Bilancio Inpgi, il rosso resterà sopra i 200 milioni

Peggiora il risultato di gestione. E l’assorbimento da parte dell’Inps ora è realtà

C’è un settore che non ha risentito in modo particolare delle diverse crisi che hanno colpito l’Italia e l’Occidente negli ultimi 20 anni, quella finanziaria del 2008-2013 e quella attuale legata alla pandemia. Un settore fortunato? Niente affatto. Non ha subìto i colpi della crisi solo perché è sostanzialmente in una crisi perenne a prescindere dal ciclo economico. È quello del giornalismo, messo in difficoltà dall’abbandono del cartaceo da parte della maggioranza dei lettori, dall’avvento del digitale e dei social. Così, a risentirne, è l’Inpgi, l’Istituto che gestisce le pensioni dei giornalisti italiani.

L’assorbimento da parte dell’Inps

A rappresentare plasticamente la situazione precaria del settore ora giunge la sua confluenza nell’Inps. Dopo 95 anni chiuderà i battenti, almeno per la parte riguardante i giornalisti dipendenti, mentre rimarrà attiva solo per quelli autonomi.

L’assorbimento, che quindi riguarderà i trattamenti attivi e passivi, ovvero i versamenti e le erogazioni di pensione, sarà operativo a partire dal 1 luglio del 2022. E i contributi pagati fino a quella data saranno trattati secondo le regole di Inpgi, che per esempio fino al 2017 utilizzava ancora il sistema retributivo. Da metà dell’anno prossimo, invece, i giornalisti dipendenti seguiranno le stessi leggi che governano il pensionamento di gran parte degli altri lavoratori che aderiscono al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), quello di gran lunga più importante tra i fondi previdenziali dell’Inps

L’unica parziale eccezione riguarda coloro che hanno cominciato a lavorare prima del 1996. Per costoro non sarà applicato il massimale contributivo di 100 mila euro normalmente previsto, ovvero quell’ammontare di reddito oltre il quale non vengono richiesti contributi.

La decisione è stata inserita nell’ultima legge di Stabilità, ma era nell’aria da tempo a causa dei dati molto negativi dell’ultimo bilancio dell’Inpgi

I dati del bilancio Inpgi

L’istituto, nell’ultimo report, mette in chiaro che i dati consuntivi del 2020 sono peggiori di quelli preventivati. Le entrate contributive totali si sono rivelate alla fine pari a 370.937.100 euro, decisamente meno rispetto ai 384,5 milioni preventivati inizialmente. Questo a causa della perdita di posti di lavoro:  nel solo primo semestre del 2020 i giornalisti sono diminuiti di 750 unità.

Le pensioni dei giornalisti sono a rischio?

Viceversa la spesa aumenta, perché sono cresciuti, seppur lentamente, i beneficiari di una pensione Inpgi. Nel 2020 sono stati 7.277 quelli diretti e 2.404 i trattamenti ai superstiti, ovvero vedovi e vedove di giornalisti. In ogni caso, entrate e uscite, nel 2020, sono state inferiori a quanto preventivato ma le uscite sono state comunque 11,5 milioni in più rispetto al 2019. E pensare che si prevedeva, sempre per il 2020, che le uscite sarebbero aumentate di ben 16 milioni. Alla fine il totale dei versamenti è stato pari a 568.015.700.

Inpgi

Bilancio Inpgi, le previsioni per quest’anno

Le stime per il 2021 mettono in luce dei possibili miglioramenti, seppur molto lievi, almeno dal lato delle entrate. Si prevede che queste ammonteranno a 372.033.100 euro, quindi poco più di un milione in più rispetto al dato assestato del 2020, a causa di alcuni incrementi contrattuali dei salari, previsti dal Ccnl dei giornalisti, cui però farà da contraltare la permanenza in cassa integrazione di molti dipendenti e una nuova contrazione del numero complessivo degli occupati.

Dal lato delle uscite invece proseguirà l’aumento. Queste arriveranno a 576.600.600 euro, circa 8,6 milioni in più rispetto al 2020. Questo significa che il risultato della gestione previdenziale, ovvero dell’attività principale dell’Inpgi, peggiorerà secondo le stime di circa 7,5 milioni. Il rosso arriverà a 204.567.500 euro. 

Il rosso dell’Inpgi resta sopra i 200 milioni

Il dato più importante è però quello del risultato economico complessivo. E il bilancio dell’Inpgi quest’anno ne vedrà uno in passivo per 225.252.150. In questo caso però vi è un miglioramento rispetto al 2020, quando il rosso è stato di 253.389.700 euro dovuto tuttavia alla riduzione delle svalutazioni dei crediti e a quella delle imposte, tra l’altro quest’ultimo calo legato all’andamento negativo dell’istituto.

La gestione patrimoniale dell’Inpgi

Dal punto di vista della gestione patrimoniale e dei costi interni vi dovrebbero essere pochi cambiamenti quest’anno. Nel primo caso si registra una riduzione degli interessi sui crediti concessi agli iscritti, che da sola è la componente principale della riduzione dei proventi complessivi di tale gestione, che scendono a 4.244.350 euro, 474.550 in meno che nel 2020. Diminuiscono anche le stime degli oneri, ma molto meno, e di conseguenza il risultato della gestione patrimoniale dovrebbe rimanere positiva, ma l’avanzo sarà inferiore all’anno scorso, e sarà di 3.356.850 euro, nulla rispetto alla voragine nei conti della gestione previdenziale.

I costi di struttura, che includono quelli del personale, rimarranno piuttosto stabili, a 24.432.000 euro, solo 18.500 euro in meno rispetto al 2020 Quello che fa la differenza, si diceva, sono le svalutazioni per i crediti dell’Inpgi. Quelli in essere ma inesigibili saranno quest’anno 5 milioni, mentre erano ben 16,1 milioni nel 2020. Ciò porta a un miglioramento di 11,1 milioni nel bilancio. Cui si aggiunge la riduzione delle imposte che passeranno da poco più di 26 milioni a solo uno e 270 mila. Ma era stato il dato del 2020 quello eccezionale, dovuto all’accantonamento di un ingente fondo imposto e di un ricalcolo sulle tasse precedenti. I miglioramenti del 2021 quindi sembrano dovuti a fattori una tantum. La situazione finanziaria dell’Inpgi è rimasta decisamente seria.

È proprio la sempre più evidente impossibilità di un pareggio per questa cassa che è alla base dell’assorbimento da parte dell’Inps. Il passivo accumulato anno su anno è strutturale, e sarebbe stato enorme anche i prossimi.

I posti di lavoro nell’editoria nel 2022 saranno dell’11,2% più bassi rispetto al 2019

A dimostrazione della natura strutturale della situazione vi sono i dati sui posti di lavoro del settore dell’editoria, di cui una parte molto importante è costituita proprio dal giornalismo. Secondo le stime di Cerved nonostante la ripresa sia del Pil sia dell’occupazione nel 2022 il numero di coloro che lavoreranno in questo comparto sarà dell’11,2% inferiore a quello del 2019.

Si tratterà del settore con il calo più pronunciato, dopo quello fieristico. Il Covid però c’entra molto relativamente. La crisi del giornalismo è mondiale, e colpisce tutti i Paesi. E come accade in ogni ambito se all’inizio l’impatto è sugli stipendi e sui lavoratori, inevitabilmente poi, come il bilancio dell’Inpgi dimostra, coinvolge anche le pensioni.

Del resto ormai vi sono solo 1,53 giornalisti attivi per uno pensionato, in calo rispetto all’1,59 del 2019. In Italia, dove pure l’equilibrio demografico è sbilanciato verso la terza età, mediamente tale rapporto è di 1,66, visto che vi sono 602 persone in pensione per 1000 al lavoro. L’editoria, insomma, è uno dei comparti più vecchi in un Paese già tra i più vecchi al mondo.

I dati si riferiscono al 2020 e 2021

Fonte: Inpgi

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