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Italia solo a metà classifica nei titoli di Stato nei patrimoni delle banche. Davanti la Romania

L’attenzione degli analisti economici è di nuovo sulle banche dopo l’inizio di questa nuova recessione provocata dalla pandemia di Covid19. Il motivo è chiaro: i crolli del PIL che già si intravedono saranno più pesanti di quelli della crisi del 2008-09, e secondo il Think Thank del Parlamento Europeo avranno un impatto sui fatturati delle banche che porterà a un loro declino deciso, oggi stimabile nel 13-24% del PIL, ovvero 1,9-3,4 miliardi. Questo costringerà necessariamente le imprese ad affidarsi alle banche, anche e soprattutto quelle aziende che vogliono continuare a investire per riprendersi dalla crisi.

Il rischio di insolvenza, che è stata una spina nel fianco dell’economia europea per anni, con gli NPL (Non Performing Loans) cresciuti in modo preoccupante, tornerà a essere un problema. E potrebbe essere di nuovo necessario salvare qualche banca, incrementando il debito degli Stati, già cresciuto a causa del calo del PIL e delle misure per contrastarlo, e rendendo i titoli di Stato meno appetibili e rischiosi sul mercato.

A questo punto anche per le banche più “sane” tornerà un problema avere “in pancia”, tra i propri asset, troppi titoli sovrani, e se parliamo di Paesi più fragili come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, ecc, avere nel patrimonio titoli propri, come i Btp nel nostro caso.

Per questo la BCE raccoglie i dati su quanto del patrimonio delle banche consiste in titoli di Stato appunto, e quanti di questi sono quelli nazionali. E in base all’ultima rilevazione l’Italia, contrariamente a quanto molti potevano pensare, non è in testa in Europa. Solo il 7,4% degli asset delle banche italiane è investito in titoli italiani, a cui si aggiunge un 6,5% di titoli di altri Paesi.

Nelle banche tedesche e francesi pochi titoli sovrani

Ai primi posti invece vi sono gli istituti bancari rumeni, il cui patrimonio consiste per ben il 37,9% in titoli sovrani del proprio Paese. Seguono le banche polacche e lituane, dove si arriva al 24,6% e al 17,8%. Si tratta di percentuali alte che indicano una esposizione eccessiva nel caso in cui questi titoli perdesse valore magari per una maggiore sfiducia nel debito di questi Paesi. Nel caso specifico si tratta di Paesi dell’Est con basso debito e fino a ieri con alta crescita, ma con economie che sono soggette a improvvise recessioni magari per condizioni esterne sfavorevoli, come un crollo dell’export verso realtà più grandi.

L’Italia è solo all’11esimo posto in questa classifica, dopo molti piccoli Paesi tra cui Portogallo e Grecia, da anni tra quelli con debito maggiore, e le cui banche hanno in pancia titoli sovrani propri rispettivamente per l’11,4% e il 7,8%. Nel caso del Portogallo vi è anche un 10,2% investito in titoli sovrani di altri Paesi.

Le banche di altri Stati UE, soprattutto i più importanti, hanno invece una quota inferiore del proprio patrimonio che consiste in titoli sovrani propri. Sono il 6,2% in Spagna, il 6,1% in Francia, il 5,2% in Germania. Una quota simile è investita in obbligazioni di altri Paesi, tra cui certamente vi sono i Btp italiani, anche se meno di un tempo.

Enormi le differenze da banca a banca all’interno dei Paesi

Come fanno notare gli analisti del Think Thank dell’Europarlamento vi sono in realtà più differenze all’interno dei Paesi che tra i Paesi. Ovvero vi è una enorme variabilità tra banche e banche di uno stesso Paese. Nel caso delle 11 banche italiane prese come campione si oscilla tra una quota del 0% e una del 100%, cioè vi è una banca senza titoli sovrani nel patrimonio e una che ha solo asset di questo tipo.

Anche altrove si nota qualcosa di simile. In Spagna si va dal 26,2% al 93,4%, in Germania dal 6% al 97,3%, in Francia da 0% all’89,6%. Insomma, in caso di crisi del debito, a essere in pericolo più che un sistema bancario potrebbero essere singole banche che hanno esagerato con gli acquisti di titoli sovrani. Sempre che prima non corrano dei guai per il credito inesigibile verso le aziende proprie clienti

I dati si riferiscono al giugno 2020

Fonte: Parlamento Europeo

Leggi anche: Intesa SanPaolo sfonda i 38 miliardi di valore

 

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