L’altra faccia del boom di occupazione. Orario ridotto senza scelta per il 65,2%
L’occupazione non è mai stata così alta. Nel primo trimestre del 2022 il tasso di occupazione sale al 60,1% (mai cosi alta dal 1977). Ma non è il caso di festeggiare. Primo perché ad aumentare sono soprattutto i contratti che tutelano meno i lavoratori e secondo perché i dati dell’Istat reintroducono nel conteggio generale i lavoratori rientrati a lavoro dopo la fine della cassa integrazione e che quindi fino a tre mesi fa erano considerati “inattivi”. Esaminiamo ora i contratti a tempo parziale, i part-time, che crescono su base annua di più di quelli a tempo pieno, rispettivamente +6,2% e +6,0%. Una scelta di vita? No, perché per il 65,2% dei dipendenti è una scelta obbligata. E se guardiamo la fascia di età di chi entra nel mondo del lavoro, dai 25 ai 34 anni, il dato balza all’85,2%. Un fenomeno che va sotto il nome di part-time involontario e per il quale l’Italia è prima in Europa come mostra il grafico in apertura.
Il significato di part-time involontario
Che cos’è il part time involontario? L’Istat rileva con questa voce il numero di occupati con orario ridotto che dichiarano di avere accettato un lavoro part-time in assenza di opportunità di lavoro a tempo pieno. Orario ridotto, ma non per scelta. Anche se non si deve confondere il part-time involontario con il dato dei sottoccupati: ovvero i lavoratori che nella settimana della rilevazione hanno lavorato un numero di ore inferiore a quello abituale.

Part-time, le donne sono le più “obbligate”
In media in Italia circa il 24% delle donne occupate hanno un impiego part-time contro il 6% degli uomini al Nord e il 10% nel Mezzogiorno. Mediamente quindi l’incidenza del lavoro parziale è per le donne tre volte maggiore. La stessa situazione si riscontra in tutta Europa. L’Italia anche qui, purtroppo, detiene un primato negativo, il nostro Paese infatti è penultimo per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile, 53%. Peggio di noi fa solo la Grecia con il 49%. La media Ue è del 67%.
Le donne lavorano part-time soprattutto al Nord
Guardando più da vicino i dati regionali, nel grafico qui sopra, scopriamo che è nelle regioni settentrionali che si registra il maggior numero di donne che lavorano part-time. Ma occorre una precisazione le regioni settentrionali sono anche quelle dove il tasso di occupazione è maggiore, 58.1% contro il 39.6% del meridione. Oltretutto nelle regioni meridionali il tasso di disoccupazione femminile è più basso, 59.7% contro il 74.3% del nord.
Quali tipi di contratti part time ci sono in Italia
In Italia, esistono diversi tipi di contratti part-time che le aziende possono offrire ai propri dipendenti. Vediamo quali sono i principali.
- Contratto a tempo parziale orizzontale: questo tipo di contratto prevede una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello previsto per un dipendente a tempo pieno, ma senza una specifica suddivisione degli orari lavorativi durante la settimana. In pratica, il lavoratore lavora meno ore rispetto a un dipendente a tempo pieno ma i suoi orari sono uguali.
- Contratto a tempo parziale verticale: questo tipo di contratto prevede una riduzione dell’orario di lavoro settimanale, ma con una distribuzione delle ore lavorative in modo differente. Ad esempio, il lavoratore potrebbe lavorare solo alcune ore al giorno, oppure solo in alcuni giorni della settimana.
- Contratto a chiamata: il contratto a chiamata prevede la prestazione lavorativa solo in base alle esigenze dell’azienda. In pratica, il lavoratore viene chiamato solo quando c’è bisogno di lui e viene retribuito solo per le ore effettivamente lavorate.
- Contratto a tempo parziale con orario “flessibile”: in questo tipo di contratto il lavoratore può scegliere gli orari di lavoro che preferisce, ma comunque mantenendo una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello previsto per un dipendente a tempo pieno.
- Contratto a tempo parziale con orario “ridotto”: questo tipo di contratto prevede una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello previsto per un dipendente a tempo pieno, ma con una retribuzione proporzionale alle ore lavorate.
- Contratto a tempo parziale stagionale: questo tipo di contratto prevede la prestazione lavorativa solo in alcuni periodi dell’anno, ad esempio durante la stagione turistica o durante le festività natalizie.
- Contratto a tempo parziale con mansione ridotta: questo tipo di contratto prevede una riduzione sia dell’orario di lavoro che della mansione del dipendente. In pratica, il lavoratore svolge un lavoro meno complesso rispetto a un dipendente a tempo pieno.
I dati si riferiscono al: 2021-2022
Fonte: Istat, Eurostat
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Quanto dura (davvero) un contratto di lavoro
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