Ospedali, l’Italia ha il 38,6% di letti in meno dell’Ue

In Italia 311,73 posti letto ogni 100 mila abitanti. La media europea è di 507,35

Un posto letto in ospedale non è esattamente il premio che si sogna di vincere, ma quando serve diventa improvvisamente il bene più desiderato del Paese. Altro che camere con vista: bastano un materasso, un campanello che funzioni e qualcuno pronto a prendersi cura del paziente. È anche da qui, da una presenza tanto ordinaria quanto decisiva, che si misura la capacità del sistema sanitario di reggere la domanda quotidiana di ricoveri. Nel 2024 gli ospedali italiani disponevano di 183.789 posti letto, pari a 311,73 ogni 100 mila abitanti, secondo le statistiche Eurostat sulle risorse sanitarie. Il conteggio comprende soltanto i letti realmente disponibili per i pazienti ricoverati: posti regolarmente mantenuti, dotati del personale necessario e pronti all’uso.

Da questo conteggio restano fuori i letti riservati alle cure in giornata e alle attività ambulatoriali, ma anche le barelle di risveglio e i posti provvisori o temporanei. Non è quindi un inventario di tutte le postazioni presenti nei reparti, ma la dotazione effettiva, mantenuta e assistita dal personale, destinata ai pazienti ammessi al ricovero. Nel totale rientrano gli ospedali generali, quelli psichiatrici e le altre strutture ospedaliere specialistiche; sono invece esclusi i letti delle residenze di lungodegenza, rilevati separatamente. Il dato misura dunque la capacità strutturale del sistema, non quanti letti siano liberi in un particolare momento. Racconta quanto spazio potenziale esiste tra l’ingresso in ospedale e una cura che può cominciare davvero.

Quanti posti letto ospedalieri ci sono in Italia

Tra invecchiamento della popolazione, aumento delle malattie croniche e nuove emergenze sanitarie, la domanda è sempre la stessa: il sistema italiano ha abbastanza spazio per curare chi ne ha bisogno? È nel confronto con l’Europa che il letto d’ospedale comincia davvero a sembrare un bene scarso. Nel 2024 l’Unione europea conta in media 507,35 posti letto ogni 100 mila abitanti, mentre l’Italia si ferma a 311,73. La differenza è di 195,62 letti ogni 100 mila residenti: in pratica, la dotazione italiana è inferiore del 38,6% rispetto alla media Ue. Il dato, però, non va letto come una semplice bocciatura. Una disponibilità più bassa può dipendere anche dallo sviluppo dell’assistenza territoriale, dalla crescita delle cure domiciliari, dalla riduzione della durata dei ricoveri e dal trasferimento di molte prestazioni verso il day hospital e l’attività ambulatoriale. Basterà davvero tutto questo quando i pazienti aumentano e i letti restano così pochi?

I Paesi europei con più posti letto

La classifica europea non fa sconti: per disponibilità di posti letto ospedalieri in rapporto alla popolazione, nel 2024 l’Italia occupa il 21° posto su 27 Paesi Ue. In cima alla graduatoria ci sono la Bulgaria, con 870,32 letti ogni 100 mila abitanti, la Germania, con 758,59, e la Romania, con 730,74. Dietro l’Italia si collocano soltanto Irlanda, con 292,51, Spagna, con 283,48, Finlandia, con 247,53, Danimarca, con 226,28, Paesi Bassi, con 221,19, e Svezia, con 186,63. Il divario è ampio, ma non va trasformato automaticamente in una pagella sulla qualità della sanità. Un sistema con meno posti può funzionare bene se compensa con assistenza territoriale, cure domiciliari, prevenzione e ricoveri più brevi; al contrario, una dotazione elevata non garantisce da sola efficienza o accessibilità.

Quanti posti letto ha perso l’Italia in dieci anni

Dieci anni non bastano a rivoluzionare una sanità, ma sono sufficienti per misurare la direzione di marcia. Nel 2014 l’Italia dispone di 323,59 posti letto ospedalieri ogni 100 mila abitanti; nel 2024 il valore scende a 311,73. In termini assoluti, la riduzione è di 11,86 letti ogni 100 mila residenti, pari a una flessione del 3,67% nel decennio. Il calo italiano è però meno marcato di quello registrato nell’insieme dell’Unione europea, dove la media passa da 553,21 a 507,35 posti letto ogni 100 mila abitanti, con una contrazione dell’8,29%. Il confronto va letto con cautela: l’Italia riduce la propria dotazione più lentamente, ma parte già da un livello nettamente inferiore alla media comunitaria. In altre parole, perde meno terreno nel tempo, senza però colmare il divario strutturale che la separa dagli altri sistemi sanitari europei.

posti letto ospedali

Dal minimo del 2023 alla ripresa del 2024

Non tutto, nei numeri della sanità italiana, si muove nella direzione sbagliata. Dopo tre anni consecutivi di calo, nel 2024 la disponibilità di posti letto ospedalieri torna a crescere. La serie italiana raggiunge il minimo nel 2023, con 304,10 posti ogni 100 mila abitanti; dodici mesi dopo sale a 311,73. L’aumento è di 7,63 letti ogni 100 mila residenti, pari al 2,51% in un anno. È un segnale positivo, perché interrompe la diminuzione osservata tra il 2020 e il 2023 e indica un recupero della capacità ospedaliera in rapporto alla popolazione. Il segnale è positivo, ma va letto senza eccessivo entusiasmo: nel 2024 l’Italia sale a 311,73 posti letto ogni 100 mila abitanti, senza però tornare ai 323,59 registrati nel 2014. Rispetto a dieci anni prima, la disponibilità resta quindi inferiore del 3,67%. Il quadro, quindi, non è quello di un declino lineare, ma di una risalita recente dentro una tendenza di lungo periodo ancora negativa.

Lungodegenza, Italia ancora sotto media Ue

Non tutti i letti fanno lo stesso mestiere: alcuni servono a curare una fase acuta, altri ad accompagnare il recupero, altri ancora a gestire ricoveri più lunghi. Nel 2024 la parte dominante dell’offerta ospedaliera italiana è costituita dai 150.492 posti per cure acute, pari a 255,26 ogni 100 mila abitanti e all’81,88% del totale. Alla riabilitazione sono destinati 26.089 letti, equivalenti a 44,25 ogni 100 mila residenti, mentre la lungodegenza ospedaliera ne conta 7.208, pari a 12,23 ogni 100 mila. Fuori dagli ospedali, il quadro resta meno favorevole del riferimento europeo. Nelle strutture residenziali di assistenza e lungodegenza l’Italia dispone di 531,10 posti ogni 100 mila abitanti, contro una media Ue di 798,44. La differenza è di 267,34 posti ogni 100 mila residenti: in termini relativi, la dotazione italiana risulta inferiore del 33,48% rispetto alla media dell’Unione.

 

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Fonti: Eurostat
Anno di riferimento: 2024

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