Nel 2021 il Pil del mondo crescerà del 5,9%

E quello italiano, che per il Fmi salirà del 5,8%, è ottavo nella classifica globale

Il Prodotto Interno Lordo da decenni è nel mirino di coloro che sostengono come non possa essere considerato il miglior strumento per misurare il benessere della popolazione, il grado di progresso di un Paese. Da Robert Kennedy che nel suo tipico stile retorico nel 1968 affermò che il Pil “misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta” a economisti che nel tempo hanno ideato altri indicatori, come per esempio l’Indice di Sviluppo Umano, per catturare meglio la realtà. Eppure è sopravvissuto e rimane quello largamente più usato per osservare perlomeno l’ammontare dei redditi, la loro crescita, la profondità delle crisi. Per pesare la gravità del debito o del deficit di uno Stato. Ecco perché sono così importanti le previsioni sull’andamento del Pil 2021. Eccole.

Di quanto cresce il Pil del mondo

Per questo gli organismi internazionali più importanti come il Fondo Monetario Internazionale anche per il 2021 hanno calcolato il Pil mondiale. Che dovrebbe raggiungere la cifra di 94mila e 940 miliardi di dollari, in crescita del 5,9% rispetto al 2020. Le previsioni del Fmi stesso affermano che il 2022 sarà l’anno in cui verrà superata la soglia dei 100 mila miliardi. E negli anni passati solo nel 2020 e nel 2009, per la crisi pandemica e quella finanziaria, si è assistito a un calo a livello globale.

Quale sarà il Pil del 2021 dei Paesi del mondo

Il Prodotto Interno Lordo è anche l’indicatore che più di altri rende palese la disuguaglianza presente nell’economia mondiale. Come si vede nella nostra infografica due delle principali regioni del globo da sole producono più di metà del Pil. Si tratta del Nord America e dell’Est Asia, rispettivamente con 26 mila e 348 e 24 mila e 960 miliardi di dollari. Questo è dovuto naturalmente alla presenza in questo gruppo dei tre Paesi più ricchi, gli Stati Uniti, il cui Pil è di 22.940 miliardi, la Cina, che arriva a 16.860 e il Giappone, con 5.100.

Poco sotto i 20 mila dollari è poi la regione dell’Europa Occidentale, in cui si trovano i Paesi guida della Ue e 4 dei membri del G7, ovvero Germania, Regno Unito, Francia e Italia. E il cui Prodotto Interno Lordo è rispettivamente di 4.230, 3.110, 2.940 e 2.120 miliardi. Tra le nazioni del mondo nella classifica del Pil per il 2021 queste ultime sono al quarto, quinto, settimo e ottavo posto. In mezzo, al sesto posto, si è incuneato però un Paese emergente, l’India, che quest’anno dovrebbe giungere a un Prodotto Interno Lordo di 2.950 miliardi di dollari, superando di un soffio la Francia. Nei prossimi anni però il Subcontinente, forte di una crescita superiore anche a quella cinese, dovrebbe arrivare scalare il ranking avvicinandosi alla prime posizioni.

La classifica del Pil mondiale

E l’Asia del Sud, infatti, è la quarta regione del mondo più ricca. Qui India, appunto, assieme a Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh, Nepal produrranno nel 2021 una ricchezza del valore di 3.723 miliardi. Nell’Asia orientale poi oltre a Cina e Giappone vi è anche la Corea del Sud, che come Paese è al decimo posto mondiale con 1.820 miliardi, mentre in Nordamerica, assieme agli Usa si contano anche il Canada, nono globalmente, e il Messico, 15esimo.

Nell’Europa Occidentale Germania, Regno Unito, Francia e Italia sono poi affiancate dalla Spagna, 14esima con 1.440 miliardi. Tornando alle macro-regioni in quinta posizione segue con 3.523 miliardi il Medio Oriente, con 3.330 il Sud Est Asiatico, e con 3.244 il Sudamerica.

In queste aree del mondo, che pure insieme non riescono a generare un Pil pari a quello delle superpotenze economiche vi sono però realtà emergenti destinate ad occupare un ruolo più centrale in futuro. Come il Brasile, dodicesimo nel ranking globale, con 1.650 miliardi, all’incirca alla pari con una vecchia gloria come la Russia. E l’Indonesia, 16esima con 1.150 miliardi. Nel ristretto club dei Paesi con un Pil superiore a un miliardo di dollari, che include solo diciotto nazioni, vi sono poi anche l’Australia, 13esima, con 1’610 miliardi, e infine Iran e Paesi Bassi, a quota 1.080 e 1.010 miliardi.

Pil 2021

La classifica del Pil 2021 dei Paesi europei

Tra questi diciotto come si vede ben sei sono europei. Il Vecchio Continente, seppure più frammentato di altre aree del mondo in cui dominano nazioni con più di 100 milioni di abitanti, rimane un uno dei tre principali poli economici del globo. Dopo i primi quattro, di cui si è detto, vi sono i già citati Spagna e Paesi Bassi. Viene poi la Polonia, con 655,3 miliardi di dollari, la Svezia, con 622,4, e il Belgio, con 581,9. Tra i primi 10 vi è anche l’Irlanda, con 516,3 miliardi. Che supera di 25 miliardi l’Austria.

L’Europa è anche la parte del mondo in cui è posizionato il Lussemburgo, che nonostante i suoi 632 mila abitanti, supera, a livello di Prodotto Interno Lordo, Paesi con decine di milioni di abitanti, come lo Sri Lanka, la Tanzania, la Costa d’Avorio, il Myanmar, il Ghana. Per non parlare di quelli più poveri. Questo perché pro capite il Pil del Granducato è in realtà il più alto al mondo, con più di 122 mila a testa, mentre per esempio quello della Tanzania è solo di 2.863. È per questo che i 58,5 milioni di abitanti del Paese africano anche mettendo insieme i redditi prodotti non arrivano al livello di ricchezza complessiva dei 632 mila lussemburghesi.

L’andamento storico del Pil mondiale

L’economia nel 2021 è in netta ripresa un po’ ovunque. Stiamo uscendo, salvo imprevisti, dalla recessione provocata dalla pandemia di Covid, e quest’anno sarà quello che vedrà a livello globale la maggiore crescita degli ultimi 40 anni. La risaltia del Pil mondiale, del 5,9% per il Fmi, è chiaramente un rimbalzo rispetto al calo del 3,1% subito nel 2020.

Tanto è vero che nei prossimi anni le stime parlano di un riassestamento su incrementi più vicini a quelli medi dell’era pre-Covid. Nel 2022 l’economia globale dovrebbe espandersi del 4,9%, nel 2023 del 3,6%, nel 2024 e nel 2025, del 3,4% e del 3,3%. Erano questi i valori della crescita dell’ultimo decennio, anche se nel 2019 si era assistito a un rallentamento, con un aumento del Pil del 2,8%. Ma negli anni precedenti si era sempre mantenuta al di sopra del 3%, con un picco del 3,8% nel 2017.

Eccezion fatta per altri rimbalzi, quelli del 2010 e 2011, quando la ripresa dalla crisi seguita al fallimento di Lehman Brothers aveva provocato un rialzo del 5,4% e del 4,3%, rispettivamente.

Il momento di maggiore espansione è stato tra il 2003 e il 2008, quando trascinato da quello dei Paesi emergenti il Pil mondiale era cresciuto mediamente di più del 5%, con un massimo del 5,6% nel 2007. Non era l’effetto della risalita da una qualche recessione allora, ma della globalizzazione, che stava ampliando i commerci, aiutando proprio quelle aree del globo che più erano rimaste indietro. Come conseguenza naturalmente vi fu anche la formazione di diverse bolle, come poi di lì a breve si sarebbe visto.

L’andamento storico del Pil europeo e dell’Italia

In Europa e soprattutto in Italia la storia è stata un po’ diversa. Dai primi anni ’80 la crescita del Pil è stata quasi sempre inferiore a quella mondiale, con la sola eccezione del 1998 quando una crisi finanziaria colpì Russia e Sud Est asiatico, ma non il Vecchio Continente. Per quanto riguarda il nostro Paese possiamo eliminare il quasi, e dal 2000 il Prodotto Interno Lordo si è inoltre costantemente espanso meno di quello europeo.

Per esempio nel 2007 mentre quello globale cresceva del 5,6% in Italia l’aumento era dell’1,5%, e nella Ue del 3,4%. Il crollo del 2009, che nel nostro Paese fu del 5,3% e nell’Unione Europea del 4,2%, si limitò a un 0,1% nel mondo.

Nel 2012, quando la nostra economia si contrasse del 3%, scontammo il peggior differenziale rispetto ai valori degli incrementi del Pil nella Ue, dove scese del 0,7% e nel mondo, dove crebbe del 3,5%. Il gap si è poi ridotto, ma è rimasto ampio.

Il Pil 2021 dell’Itali  dovrebbe aumentare del 5,8% per il Fmi (del 6% secondo il governo), quasi come quello globale e più di quello europeo. Si tratta della ripresa da un crollo, dell’8,9%, che è stato peggiore di sempre. Nei prossimi anni la crescita del nostro Paese dovrebbe tornare a essere inferiore a quella mondiale, cosa piuttosto naturale, ma anche a quella della Ue. Sta ai governi fare in modo che tale divario questa volta sia minimo.

I dati si riferiscono al 2021

Fonte: Fondo Monetario Internazionale

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