Lavoro femminile in crescita del 3,7% con i fondi Pnrr

Il tasso di occupazione delle donne è del 49%. Ecco come si cercherà di aumentarlo

L’Italia soffre da tempo di un enorme gap di genere. Ancora più importante di quello che riguarda i salari è quello che interessa lavoro femminile rispetto a quello maschile. Il tasso di occupazione femminile è estremamente più basso rispetto a quello degli uomini. Il tasso di occupazione è la percentuale di donne o di uomini che hanno un lavoro su tutti coloro che sono in età lavorativa (15-64 anni). Nel nostro Paese il tasso d’occupazione femminile è solo del 49%. Meno di una donna su due lavora.

Quanto si investirà per il lavoro femminile

In Europa solo in Grecia si scende a una percentuale inferiore. Mentre tra gli uomini si arriva al 67,2%. Uno squilibrio da record, del 18,2%. In Francia è solo del 6,3%, in Germania del 5,9%, in Spagna del 10,4%. E come se questo non bastasse la crisi del 2020 ha fatto calare di più proprio il lavoro femminile facendo passare il tasso d’occupazione femminile rispetto a quello maschile. Il primo è sceso dell’1,1%, nonostante partisse da livelli molto minori, il secondo di solo lo 0,8%.

Lavoro femminile, che cosa prevede il Pnrr

È per questo che tra i target principali del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza che viene finanziato con i fondi Ue, quello del lavoro femminile è tra i più importanti. Nel capitolo sugli impatti che il Piano avrà sull’economia italiana il governo sottolinea come uno dei risultati attesi più importanti riguardano proprio il lavoro femminile. Che sarà già nel 2021 del 0,9% più alta che nello scenario base, ovvero senza i fondi Ue del Pnrr, mentre quella totale lo sarà solo del 0,7%. Un gap a favore delle donne che proseguirà nel corso degli anni.

Nel 2022 l’occupazione femminile sarà del 2,6% maggiore, mentre quella complessiva si limiterà a un +2,2%. Nel 2023 e tra il 2024 e il 2026 la prima crescerà fino a essere del 3,4% e poi del 3,7% più alta rispetto allo scenario base, mentre l’occupazione totale si fermerà a un+3,2%.

lavoro femminile

L’impatto delle missioni del Pnrr sul lavoro femminile

Tutte le missioni in cui si suddivide il Pnrr avranno un impatto positivo sul lavoro femminile. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare non è quella che si occupa di istruzione e ricerca e che include la costruzione di nuovi asili nido, per 228mila posti in più, a determinare il vantaggio più grande. Ma la prima missione, quella su digitalizzazione, innovazione, competitività. Questo, secondo il governo, grazie a nuovi criteri di assunzione e avanzamento di carriera, più meritocratici, nella Pubblica Amministrazione. Non solo, dovrebbe influire anche il rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica che aiuterà in particolare l’imprenditoria femminile. E gli interventi sulla modernizzazione del settore turistico, essendo questo come il commercio basato su un’alta presenza di donne. In tutto solo la prima missione genererà un surplus di occupazione femminile rispetto allo scenario base dell’1%.

Le competenze Stem e il lavoro femminile

Secondo il Pnrr le donne dovrebbero trarre vantaggio anche dagli investimenti sulle competenze Stem, quelle riguardanti le materie scientifiche, che saranno fatti in ambito scolastico. Avvicinando maggiormente a queste le studentesse, e rendendo meno maschile un campo che è cruciale per la creazione di occupazione di qualità. Questi temi appartengono alla missione su istruzione e ricerca, in cui poi sono naturalmente presenti anche le risorse aggiuntive sugli asili nido e per il tempo pieno nelle scuole, che pure saranno cruciali. Questa parte del Pnrr la farà diventare del 0,8% più alta di quella dello scenario di base. Lo 0,8% di occupazione in più è anche l’impatto della seconda missione, quello sulla rivoluzione verde, del resto quella che stanzia più miliardi. Anche se qui non si scorge un effetto benefico specifico proprio per le donne.

La medicina territoriale aiuterà soprattutto le donne

La missione 5 del Pnrr riguarda le donne forse in modo più diretto della altre, occupandosi proprio di inclusione e coesione e prevedendo investimenti per l’imprenditorialità femminile nonché un sistema di certificazione della parità di genere per le imprese. Un risvolto sociale con ricadute anche sull’occupazione delle donne dovrebbe averlo la sesta missione, quella sulla salute. La medicina territoriale dovrebbe avere come focus tematiche di genere, la tutela di donne, bambini, nuclei familiari, riducendo situazioni di emarginazione e degrado che spesso impediscono anche il lavoro femminile.

Servizi di prossimità e più asili per agevolare il lavoro femminile

Ma soprattutto rafforzare i servizi di prossimità dovrebbe liberare molte donne da parte dell’attività di cura che le costringe in casa, in un Paese in cui per il welfare limitato l’assistenza per anziani e disabili pesa soprattutto sulle famiglie. Anche a questo mira il potenziamento dell’assistenza domiciliare, ma anche la telemedicina, che dovrebbe allo stesso modo fare risparmiare tempo ai care-giver, in maggioranza di sesso femminile.

Le ultime due missioni aumenteranno l’occupazione delle donne del 0,7% e del 0,4% rispetto allo scenario base. Almeno nelle intenzioni del governo Draghi. Il monitoraggio dell’implementazione delle misure e soprattutto dei loro impatti i prossimi anni ci diranno se tali previsioni si riveleranno esatte.

I dati si riferiscono al 2021-2026

Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri

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