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La crisi provoca una diminuzione dell’occupazione in tutte le fasce di età tranne gli over 50

Le conseguenze della crisi economica provocata dall’emergenza coronavirus non stanno avendo un impatto pesante solo sui conti pubblici, ma anche sul mondo del lavoro. E anzi è questo ultimo che probabilmente è il più visibile e doloroso.

Gli ultimi dati dell’Istat riguardano maggio, e quindi includono tutto il periodo del lockdown, e confermano le prime impressioni che si erano avute dai primi numeri arrivati i mesi scorsi. Ovvero quelle di una crisi profondamente diseguale e asimmetrica, che sta colpendo i più giovani in modo più che proporzionale, oltre che i lavoratori a tempo determinato, che non a caso sono di più tra i lavoratori meno anziani.

Complessivamente il numero degli occupati nel mese di maggio è sceso a 22 milioni e 777 mila persone, 623 mila in meno rispetto ai 23 milioni e 390 mila dello stesso mese del 2019. Si tratta di una diminuzione, in percentuale, del 2,6%.

Che però diventa dell’11,9% nel caso dei lavoratori tra 15 e 24 anni, che passano da un milione e 98 mila a 974 mila.

Più limitato il calo nelle altre fasce di età: è del 4% tra i 25 e i 34 anni, e di 165 mila persone in valore assoluto, e del 4,2% tra i 35 e i 49 anni, 401 mila in meno gli italiani in questo segmento con un’occupazione. Ma il dato forse più significativo è l’aumento che invece si nota tra i 50-64enni: gli occupati di questa età crescono di 27 mila unità, ovvero dello 0,3%

Giù i disoccupati, a causa dell’aumento degli inattivi

E’ chiaro che conta anche l’effetto dei cambiamenti demografici, per esempio il numero dei 35-49enni da tempo è in calo, a causa dell’ingresso nel segmento dei nati negli anni ’80, che sono meno di quelli nati a fine anni ’60, mentre al contrario è in crescita quello degli over 50, tra cui vi sono i baby-boomer.

Tuttavia questo spiega solo una piccola parte dei dati. Gran parte delle differenze, soprattutto tra i più anziani e i 20enni, è motivata da una maggiore vulnerabilità dei posti di questi ultimi alle crisi, come già si era visto nel 2009-13. Sono soprattutto giovani coloro che non hanno visto confermati i propri contratti a termine, per esempio. Mentre i lavoratori over 50 sono in misura maggiore protetti da contratti a tempo indeterminato per cui è previsto il blocco dei licenziamenti.

Vi è anche il fenomeno del ritiro dal mondo del lavoro di chi lo perde o della sua mancata ricerca. E’ quello che accade un po’ a tutte le età, ma ancora una volta di più tra i giovani. Infatti anche se può sembrare controintuitivo a maggio sono diminuiti i disoccupati, addirittura del 33,9% tra i 15-24enni, e del 27,5% tra i 25-34enni, proprio perchè meno persone si sono messi in cerca di un’occupazione.

Sono quindi diventati di più gli inattivi, in particolare tra i 30enni, tra cui sono aumentati del 17,1%. Il problema è che l’Italia era già prima tra i Paesi in Europa con più inattivi, da sempre.

I dati si riferiscono al maggio 2020

Fonte: ISTAT

Leggi anche:  Sedici miliardi di deficit in più nei primi 4 mesi del 2020

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