fbpx
 In Hot Topic

Con la ripresa sono diminuiti in particolare tra gli uomini e nei settori dell’industria

La crisi economica che il lockdown dovuto al Covid19 sta provocando porterà inevitabilmente alla perdita di molti posti di lavoro. Ed è un peccato anche perchè negli ultimi anni, quelli della faticosa ripresa dalla crisi del 2009-2013, i licenziamenti erano diminuiti. E non di poco.

Parliamo naturalmente dei licenziamenti di persone a tempo indeterminato. Sono diminuiti dai 647 mila del 2014 ai 579 mila del 2018. Nonostante le leggi che li hanno resi più semplici. A dimostrazione che più che le leggi fanno le congiunture economiche.

Il calo dei licenziamenti non è stato omogeneo, ma ne hanno beneficiato in misura maggiore alcune categorie di lavoratori. Innanzitutto gli uomini, nel cui caso sono diminuiti da 424 a 366 mila, percentualmente si tratta di un decremento del 13,5%, mentre nel caso delle donne i licenziamenti sono scesi del 4,8%. E’ il risultato di diversi fattori. Tra questi il fatto che erano stati gli uomini le principali vittime della crisi, e quindi dopo sono stati quelli hanno maggiormente beneficiato della ripresa. E poi vi è il fattore della maggiore presenza di uomini in settori che in questi anni hanno avuto una crescita maggiore, tra tutti l’industria. Dove i licenziamenti sono calati dai 172 mila del 2014 ai 118 mila del 2018, -31,5%. Anche il settore delle costruzioni ha avuto una ripresa che ha portato il numero dei licenziati a scendere del 22,5%. Sono invece cresciuti di 14 mila unità in 4 anni nel campo dei servizi di mercato, in totale controtendenza

Licenziamenti scesi di più tra i dipendenti tra 30 e 50 anni

L’andamento dei licenziamenti mostra un aumento della disuguaglianza in alcuni settori. Per esempio si nota come tra gli italiani siano diminuiti tra 2014 e 2018 in misura importante, da 533 mila a 437 mila, mentre sono aumentati tra gli stranieri, da 114 mila a 142 mila, così come sono cresciuti tra tutti i lavoratori con una anzianità inferiore ai 3 anni e sono scesi solo tra chi ne ha una maggiore. Questi ultimi sono la maggioranza, ma è evidente che le aziende hanno preferito sacrificare i nuovi dipendenti e i meno qualificati rispetto agli altri.

Infatti tra chi ha meno di 30 anni i licenziamenti sono scesi del 4,1%, da 86 mila a 83 mila, mentre sono diminuiti molto di più tra i dipendenti tra i 30 e i 50 anni, tra cui si è passati da 385 mila a 330 mila .

E’ stato più beneficiato il Nord rispetto alle altre aree dalla riduzione del numero di licenziati. Qui sono scesi di 34 mila unità, il 13,6%, in quattro anni, mentre al Centro solo di 2 mila, il 2%. Al Nord d’altronde il settore industriale ha molta più importanza. Bene anche il Sud con una diminuzione dell’11,5%.

E’ purtroppo molto probabile che nelle statistiche dei prossimi anni dovremo invece vedere soprattutto il segno più

Fonte: ISTAT 

Leggi anche: Ex Ilva, Arcelor Mittal vuole 4.700 licenziamenti

Start typing and press Enter to search