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In testa Panama, Isole Marshall e Bahamas grazie al fenomeno delle bandiere di comodo

Nell’epoca della globalizzazione il commercio internazionale e il movimento di persone, per affari o per turismo, è sempre più fondamentale, almeno in tempi normali, quando una pandemia non paralizza il mondo.

E in tempi normali, appunto, merci e persone, ma soprattutto le prime, si spostano con le navi. Le supply chain delle multinazionali oramai coinvolgono Paesi di tutto il mondo, semilavorati e prodotti finiti si spostano dall’Asia Orientale all’Europa e all’America, le materie prime dall’Africa alla Cina e negli USA in gran parte grazie alle navi.

La marina mercantile è quindi una parte importante delle economie dei Paesi. E però come accade per le società, ancora di più in questo campo esistono fenomeni analoghi ai paradisi fiscali, in cui risultano registrate aziende che in realtà non hanno nulla a che fare con quel Paese, spesso piccolo. In questo campo specifico parliamo di bandiera di comodo. La bandiera è quella dello Stato in cui viene registrata una nave in modo fittizio, perchè le tasse sono più basse, così come gli oneri di registrazione, i requisiti meno stringenti, anche in merito alla sicurezza e ai contratti dell’equipaggio.

Grazie al massiccio uso delle bandiere di comodo è così Panama la nazione con la marina mercantile più importante al mondo. È di 127.765 dollari il valore totale della sua flotta. Seguono Paesi che certamente sono nani economici, o isole molto piccole, di poche centinaia di migliaia di abitanti o meno, come le Marshall Islands, con 14.511 milioni di dollari, Liberia, Bahamas. Di questo elenco però fa parte anche l’Italia nei primi 10 posti. Proprio in decima posizione, con 19.791 milioni di dollari.

L’Italia primeggia nelle navi passeggeri

È rilevante perché questi primi 10 Paesi da soli rappresentano più di due terzi del totale mondiale, 679.405 milioni di dollari su 952.213.

Se invece di osservare la bandiera si guardasse alla proprietà della nave, che spesso corrisponde anche al costruttore della stessa, la classifica sarebbe diversa. La Grecia, Paese di armatori, sarebbe prima, con 96.785 milioni di dollari di marina mercantile, e non nona, e al secondo, terzo e quarto posto vi sarebbero Giappone, Cina, Stati Uniti, e l’Italia sarebbe quindicesima. La differenza è che le proprietà di gran parte della flotta dei Paesi più importanti preferisce per motivi economici registrarsi sotto una bandiera di comodo.

Le navi della marina mercantile sono però molto diverse. Vi sono le portarinfuse, che trasportano carichi non liguri e non racchiusi in container. Con 160.253 milioni di dollari sono la maggioranza relativa, a livello di valore, soprattutto nel caso di Panama, di Hong Kong, della Cina.

Poi ovviamente vi sono le petroliere. Sono la maggioranza relativa della flotta delle Isole Marshall e della Grecia, almeno in valore, e la seconda globalmente. E poi le navi che trasportano cointainer, gas, (gassiere), prodotti chimici (chimichiere), ecc. E quelle adibite al trasporto passeggeri. È in queste ultime che si distingue la marina mercantile italiana.

L’Italia è infatti terza in tale elenco quanto a valore delle navi di questo tipo, con un valore complessivo 14.235 milioni di dollari, dietro solo Bahamas e Malta. Nell’ambito dei traghetti e delle navi da crociera quelli italiani sono quasi il 12% del totale mondiale, sempre considerando il valore economico.

Si tratta di un’eccellenza che ora appare messa in pericolo dal Covid, ma le competenze e la leadership settoriale è probabile possano sopravvivere a questo periodo

I dati si riferiscono al 2019

Fonte: UNCTAD

Leggi anche: Chi ha guadagnato di più dalla globalizzazione?

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