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Il 5,9% dei lavoratori dirigente, ma la cifra quadruplica se i genitori già lo erano

La mobilità sociale non è mai stato un punto di forza del sistema economico italiani e i numeri dell’ultimo rapporto annuale dell’Istat lo confermano. Come si può vedere nel grafico in alto, i lavoratori italiani si distribuiscono in modo molto diverso all’interno delle varie classi occupazionali in base al lavoro dei genitori. Se mediamente, come se si nota nella riga del totale, a essere alto dirigente o grande imprenditore è il 5,9% degli occupati nati tra il 1972 e il 1986, questi diventano il 26% tra coloro che avevano almeno uno tra il padre e la madre che facevano lo stesso.

Si tratta di più del quadruplo. Vuol dire che chi nasce in una famiglia in cui un genitore è imprenditore o alto dirigente ha una possibilità più di quattro volte più elevata di quella dell’italiano medio di diventarlo a propria volta.

Al contrario solo l’1,2% di chi proviene da una famiglia di operai non qualificati ha fatto il salto per entrare a fare parte della classe occupazionale più alta. Viceversa il 24,7% di loro ha continuato a far parte della classe degli operai non qualificati, nonostante il fatto che di questo segmento facciano parte in media solo il 10,4% degli italiani.

Un po’ tutte le classi vedono una appartenenza più che proporzionale di lavoratori i cui genitori già ne facevano parte, anche se non si raggiungono i livelli di quella degli imprenditori e degli alti dirigenti.

Nei decenni la mobilità sociale non è peggiorata

Per esempio il 31,1% dei figli di medi dirigenti e professionisti svolge lo stesso lavoro dei genitori, mentre la frequenza media di appartenenza a questa classe occupazionale in Italia è il 17,8%. Un 15,8% dei lavoratori invece è impiegato direttivo e di concetto, ma si sale al 28,3% tra coloro vissuti in una famiglia in cui padre o madre svolgeva lo stesso lavoro.

Analoghi i numeri riguardanti le altre classi lavorative. Quello che appare evidente è che ad avere il maggior tasso di ripetizione del lavoro dei genitori sono coloro che appartengono ai segmenti più estremi, il più alto, quello riguardante imprenditori e alti dirigenti, e il più basso, degli operai non qualificati.

Negli altri casi c’è chiaramente un incremento della percentuale di lavoratori di quella classe se è la stessa dei genitori, ma non si raggiunge mai un raddoppio.

Un dato significativo è quello di quanti non hanno voluto o potuto ripercorrere le orme paterne e materne e fanno qualcosa di diverso da essi. In media sono il 73,3%. Vi è un aumento rispetto al 70,5% della generazione precedente, quella dei nati tra 1957 e 1971 e al 73% di quella ancora prima, di chi era venuto al mondo tra l 1942 e il 1956. Vuol dire che vi è stato un piccolo aumento della mobilità sociale, o comunque non vi è stato un calo.

Il ruolo del mutamento dell’economia

Non sappiamo quanto questo sia stato dovuto a una effettiva volontà o facilità di cambiare ambito lavorativo o invece per costrizione, perchè c’erano meno spazi nei settori in cui padre o madre lavoravano. Per esempio la classe dei lavoratori autonomi tra la generazione precedente e quella presa in esame dall’Istat ha visto in media una riduzione di addetti, passati dall’essere il  21,9% del totale al 16,6%. E’ evidente che per molti figli di commercianti o padroncini è stato un obbligo fare altro, più che una scelta, essendo svanito il posto di lavoro o l’attività originaria di famiglia.

I dati si riferiscono al 2016-2019

Fonte: ISTAT

Leggi anche: In Italia non è facile crescere nel reddito: lo dice Eurostat

 

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