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Diciassette anni fa la strage di Nassiriya. Ecco la mappa dei contingenti nazionali

Il 12 novembre del 2003 un camion pieno di esplosivo, guidato da due attentatori di Al Qaeda, devastò una delle basi militari degli italiani in Iraq uccidendo 19 persone. A 17 anni di distanza dalla strage di Nassiriya, l’impegno dei militari italiani continua anche il Iraq. Nessun ritiro, quindi, anzi negli ultimi anni i nostri contingenti nel Paese sono aumentati e tra Iraq e Kuwait si arriva ad un massimo di 1.100 unità, su un totale di 7.488 impegnati nelle varie missioni internazionali.

Sono in totale 39 le missioni a cui l’Italia aderisce, 36 di queste internazionali e inserite nel piani si sostegno e stabilizzazione in 24 paesi. Per quanto riguarda invece le operazioni nazionale, prima fra tutte l’operazione Strade sicure sono 7.803 i militari impiegati. Questi i numeri relativi alla consistenza massima annuale previsti dalla Delibera del Consiglio dei Ministri del 21 maggio 2020.

I militari italiani in Iraq

Dei 7.488 militari italiani impegnati nelle missioni internazionali nel mondo, 1.100 sono in Iraq all’interno della missione denominata “Prima Parthica“. Un’operazione in supporto a quella internazionale “Inherent Resolve” iniziata nel 2014 per contrastare l’avanzata dell’Isis. Quello italiano è il secondo contingente più numeroso nell’area dopo quello degli Stati Uniti, che negli anni scorsi ha inviato sul campo tra i 5mila e i 5.500 soldati.

Ma che cosa fanno le truppe italiane in Iraq? ​​Addestrano i combattenti Peshmerga di origine curda e ​​forniscono personale di staff ai comandi multinazionali siti in Kuwait, e Iraq (Bagdad ed Erbil) oltre a supportare la formazione delle forze di polizia irachene. I militari italiani impegnati nell’area sono, al momento, sono 926 ma la missione può raggiungere fino ad un massimo, come detto, di 1.100 persone.

L’esercito italiano in Medio Oriente

Quello a Erbil, in Iraq, però, non è il contingente italiano più numeroso in Medio Oriente. Come si vede nel grafico in alto, in Libano l’esercito italiano è impegnato con 1.216 soldati nell’ambito di due distinte missioni: la missione Unifil, dell’Onu, e una missione bilaterale Italia-Libano di addestramento delle forze di sicurezza libanesi. Il terzo contingente italiano in Medio Oriente è in Afghanistan: 800 uomini sono impegnati nell’ambito della missione Nato Resolute support. La missione è iniziata nel 2015 ed è dedicata all’addestramento, consulenza e assistenza in favore delle Forze Armate (Afghan National Security Forces – ANSF) e le istituzioni afgane.

Sono, poi, presenti 754 soldati italiani nell’operazione europea Mare sicuro con il compito di svolgere, in applicazione della legislazione nazionale e degli accordi internazionali vigenti, attività di presenza, sorveglianza e sicurezza marittima nel mar Mediterraneo centrale in prossimità delle coste libiche.

Sono poi 628 i militari operanti in Kosovo e L’Italia partecipa, con 106 i soldati nella Task Force Air che opera ininterrottamente negli Emirati Arabi Uniti dal 2002. Inizialmente costituita sull’aeroporto di Al Bateen (Abu Dhabi), dal 1 luglio 2015 opera sulla base di Al Minhad (Dubai), oltre che di assetti operativi delle Forze Armate degli Emirati Arabi Uniti, anche di altri distaccamenti appartenenti a diverse nazioni coinvolte.

I militari italiani in Libia

Arriviamo, poi, ad un’altra delicatissima questione: quella libica. Oltre alla già citata operazione Mare sicuro, sul suolo libico sono 400 i militari italiani impegnati nella missione bilaterale Italia-Libia di assistenza e supporto. La missione è partita il 1 gennaio 2018 per sostenere il Governo di unità nazionale libico, ma adesso si trova nel bel mezzo di una guerra tra le forze del leader al-Sarraj e le quelle del generale Haftar.

Le missioni in Africa

In Africa i militari italiani sono presenti anche in Somalia, dove 148 uomini partecipano invece ai programmi europei di addestramento Eutm e Eucap. 295 uomini lavorano, invece, in Niger nella missione bilaterale di supporto al Paese africano, per contrastare i traffici illeciti e le minacce alla sicurezza. In Gibuti, invece, la Base Militare Italiana di Supporto (BMIS) impiega 117 militari: è stata realizzata in un’area che è crocevia strategico per le linee di comunicazione marittime che dal Mediterraneo sono dirette, attraverso il Canale di Suez, verso il Golfo Persico, il Sud Est asiatico, il Sudafrica e viceversa.

Ci sono, poi, i 75 soldati italiani in Egitto, con le forze Multinational Force and Observers per la pace tra il Paese e Israele. Siamo anche in Mali per partecipare ad una iniziativa europea nata nel 2013. L’ultima missione ad essere partita è quella del marzo 2019 in Tunisia, per la costituzione di tre comandi regionali per la gestione delle attività di controllo del territorio. Altri uomini (e donne) prestano servizio in varie missioni tra Israele e Palestina – in particolare per l’addestramento delle forze di sicurezza palestinesi – Qatar e Bahrein, in funzione di supporto (il Qatar è oggi il primo acquirente di armamenti italiani).

I militari anche in Europa

Oltre che nel Mediterraneo, tra quelli impegnati in missioni navali, vi è un contingente impegnato nell’operazione Eunavfor Sophia (200 militari) e uno nell’operazione Nato nel Mar Mediterraneo orientale e Mar Nero. Tra i contingenti terrestri, il più numeroso è quello dispiegato nei Balcani, nell’ambito della missione Nato Kfor, che consiste di massimo 628 soldati italiani. Segue a distanza il contingente di 200 uomini impiegato in Lettonia nell’ambito dell’operazione Baltic Guardian. Sono poi impegnati uomini nella missione Nato di sorveglianza dello spazio aereo europeo. I restanti uomini sono sparpagliati in contingenti ridotti in Albania, Bosnia, Cipro e altre operazioni navali.

 

 

Fonte: Ministero della Difesa 

I dati si riferiscono al: 2020

Leggi anche: I cappellani ecclesiastici fanno parte dei corpi militari italiani

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