E’ l’americano Robert Francis Prevost. Le prime parole: “La pace sia con tutti voi”
Habemus Papam: è Robert Francis Prevost. Nel tardo pomeriggio dell’8 maggio dal comignolo della Cappella Sistina è uscita la tanto attesa fumata bianca che annuncia l’elezione del nuovo Papa. Dopo due fumate nere, alla terza – un’elezione più rapida rispetto alla media storica, che ne conta solitamente tre – i 133 Cardinali riuniti in Conclave dal 7 maggio hanno proclamato il nuovo Pontefice, successore di Francesco. Un momento tra i più solenni e iconici della Chiesa cattolica, seguito da 1,7 miliardi di fedeli nel mondo con lo sguardo idealmente rivolto verso il comignolo più famoso del pianeta.
Il nuovo Papa è americano, ed è il primo
Prevost è nato a Chicago nel 1955 da una famiglia di origini franco-canadesi, Prévost incarna una figura di mediazione tra sensibilità tradizionali e le esigenze di rinnovamento promosse da Papa Francesco. Nel suo discorso davanti alla folla di Piazza San Pietro, ha ripreso le parole di papa Francesco: “La pace sia con tutti voi. La pace. Una pace disarmata e disarmante”.
Quella della fumata bianca o nera è una tradizione molto meno antica di quanto si pensi. Il sistema attuale è stato usato per la prima volta nel 1914, durante il conclave che portò all’elezione di Papa Benedetto XV. Da allora, dopo ogni scrutinio, le schede e i documenti vengono bruciati per generare il segnale visibile a tutta piazza San Pietro. Guardando ai numeri, per eleggere gli ultimi 9 papi, cioè per avere la famosa fumata bianca, sono state necessarie 28 fumate nere, con una media di 3,11 fumate prima di vedere il fumo bianco che annuncia al mondo il nome del nuovo Pontefice.
Cosa c’è dietro alla fumata bianca del nuovo Papa
Chi pensa che basti bruciare due fogli per far partire la fumata si sbaglia di grosso. Per ottenere quella nera, che vuol dire “niente da fare, si riprova”, i cardinali non bruciano solo le schede, ma mischiano perclorato di potassio, antracene e zolfo, una combinazione chimica che produce il classico fumo scuro. Se invece devono annunciare il Papa, cambiano formula: nella stufa finiscono clorato di potassio, lattosio e colofonia, ingredienti perfetti per una nuvola chiara e inconfondibile.
Attenzione però: una fumata non corrisponde a un solo scrutinio. I cardinali votano in sessioni, due al giorno: una al mattino, intorno alle 9:30, e una al pomeriggio, verso le 16:00. Ogni sessione comprende due scrutini consecutivi. Se i cardinali non eleggono il Papa né al mattino né al pomeriggio, bruciano tutte le schede insieme e producono un’unica fumata nera. Quindi, per sapere davvero quanti voti servono per eleggere un Papa, non basta contare quante volte si vede il fumo salire: bisogna tenere il conto delle votazioni effettuate dentro la Cappella Sistina.
Il caos del Conclave del 1958 per l’elezione di Papa Roncalli
Tutto semplice? Non a giudicare da come andarono le cose nel Conclave del 1958: in 4 giorni, dal 25 al 28 ottobre, i cardinali misero insieme 11 scrutini e produssero 5 fumate nere: due il 26 ottobre, due il 27 ottobre e una il 28 ottobre mattina. Come se non bastasse, il 26 ottobre si registrarono anche due fumate ambigue, con il fumo che sembrava bianco per qualche minuto prima di virare al nero, mandando in tilt fedeli e giornalisti. La fumata bianca vera arrivò solo il 28 ottobre alle 17:08, quando Angelo Giuseppe Roncalli venne eletto, diventando Papa Giovanni XXIII.
Ufficialmente, i pasticci di fumo al Conclave del 1958 furono attribuiti a una combustione difettosa delle schede e alla luce del tramonto che rendeva difficile distinguere i colori. Ma le due fumate ambigue del 26 ottobre alimentarono anche una teoria complottistica: secondo alcune ricostruzioni, durante quella confusione sarebbe stato eletto Giuseppe Siri, che avrebbe scelto il nome di Gregorio XVII, prima di essere costretto a rinunciare. Nessun documento ufficiale ha mai confermato questa versione.
Quante fumate nere per l’elezione del Papa nel 1914
Nel 1914 eleggere un nuovo Papa non fu esattamente una passeggiata. Il conclave, aperto il 31 agosto, durò 4 giorni e richiese ben 10 scrutini prima di arrivare al nome giusto. Dal comignolo della Cappella Sistina uscirono 5 fumate nere, a scandire ogni tentativo fallito, fino al 3 settembre, quando finalmente comparve il fumo bianco che annunciava l’elezione di Giacomo della Chiesa. Il futuro Papa Benedetto XV.
Le cose non andarono molto meglio nel 1922. Il conclave partì il 2 febbraio e si concluse dopo 5 giorni e 14 scrutini belli pieni di tensione. I cardinali dovettero far salire in cielo 6 fumate nere prima di riuscire a mettersi d’accordo. Solo il 6 febbraio, al termine del quattordicesimo scrutinio, arrivò finalmente la fumata bianca che proclamava Achille Ratti come nuovo pontefice, Papa Pio XI.
La fumata bianca più veloce del Novecento
Il Conclave del 1939, quello che portò all’elezione di Papa Pio XII, fu una delle elezioni più rapide della storia recente. Bastarono 2 giorni, tra il 1° e il 2 marzo, e appena 3 scrutini per chiudere i giochi. Dopo due votazioni andate a vuoto, il 1° marzo dalla stufa della Cappella Sistina uscì una sola fumata nera a segnalare che il Papa non c’era ancora. La svolta arrivò il giorno dopo: al terzo scrutinio, il 2 marzo, comparve finalmente la fumata bianca che annunciava l’elezione di Eugenio Pacelli.
Per eleggere Papa Paolo VI nel 1963 servì un po’ più di pazienza. Il Conclave durò 3 giorni, dal 19 al 21 giugno, con 6 scrutini necessari per trovare un accordo. In mezzo, arrivarono 2 fumate nere. Solo il 21 giugno, dopo il sesto scrutinio, dalla Cappella Sistina uscì finalmente la fumata bianca. A essere eletto fu Giovanni Battista Montini.
Quando la fumata annunciò due Papi in meno di sessanta giorni
Il 1978 fu un anno senza precedenti: due Papi eletti in meno di due mesi. Il primo Conclave si tenne tra il 25 e il 26 agosto, durò appena 2 giorni e si concluse con 4 scrutini. Dopo una sola fumata nera, il 26 agosto arrivò la fumata bianca che annunciava l’elezione di Albino Luciani, diventato Papa Giovanni Paolo I. Un’elezione lampo seguita da un Pontificato ancora più breve: il nuovo Papa morì improvvisamente dopo soli 33 giorni, lasciando di nuovo vacante la sede di Pietro.
A ottobre i cardinali furono quindi costretti a rientrare in Conclave. Il secondo, stavolta più combattuto, si svolse tra il 14 e il 16 ottobre 1978, durò 3 giorni e richiese 8 scrutini e 3 fumate nere prima della fumata giusta. Il 16 ottobre, dopo l’ottavo scrutinio, fu eletto Karol Wojtyła, che prese il nome di Papa Giovanni Paolo II, il primo Papa non italiano da 455 anni.
Come si arrivò a Benedetto XVI e Francesco
Dopo la morte di Giovanni Paolo II, nel 2005 i cardinali non persero tempo: aprirono il Conclave il 18 aprile e lo chiusero il giorno dopo, il 19 aprile. In soli 2 giorni e dopo 4 scrutini e 2 fumate nere, la Cappella Sistina si riempì di fumo bianco. Al quarto scrutinio i cardinali scelsero Joseph Ratzinger, che divenne Papa Benedetto XVI. Una delle elezioni più rapide della storia recente, segno che i giochi apparivano piuttosto chiari fin dall’inizio.
Otto anni dopo, nel 2013, la storia si complicò un po’. Anche quel Conclave durò 2 giorni, il 12 e 13 marzo, ma servì arrivare a 5 scrutini e 3 fumate nere prima di vedere il fumo bianco tanto atteso. Il 13 marzo, dopo il quinto scrutinio, i cardinali elessero Jorge Mario Bergoglio, che scelse il nome di Papa Francesco, diventando il primo Pontefice sudamericano della storia.
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