In Crisi&Ripresa

Sono 563mila, il 2,53% del totale, ma le donne sono il 4,33%. I veri numeri sull’occupazione

Il grafico sopra mostra quanti sono i lavoratori che sono segnalati come occupati secondo l’Istat e che hanno lavorato, in media, tra 1 e 10 ore a settimana nei diversi anni presi in considerazione.

Quante ore lavorate a settimana

Il dato è estremamente importante dato che in base alle convenzioni internazionali anche l’Istat considera “occupato” chiunque, nella settimana precedente, abbia lavorato anche solo 1 ora in modo regolare, ovvero, retribuito. Se il calo del tasso di disoccupazione ufficiale (10,7% a maggio 2018) fosse dovuto ad una crescita delle persone con poche ore lavorate la settimana, vorrebbe dire che se anche ufficialmente gli occupati crescono, il tasso non crescerebbe in modo “sano” perché con poche ore lavorate in una settimana, ovviamente, non si ottiene un reddito sufficiente. In altre parole: le persone sotto occupate sono quelle che hanno fatto alzare il tasso di occupazione? Vediamo i numeri.

E’ vero: c’è stato, in 12 anni, un aumento del numero di occupati che hanno lavorato tra le 1 e le 10 ore in una settimana (risultando, quindi, occupati): si è passati dai 509.137 lavoratori (maschi e femmine) del 2004 ai 563.783 dell’ultimo anno in cui sono disponibili i dati, il 2016. Questi, però, sono solo quelli che hanno tra i 15 e i 64 anni. Se a questi aggiungiamo anche gli ultra 64enni si arriva a 606.764 persone. Ma, per comodità, useremo solo i dati relativi ai 15-64enni escludendo i più anziani. Considerando, quindi, i 563.783 che, in percentuale sul totale dei lavoratori, come mostra sempre il grafico sopra, pesavano il 2,31% nel 2004 e il 2,53% del 2016. Una crescita modesta.

“Finti” occupati?

In definitiva i calcoli sull’occupazione dipendono poco da questa porzione di lavoratori che potremmo definire “finti occupati”. Se osserviamo meglio, anzi, vediamo che, negli anni della ripresa economica, vi è stato un piccolo calo, sia in valore assoluto che in percentuale, di questi lavoratori. Tra il 2014 e il 2016 sono diminuiti di circa 29mila unità, lo 0,19% sul totale.

Erano invece cresciuti tra il 2011 e il 2014, da 427.068 a 592.478. Probabilmente durante la crisi molti imprenditori avevano approfittato delle regole più flessibili sul lavoro per sostituire occupati tradizionali con occasionali (interinali o partite Iva per esempio).
In precedenza, tra 2008 e 2011, c’era stato un calo. Probabilmente all’esordio della crisi questi occupati erano stati i primi a essere licenziati da aziende che vedevano i propri ordini calare e cercavano di eliminare prima i lavoratori marginali invece di quelli a tempo indeterminato.

Le ore lavorate dai giovanissimi

Questi dati però nascondono variazioni interessanti per determinate categorie demografiche. Per esempio i giovanissimi, quelli tra i 15 e i 24 anni, sono certamente più soggetti al fenomeno del lavoro settimanale per poche ore. Se prendiamo il calcolo in percentuale sul totale degli occupati della stessa età il fenomeno mostra un aumento, come mostra il grafico sotto. Si è passati da un minimo del 3,32% nel 2007 a un massimo del 5,13% nel 2014. In valore assoluto c’è stato invece un piccolo calo perché sono diminuiti in generale i lavoratori di questa età.

Aumento anche per i 25-34enni (grafico sotto): dall’1,73% del 2011 al 2,71% del 2015 e al 2,62 del 2016, anche se qui ormai andiamo su numeri piccoli, inferiori alla media totale.

Le ore lavorate dalle donne

E’ forse più interessante la distinzione tra i sessi. Le donne sono decisamente più interessate dal fenomeno del lavoro marginale, quello fino a 10 ore lavorate a settimana. Sono state, nel 2016, il 4,33% sul totale delle donne occupate quelle che hanno potuto lavorare così poche ore, come mostra il grafico sotto.
Una tendenza in crescita sia percentualmente che in valore assoluto: il punto massimo era stato toccato nel 2014 con 412.990 donne in questa condizione, circa 116mila in più rispetto al 2011.
Vi è però da dire che, in generale, l’occupazione femminile sta crescendo, e per questo non vi sono boom percentualmente. Ma l’aumento, almeno fino al 2014, è innegabile.

E lo è, in particolare, per le più giovani. Tra loro si è toccato il record, il 7,88% di donne 15-24enni che erano occupate solo per 1-10 ore, nel 2014 (grafico sotto) rispetto al 4,38% del 2005. Certo, chiariamolo, a livello assoluto si tratta di poche persone, tra le 20 e le 30mila, ma è significativo che proprio in questa categoria vi sia la maggiore proporzione di lavoro occasionale.


Crescita percentuale anche tra le donne 25-34enni (grafico sotto): la percentuale massima si è avuta proprio nel 2016 con il 4,36% di lavoratrici di questa classe di età al lavoro per al massimo 10 ore lavorate la settimana.

Quante ore lavorano gli anziani

L’opposto di quanto è invece accaduto tra i lavoratori più anziani, i 55-64enni (grafico sotto). Si è passati dal 3,12% al 2,48%. Nonostante la crescita in valore assoluto di questi lavoratori occasionali, in percentuale c’è stato un calo a causa delle persone di queste età che sono rimaste al lavoro per effetto della riforma Fornero.

Calo accentuato soprattutto tra gli uomini (grafico sotto), dove nel 2016 si era arrivati appena al 1,3%, una percentuale risibile, ancora minore del pur basso 2,27% del 2004.
Nonostante l’enorme crescita dei lavoratori di questa età il numero di 55-64enni maschi occupati solo occasionalmente è scesa tra questi due anni di circa 2 mila unità.

Emergono quindi due fatti in relazione al fenomeno del lavoro solo per poche ore. Il primo è che non vi è un grande aumento in termini numerici, e, anzi, negli ultimi due anni in cui l’occupazione è cresciuta, si sono ridotti, e non sembra essere tra le determinanti della crescita degli occupati.
Il secondo, forse più importante, è che è in atto un peggioramento del cosiddetto apartheid lavorativo che vede profondamente divisi e contrapposti garantiti e non garantiti, giovani e anziani.
Se nel 2004 in fondo le differenze tra le percentuali di lavoratori occasionali nelle singole categorie demografiche e la media (del 2,31%) erano limitate, ora sono più grandi.
Allora erano meno i giovani dei più anziani (in percentuale) ad essere occupati solo 1-10 ore la settimana, ora sono decisamente di più. Di fatto nel sistema produttivo a fronte della massa di coloro che hanno un posto a tempo indeterminato tradizionale (sempre meno in percentuale sul totale) vi è una fascia che fa da cuscinetto di donne e giovani da utilizzare quando servono, e magari da lasciare a casa se si intravedono nubi all’orizzonte. Ovviamente un ruolo ce l’ha anche il costo del lavoro, come Truenumbers ha spiegato in questo post.

I dati si riferiscono al: 2004-2016

Fonte: Istat

Leggi anche: La percentuale di lavoro nero regione per regione

Quanto dura (davvero) un contratto di lavoro

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