Dimezzate in 10 anni. Ecco dove sono e quanto costa una chiamata
Nell’era dei social e della messaggistica istantanea le cabine del telefono sembrano ormai fuori contesto. Eppure, i telefoni pubblici ancora attivi sono più di quanti si potrebbe pensare. In Italia sono oltre 35mila le cabine del telefono pubbliche in funzione. Di queste, 16mila sono cabine e cupole presenti in strada e 15mila sono installate in esercizi commerciali come bar e ristoranti. Infine, 4mila si trovano nei cosiddetti luoghi ad alta frequentazione come ospedali, caserme, centri di accoglienza e scuole. Ancora tante, anche se nel 2000 le postazioni telefoniche pubbliche attive in Italia erano 300mila, poi più che dimezzate in appena dieci anni (erano 130 mila nel 2010).
Le cabine del telefono sono dimezzate in 10 anni
In passato era possibile avvistarne parecchie, soprattutto in strada. Il declino delle cabine è iniziato oltre vent’anni fa, con la rapida diffusione della telefonia mobile. Oggi gran parte di queste è stata rimossa, ma rimangono ancora tante postazioni all’interno di luoghi privati e pubblici. Come ricorda l’Agcom, l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, il servizio di telefonia pubblica deve garantire agli utenti standard minimi a livello di copertura geografica sul territorio, qualità del servizio e accessibilità per i disabili.
Telefoni pubblici, oltre la metà è in cinque regioni
Oltre la metà (18mila apparecchi) dei telefoni pubblici ancora attivi si trova in appena cinque regioni. Il primato è della Lombardia, dove risultano in funzione 5.387 cabine del telefono pubbliche; a seguire ci sono Piemonte (3.703), Emilia-Romagna (3.370), Toscana (2.930) e Campania (2.678). A metà della graduatoria si trovano Puglia (1.721) e Liguria (1.573). Mentre le regioni con il più basso numero di telefoni pubblici attivi sono naturalmente quelle con il minor numero di abitanti: Basilicata (281), Molise (255) e Valle d’Aosta (135).

Quanto costa chiamare dalle cabine telefoniche?
Il costo della telefonia pubblica dipende dal tipo di chiamata: nazionale, verso cellulari, telefoni satellitari o numeri internazionali. La tariffa applicata alle chiamate effettuate dai telefoni pubblici è calcolata in “scatti” (da dieci centesimi ciascuno). Alcuni scatti sono addebitati all’inizio della telefonata (il proverbiale scatto alla risposta), mentre altri scatti vengono addebitati all’inizio dell’intervallo di tempo previsto dal ritmo di tassazione. Facciamo un esempio. Telefonando da una cabina a un numero di cellulare, una chiamata costa 20 centesimi (due scatti da dieci centesimi all’inizio della chiamata), a cui bisogna aggiungere un ulteriore scatto ogni 11,8 secondi (il ritmo di tassazione previsto per questo tipo di chiamata). Per intenderci, in una chiamata della durata di 10 minuti (quindi di 600 secondi), in aggiunta ai due scatti iniziali verranno addebitati altri 50 scatti circa: la chiamata costerà quindi 5,2 euro.
La storia delle cabine del telefono
L’invenzione del telefono a gettoni si fa risalire all’americano William Gray, che brevettò il primo apparecchio nel 1889. In Italia la prima cabina telefonica arrivò nel febbraio del 1952, con l’inaugurazione del primo esemplare installato in Piazza San Babila, a Milano. Dopo mezzo secolo nel corso del quale le cabine vennero installate e utilizzate ovunque in Italia, già tra il 2001 e il 2008 Telecom Italia rilevò una riduzione dell’88% del numero totale delle conversazioni e un calo dell’90% dei minuti di conversazione.
Il declino delle cabine telefoniche
Nel 2010 l’Agcom aveva autorizzato Telecom a dismettere non più di trentamila postazioni stradali all’anno, e in ogni caso nel rispetto degli interessi dei cittadini interessati. Mantenere in funzione una cabina telefonica ha naturalmente dei costi, non giustificati se l’utilizzo dell’apparecchio è irrisorio. Nel 2019 con il nuovo Codice europeo per le comunicazioni elettroniche, l’Unione Europea ha deciso che gli Stati membri possono non considerare la telefonia pubblica un servizio universale.
L’opposizione alla rimozione delle cabine del telefono
Secondo una delibera dell’Agcom, almeno 60 giorni prima della rimozione di una cabina Telecom Italia deve affiggere all’esterno della postazione un cartello con l’avviso della cessazione del servizio e una serie di informazioni utili (come la data della rimozione e come fare per opporsi). I singoli cittadini, da soli o in associazione, possono opporsi alla rimozione delle cabine telefoniche inviando un’istanza alla Direzione Tutela dei Consumatori, tramite posta elettronica certificata. Nella richiesta bisogna indicare i dati degli opponenti, l’ubicazione della cabina e i motivi dell’opposizione, che deve essere trasmessa entro 30 giorni dalla data di affissione dell’avviso. Entro 30 giorni dal ricevimento dell’istanza di opposizione la Direzione Tutela dei consumatori si pronuncia, accogliendo o rigettando l’istanza.
Cabine telefoniche, la nuova vita col bookcrossing
Ormai in disuso da anni, alcune cabine telefoniche sono protagoniste di progetti di riuso creativo. Tra le principali nuove funzioni delle cabine, all’estero ma anche in Italia, c’è senza dubbio quella di “biblioteche da strada”, tramite il bookcrossing. Dove prima ci si recava per telefonare, ora è possibile trovare una piccola collezioni di libri da cui prendere e lasciare romanzi e saggi. In altri casi le ex cabine telefoniche diventano punti per ricaricare gli smartphone, postazioni per il Wi-Fi o per i defibrillatori.
I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Telecom Italia
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