La quota del Pil mondiale di Europa e Nordamerica è scesa dal 75,2% al 52,8%
La Cina e tutta l’Asia Orientale sono sempre più forti e influenti. Ce ne accorgiamo ogni giorno osservando la provenienza dei prodotti che consumiamo e leggendo le notizie di economia e politica internazionale. È certamente questa la maggiore tra le grandi tendenze di un sistema economico globale come quello in cui viviamo. È ancora più evidente se allarghiamo la visuale e guardiamo, come facciamo nella nostra infografica, a come è cambiata in più di 50 anni la distribuzione del Pil nel mondo.
Come è cambiato il Pil del mondo
Il Prodotto Interno Lordo è da molto tempo sul banco degli imputati, accusato di non rappresentare realmente il livello di benessere di una popolazione, che si può e si deve misurare anche con altri strumenti valorizzando, per esempio, lo sviluppo umano raggiunto, i risultati nell’ambito dell’istruzione e della sanità. Tuttavia rimane l’indicatore principe in ambito economico, soprattutto se l’obiettivo è il confronto tra la forza dei grandi player globali più che le condizioni di vita quotidiane della popolazione.
A fine anni’60 era in Nordamerica ed Europa il 75,2% del Pil
I numeri della Banca Mondiale, da cui sono tratti i dati, dicono che nel 1968 le economie di Europa e Asia Centrale (allora in Urss) e Nordamerica producevano i tre quarti di tutto il Prodotto Interno Lordo mondiale
Eravamo al termine del boom economico che nel Dopoguerra aveva portato un livello di benessere e di ricchezza mai sperimentato prima in Occidente, compreso il mondo comunista che proprio in quegli anni aveva raggiunto importanti obiettivi a livello produttivo e tecnologico, come il primo satellite e il primo uomo nello spazio. Il resto del pianeta era quasi ininfluente negli equilibri globali. L’Africa Subsahariana e parte dell’Asia erano alle prese con i postumi del processo di decolonizzazione. In Indocina la guerra, che coinvolgeva Vietnam e Paesi vicini, impediva ogni sviluppo, e in America Latina era ormai terminato il periodo di crescita che aveva caratterizzato l’area fino agli anni ’50. La Cina, poi, era impelagata nella Rivoluzione Culturale che l’avrebbe rallentata ancora per molto.
Le grandi tendenze di un sistema economico dipendono molto anche dalla politica, e questo, come si vede, era il caso di quel periodo, quando l’egemonia di Usa, Urss, e vecchie potenze coloniali come Francia e Regno Unito non erano in discussione.
Le grandi tendenze di un sistema economico globale
Nello specifico nel 1968 il Pil del Nordamerica, che comprende anche il Canada oltre agli Stati Uniti, era di 1.014,5 miliardi di dollari, il 41,5% del totale mondiale, mentre quello dell’Europa e dell’Asia Centrale ammontava a 832,2 miliardi, il 33,9%. Tutti i Paesi dell’Asia Orientale e del Pacifico, dalla Cina al Giappone, al Sud Est Asiatico e all’Australia, insieme arrivavano a produrre solo 301,2 miliardi, il 12,3% del Pil globale, poco, ma comunque quanto quello di America Latina, Sud Asia, Africa Sub Sahariana e Medio Oriente e Nordafrica, ancora ai margini dell’economia mondiale.
Come si calcola il Pil mondiale
Parliamo qui di dollari americani, e naturalmente queste cifre e quelle degli anni successivi tengono conto delle fluttuazioni della moneta Usa: un calo del Pil di un’area potrebbe essere semplicemente la conseguenza di una svalutazione del cambio della divisa locale contro il dollaro. È quest’ultimo, tuttavia, in quanto valuta più stabile, che da sempre viene utilizzato per questi calcoli. Come per il Prodotto Interno Lordo, rifacendo il verso al celebre detto di Churchill sulla democrazia, siamo di fronte al “peggiore indicatore esclusi tutti gli altri”.
Dopo la fine degli anni ’60, comunque, molto è cambiato, seppur lentamente. Le grandi tendenze di un grande sistema economico globale come il nostro si caratterizzano per i tempi lunghi, solitamente alcuni decenni, che le producono. Tra queste, come si diceva, la progressiva acquisizione di importanza dell’economia asiatica e il declino di Europa e Nordamerica.

In 52 anni l’economia mondiale si è espansa di 34 volte
Nell’infografica qui sopra si possono leggere i numeri assoluti del Pil, in miliardi di dollari. Appare subito evidente come la torta si sia allargata enormemente tra il 1968 e il 2020, l’ultimo anno cui arrivano i dati della Banca Mondiale, crescendo di ben 34 volte, da circa 2.500 miliardi a quasi 85mila. L’incremento non è stato però uniforme, e sono questi, i diversi tassi di crescita che hanno caratterizzato le aree del globo, che determinano l’aumento d’importanza o il declino di queste. Declino relativo, naturalmente, visto che sempre di incrementi in valore assoluto parliamo.
A essere più importanti, però, sono le fette dell’economia mondiale che le regioni del pianeta si sono ritagliate anno dopo anno. Così vediamo come i 22.605,3 miliardi di dollari di Pil del Nordamerica nel 2020 rappresentino il 26,7%, e non più il 40% e oltre della ricchezza globale come alla fine degli anni ’60. I 22.121,6 miliardi dell’Europa e dell’Asia Centrale equivalgono al 26,1%, anche in questo caso una quota inferiore a quella di 52 anni prima.
A crescere più di tutti è stata l’Est Asia e il Pacifico: il Pil di quest’area si è moltiplicato di 90 volte nel lasso di tempo considerato, e due anni fa costituiva il 32% di quello mondiale.
Le performance delle altre economie emergenti
A essersi espanse sono state pure parte delle altre economie. Per esempio quella del Sud dell’Asia, con l’India in prima fila, ma anche il Pakistan, il Bangladesh, il Nepal, lo Sri Lanka: è arrivata a valere il 4% di quella globale.
Quella del Medio Oriente rappresenta il 3,6%, ma aveva superato il 5% dopo la metà degli anni ’70, in seguito allo shock petrolifero, e negli ultimi 20 anni ha vissuto un relativo ridimensionamento anche a causa delle numerose guerre nell’area. La fetta dell’economia dell’America Latina aveva superato l’8% una decina di anni fa, alla fine di un vero e proprio boom, durato però poco. A causa delle varie crisi (in Argentina e Venezuela, per esempio) e dell’impatto del Covid la sua quota del Pil mondiale è tornata ai valori simili a quelli di fine anni ’60, sotto il 6%. Quella dell’Africa Subsahariana, infine, è rimasta sempre simile, del 2%.
L’India e le grandi tendenze del sistema economico mondiale
Come andrà in futuro? Prevedere le tendenze di un sistema economico complesso come quello globale non è facile, ma gli analisti sembrano concordare su alcuni punti chiave.
Tra questi l’emergere dell’India. Da un punto di vista demografico sta superando la Cina, la quale invece va incontro a dinamiche più simili a quelle europee, con una crisi delle nascite e un’economia che diventa sempre più matura. Non a caso anche per quanto riguarda l’incremento del Pil il tasso di crescita indiano, che per il Fmi nel 2022 potrebbe arrivare all’8%, sarà superiore, e non di poco, a quello cinese nei prossimi anni.
Oltre alla fetta dell’economia globale in mano al Sud dell’Asia sarà quella dell’Africa Subsahariana quella che vedremo ingrandirsi maggiormente. Anche in questo caso un driver sarà la demografia. Tra il 2000 e il 2018 la popolazione di tutto il Continente Nero è salita di ben il 56,6%. La sempre maggiore integrazione dei Paesi africani nel commercio internazionale dovrebbe trasformare alcuni di essi, come la Nigeria, in nuove potenze e in tante piccole nuove Cine.
I dati si riferiscono al 1968-2020
Fonte: Banca Mondiale
Leggi anche: Andamento del Pil Italia: che cosa succederà quest’anno
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.


