energia è scesa dello 0,9%.

L’energia cresce del 6,4%, la farmaceutica del 7,4%

Su base annua è proprio l’energia a correre, con un +6,4%, i beni strumentali sono sostanzialmente fermi (-0,1%), mentre calano i beni intermedi (-0,8%) e quelli di consumo (-1,2%). Tra i singoli settori, la crescita più forte riguarda la fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (+7,6%), seguono la farmaceutica (+7,4%) e l’elettronica, computer e ottica (+2,4%).

In fondo alla classifica ci sono invece le altre industrie manifatturiere insieme alla riparazione e installazione di macchine (-4,6%), la chimica (-3,4%) e la fabbricazione di apparecchiature elettriche (-2,8%).

La Germania trascina al ribasso la produzione industriale in Europa

Il peso vero sul dato europeo arriva da Berlino. Secondo Eurostat, a luglio la produzione industriale tedesca (costruzioni escluse) è calata dell’1,5% rispetto a giugno e del 2,2% rispetto a un anno prima. Anche l’ufficio statistico tedesco Destatis registra un calo, più contenuto (-1,1% sul mese) perché il suo indice comprende anche l’edilizia. Destatis indica con precisione dov’è il problema: l’automotive. La produzione di autoveicoli e componenti è crollata del 9,2% in un solo mese, a causa di una pausa produttiva durata diverse settimane. Sono calati anche i beni strumentali (-3,4%) e quelli di consumo (-2,2%), mentre le industrie ad alta intensità energetica hanno perso l’1,7%. Destatis ha inoltre rivisto al ribasso il dato di giugno, da +0,2% a zero.

Da febbraio a luglio la produzione tedesca ha così perso nel complesso circa lo 0,8%. Quella francese, nello stesso periodo, è cresciuta appena dello 0,2%, dopo un luglio in flessione dello 0,4% sul mese e dello 0,7% sull’anno. Tra le grandi economie dell’Eurozona va meglio la Spagna: +0,6% sul mese, +2,4% sull’anno e una crescita complessiva superiore al 3% da febbraio.

Produzione industriale Europa

Chi è la locomotiva industriale europea

La mappa europea di luglio è molto frammentata. Rispetto a giugno, gli aumenti più forti si registrano in piccoli Paesi e, per questo, incapaci di incidere davvero sulla media totale: Lussemburgo (+4,5%), Croazia (+3,9%) e Irlanda (+2,6%). I cali più marcati riguardano Danimarca (-4,2%), Bulgaria (-2,9%) e Lituania (-2,4%). Su base annua il quadro è diverso. In testa ci sono i Paesi Bassi con un +8,2%, seguiti da Croazia (+7,2%) e Lituania (+6,5%). In coda ci sono Bulgaria (-6,8%), Romania (-6,3%) e Belgio (-5,6%).

Beni di consumo, la vera debolezza europea

Nell’area euro i beni di consumo non durevoli sono l’unica categoria in calo a luglio: -1,6% sul mese; tutte le altre crescono: l’energia e i beni di consumo durevoli dello 0,9% ciascuno, i beni strumentali dello 0,5% e gli intermedi dello 0,3%. Sull’anno la frattura si allarga: i beni di consumo non durevoli, cioè alimentari, abbigliamento, farmaci e prodotti di uso quotidiano, perdono il 4,5% nell’Eurozona. Calano anche i durevoli (-1,2%). Crescono invece l’energia (+4,0%), i beni strumentali (+1,7%) e, di poco, gli intermedi (+0,3%).

In altre parole, in Europa regge l’industria che produce energia e macchinari, mentre arretra quella che produce per le famiglie.

Le revisioni peggiorano giugno

C’è poi un elemento spesso trascurato: le revisioni. Eurostat ha corretto al ribasso anche il dato di giugno. Per l’area euro la variazione mensile è passata da 0,0% a -0,1% e quella annua da +0,1% a -0,3%. Per l’Ue il dato mensile è sceso da +0,2% a -0,1% e quello annuo da +0,6% a +0,3%.

I dati si riferiscono al: 2026

Fonte: Eurostat

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