Solo Israele ne ha 6, oltre la metà sono in Asia. La mappa delle barriere di confine
Trentadue anni fa, il 9 novembre 1989, gli occhi di tutto il mondo erano puntati su Berlino per assistere all’abbattimento, pezzo per pezzo, del muro che per 28 anni aveva tagliato a metà la capitale tedesca. Fu una festa, un rituale di pace, il primo passo del cammino che, quattro anni dopo, il 1° novembre 1993 portò alla nascita dell’Unione europea. Com’è noto la storia si ripete, ad oggi i muri che impediscono l’accoglienza dei migranti sono oltre 60 in tutto il mondo.
Muri anti migranti, la maggior parte è in Asia
Dai sei del 1989 ci sono adesso nel mondo, lungo i confini o nei territori occupati, 63 muri a cui vanno aggiunti quelli non fisici fatti di sorveglianza digitale e controllo aereo-navale. La costruzione di muri di separazione in funzione anti immigrazione è in espansione: dal 1989 c’è stato un aumento costante nell’edificazione di muri anti immigrati con notevoli impennate nel 2005 e 2015.
Immigrazione clandestina e terrorismo
Solo nel 2015 sono stati costruiti quattordici muri. Dal 2018 il conteggio mondiale tocca quota 63. Ad oggi sei persone su dieci nel mondo vivono in un paese che ha costruito muri alle sue frontiere, la maggior parte si trova in Asia (56%), seguita dall’Europa (26%), e dall’Africa (16%) come mostra il grafico più sopra.
Il blocco dell’immigrazione clandestina e la lotta al terrorismo sono la prima giustificazione dei governi per la costruzione dei muri (32%), seguita dal contrabbando di merci e dalla tratta di esseri umani (16%), dal traffico di droga (10%) e dalle dispute territoriali (11%), per finire con il blocco dei militanti stranieri (5%).
Israele ha più muri di tutti
Lo stato d’Israele ha il maggior numero di muri (sei), seguito da Marocco, Iran e India (tre), e Sud Africa, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Turchia, Turkmenistan, Kazakistan, Ungheria e Lituania (due). Israele è il paese più murato del mondo, con muri con tutti i paesi vicini. Sono state commesse gravi violazioni dei diritti umani con le costruzioni intraprese nel 1994 a Gaza e nel 2002 nei territori occupati. Il motivo è l’utilizzo delle recinzioni come mezzo di annessione territoriale.
Gli Stati Uniti, oltre al muro al confine con il Messico, hanno spinto per la militarizzazione dei confini con il Guatemala e, in misura minore, con il Belize. Anche se non si tratta di un muro fisico, l’estesa infrastruttura di sicurezza intorno a questi confini impedisce l’accesso dei migranti.

Con l’eccezione del Libano quattro dei paesi confinanti con la Siria hanno costruito muri di confine lungo diversi tratti della loro frontiera: Israele (1973, con un’estensione nel 2013), Turchia (2013), Giordania (2008) e l’Iraq (2018).
Dei sette confini dall‘India (Bangladesh, Bhutan, Cina, Myanmar, Nepal, Pakistan e pochi chilometri con l’Afghanistan), tre hanno barriere lungo quasi tutta la linea di separazione. Un totale di 6.540 km che corrispondono al 43% delle sue frontiere. Il muro più esteso, la cui costruzione risale al 1989, è quello al confine con il Bangladesh, lungo ben 4.096,70 km, praticamente tutta l’area di confine. L’Australia, invece, non ha confini terrestri, ma ha costruito un muro marittimo per tenere fuori i migranti che arrivano via mare. Le forze armate australiane usano telecamere satellitari, navi e aerei per sorvegliare le frontiere marittime.
Chi costruisce i muri anti migranti
Aziende israeliane come Elbit e Magal Security sono leader mondiali nella costruzione dei muri. Esse promuovono il loro lavoro a livello internazionale avvalendosi dello slogan “testato sul campo“. Il “campo” naturalmente è la grande infrastruttura di muri e recinzioni tra Israele e i territori limitrofi. Aziende come Airbus, Thales, Leonardo, Lockheed Martin, General Dynamics, Northrop Grumman e L3 Technologies sono invece le principali beneficiarie dei contratti relativi alla costruzione di muri e recinzioni di confine in Europa e negli Stati Uniti. Il grafico sotto mostra le maggiori compagnie mondiali coinvolte nella costruzione dei muri nei territori confinanti con Israele.
Gli altri muri
Nel 2013 l’Arabia Saudita terminò la costruzione di 1.800 km di muro sul confine con lo Yemen. Non solo cemento armato, a rendere impenetrabile il confine anche centinaia di sensori di movimento. I quasi duemila chilometri vanno dal Mar Rosso, ad ovest, fino al confine con l’Oman a Est. Il progetto è costato 20 miliardi di dollari.
Invece, i lavori del muro di separazione tra Iran e Pakistan sono iniziati nel 2007. Ad oggi si estende lungo 700 km di frontiera. Il motivo principale della barriera è la protezione del confine dalle infiltrazioni dei trafficanti di droga e dei gruppi armati sunniti
Lungo 500 chilometri è stato iniziato nel 1966, anno dell’indipendenza del Botswana. Primo obiettivo della barriera proteggere il bestiame da eventuali epidemie e dalle aggressioni dei predatori. La rete, alta dai due ai tre metri è elettrificata, attraversa parchi naturali, villaggi, corsi d’acqua e laghi impedendo anche gli spostamenti degli animali selvatici.
Il muro delle due Coree è una barriera di confine che divide a metà la penisola coreana. Venne creata per accordo tra la Corea del Nord, la Cina e il comando delle Nazioni Unite nel 1953. La zona demilitarizzata coreana, questo il nome della striscia di terra, è lunga 250 chilometri e larga circa 4 chilometri.
La barriera tra l‘Iraq e il Kuwait, iniziata nel 1991, percorre 190 km. Si estende per 9,7 km in Iraq e 4,8 km in Kuwait e attraversa l’intera lunghezza del loro confine dall’Arabia Saudita al Golfo Persico. Costruita su autorizzazione dell’Onu con lo scopo di fermare una reinvasione del Kuwait da parte dell’Iraq. Oltre al cemento il muro è costituito da recinzioni elettrificate e filo spinato. La sorveglianza, di soldati, motovedette e elicotteri è costante.
Il muro del Marocco
Sito nel Sahara occidentale il muro marocchino o muro del Sahara Occidentale (anche noto con il termine Berm) è considerato la più grande barriera militare del mondo, è lunga 2720 km e presidiata costantemente da 100.000-150.000 forze militari marocchine. La zona, circondata da nove milioni di mine, è uno dei territori più pesantemente minati del mondo. Rinominato dal popolo sahariano “il muro della vergogna“, è stato costruito tra il 1980 e il 1987, in sei fasi distinte. Esso divide il Marocco dal Frente popular para la liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro, meglio conosciuto come Fronte Polisario. Con questo si conclude la seconda parte di questo articolo, continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti sull’accoglienza dei migranti.
Fonte: Transnational Institute (Tni) November 2020
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