Il Ceo di Johnson & Johnson guadagna 23,1 milioni di dollari

Vaccinazioni sospese negli Usa, i conti della multinazionale americana

Dopo AstraZeneca, adesso è il turno di Johnson & Johnson. La Food and drug administration ha sospeso le somministrazioni per ulteriori controlli. Si tratta di una partita importante per la multinazionale americana di cui sicuramente nelle nostre case abbiamo tutti qualche prodotto (realizza beni di largo consumo oltre ai farmaci). Vediamo meglio, quindi, i conti della società, a partire dallo stipendio del Ceo, Alex Gorsky: oltre 23 milioni di dollari.

I conti della Johnson & Johnson

Fino a poco tempo fa gli italiani conoscevano la società americana quasi solo per i prodotti di consumo, come il famoso shampoo per i bambini. Ma si tratta in realtà di una multinazionale fondata nel 1886 nel New Jersey che si occupa anche e soprattutto di prodotti farmaceutici, oltre che per la cura personale e di apparecchiature mediche.

La Johnson & Johnson è cresciuta con le acquisizioni

La sua storia è stata costellata da acquisizioni di altre aziende in ambito farmaceutico e soprattutto recentemente medicale e nel campo delle biotecnologie, in tutto il mondo, Asia ed Europa inclusa. Questo ha portato il colosso Usa a diventare una delle maggiori multinazionale mondiali nel settore. È decisamente più grande per esempio di Astrazeneca, il cui fatturato nel 2020, di 25,9 miliardi di euro è stato meno della metà rispetto a quello di J&J, che è ammontato a 82 miliardi e 584 milioni di dollari, ovvero circa 69 miliardi di euro.

L’impegno di Johnson & Johnson per il vaccino anti-Covid

Era naturale quindi che anche Johnson & Johnson si lanciasse nella grande gara dei vaccini contro il Covid arrivando, tra quelli occidentali, al quarto posto dopo Pfizer, Moderna, e appunto Astrazeneca. Il vaccino di J&J è simile come principio a quello della multinazionale anglo-svedese, ma ha il pregio di richiedere una sola inoculazione. Il lato negativo è che come per Astrazeneca sono stati trovati rarissimi eventi avversi di tipo trombotico che hanno costretto la Fda (Food & Drug Admininstration) a sospendere le vaccinazioni per ulteriori controlli.

Johnson & Johnson

Come viene pagato il Ceo

Questo non dovrebbe danneggiare tuttavia la solidità della multinazionale americana, che l’anno scorso ha confermato e anzi rafforzato, almeno dal punto di vista del fatturato i risultati del 2019. Questo è arrivato come già detto a 82 miliardi e 584 milioni, in leggero aumento rispetto agli 82 miliardi e 59 milioni.

Questo miglioramento non si è riflettuto nel reddito operativo a causa di un incremento più significativo dei costi di produzione, che sono passati da 27 miliardi e 556 milioni di dollari del 2019 ai 28 miliardi e 427 milioni del 2020. In leggera riduzione la voce dei costi di marketing e le spese amministrative, che l’anno scorso sono state 94 milioni in meno ma hanno comunque superato i 22 miliardi.

Tra questi costi c’è naturalmente anche quello del personale e soprattutto gli emolumenti dell’amministratore delegato, l’americano Alex Gorsky. Che nel 2020 ha ricevuto 23 milioni e 140 mila dollari, che corrispondono a 19 milioni e 330 mila euro. Come sempre in questi casi il salario effettivo è una frazione relativamente piccola del totale, parliamo di “solo” un milione e 650mila dollari cui si aggiunge un bonus di 3 milioni e 148mila dollari. E questo è quanto entra sotto forma di cash nelle tasche di Grosky. Il resto, che rappresenta la gran parte dei suoi emolumenti complessivi, consiste in stock option, ovvero 13 milioni e 758mila dollari, e in opzioni, per 4 milioni e 383 mila. Cui si aggiungono 201 mila dollari di altri bonus.

L’utile di Johnson & Johnson è in calo di 405 milioni

Come è facile comprendere è il settore farmaceutico a trainare Johnson & Johnson. A questo comparto è da attribuire più di metà delle entrate, con 45 miliardi e 572 milioni di dollari di fatturato sul totale di 82 miliardi e 582 milioni. Le apparecchiature mediche fruttano poco meno di 23 miliardi e il resto proviene dai prodotti di consumo.

Il 50% delle entrate vengono dagli Usa

È probabile che con l’impegno nella lotta al Covid la fetta rappresentata dai farmaci sia destinata a ingrandirsi nel tempo, così come già accaduto tra 2019 e 2020. Così come è facile immaginare che assumerà più peso il mercato internazionale. Oggi più di metà delle entrate provengono in realtà dal mercato americano.

E sarà interessante osservare se ciò porterà più utili. Nel 2020 questi sono in realtà leggermente diminuiti, passando da 15 miliardi e 119 milioni di dollari a 14 miliardi e 714 milioni. E sarebbe potuta andare peggio se non vi fosse stata un riduzione significativa delle imposte. Questo per un incremento di alcune spese, tra cui quella di 804 milioni nell’ambito della ricerca e sviluppo. Che per ora sembra avere dato frutto. Anche se, forse, è presto per dirlo con sicurezza.

I dati si riferiscono al 2019 e 2020

Fonte: Johnson & Johnson

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