Il 72,6% delle agenzie di viaggio e il 54,5% dei ristoratori sono a rischio crack
L’incubo più grande per un imprenditore è quello di non poter contare su entrate sufficienti per poter onorare i debiti, pagare i dipendenti e i fornitori, e quindi alla fine fallire. Secondo l’Istat sono ben il 32,6% le imprese a rischio fallimento in Italia. I dati si riferiscono alla fine del 2020, e sono il risultato di quasi un anno di chiusure, restrizioni ed illusorie riaperture. Nel maggio 2020 alla fine del primo lockdown, il più duro, la percentuale di aziende in crisi era del 38%, vi è stato quindi poi un certo miglioramento, ma decisamente insufficiente. Soprattutto perché tale rischio non è distribuito in modo omogeneo nel sistema produttivo.
Quante sono le aziende in crisi in Italia
Ci sono settori in cui la percentuale di aziende che dichiarano di rischiare di fallire ha raggiungo livelli molto preoccupanti. In testa quello delle agenzie di viaggio: sono a rischio crack ben il 72,6%. D’altronde in questo caso la crisi pandemica si incrocia con quella che da molti anni colpisce un comparto già posto quasi fuori mercato dall’online.
Il problema della liquidità per le aziende in crisi
E poi vi sono tutti quelli che sono stati più colpiti dalle chiusure. Quindi l’intrattenimento, in cui è il 63,8% che risulta in pericolo di fallire. Al terzo posto poi un settore di cui si è parlato meno in quest’ultimo anno, quello dell’assistenza sociale non residenziale. Sono i/le badanti che si occupano degli anziani e dei disabili. Tante famiglie hanno rinunciato, per timore del contagio, a questi servizi. Di conseguenza erano il 60,1% le imprese che temono di fallire. Naturalmente in questa condizione vi sono anche la maggioranza di quelle legate al trasporto aereo e della ristorazione, dove la percentuale di aziende a rischio fallimento arriva al 58,9% e al 54,5%.

Nel settore energia le aziende in crisi sono poche
Sopra la media in questa statistica anche il settore della musica, dell’abbigliamento, dell’alloggio, della produzione cinematografica. Come si sa però ci sono anche ambiti che non hanno sofferto per nulla della crisi economica scatenata dalla pandemia o dalle restrizioni. E in alcuni casi ne hanno tratto anche qualche beneficio. Basti pensare al settore dell’energia, dove le imprese a rischio sono solo il 3%. Pochissime, solo il 3,5%, nella farmaceutica. E sono relativamente poche in generale in tutti quei comparti che si occupano di servizi di base come acqua, reti fognarie, carburanti.
Anche nelle telecomunicazioni ci sono imprese a rischio
Se la cavano meglio di gran parte delle altre anche le aziende che si occupano di telecomunicazioni. Tra queste le imprese a rischio in Italia sono il 17,7%. La crisi insorta con la pandemia si è spesso sovrapposta con una più strutturale, che da tempo colpiva alcuni settori più che altri. Secondo l’Istat per esempio già prima del Covid l’88,8% delle aziende della ristorazione era giudicata a rischio in caso di evento esogeno. Contro solo il 3,6% per esempio di quelle del comparto software. Così il 62,4% delle imprese dell’ambito dell’ospitalità e il 65,6% di quelle del settore alimentare. Queste ultime per fortuna sono state impattate dalle chiusure meno della media e a dispetto di una fragilità strutturale non risultano tra le imprese più a rischio fallimento.
Il Lazio la regione più colpita dal rischio di fallimento
Esattamente come vi sono profonde disuguaglianze tra un settore e l’altro così sono presenti anche a livello territoriale. In base a un’indagine Istat che riguarda il periodo maggio-ottobre 2020 era il Lazio la regione con più imprese a rischio operativo alto o medio alto. Erano nel complesso il 53,4%. Al secondo e terzo posto l’Umbria e l’alto Adige. All’estremo opposto, con il 41,2%, la provincia di Trento.
L’industria ha retto meglio all’impatto della pandemia
Probabilmente non è un caso che il Lazio sia anche tra le regioni in cui il settore dei servizi ha la maggiore importanza, quindi alloggio e ristorazione, per esempio, nonché turismo. Mentre laddove l’industria ha un peso superiore il rischio è inferiore alla media. Così oltre al Trentino anche il Friuli Venezia Giulia, il Piemonte, l’Emilia Romagna, le Marche, il Veneto.
In base all’andamento dei contagi e all’allentamento o meno delle restrizioni la situazione è cambiata in modo anche piuttosto rapido, e si spera in meglio soprattutto per quanto riguarda il prossimo futuro. Ma una cosa appare confermata: questa crisi ha colpito in modo molto più diseguale delle altre.
I dati si riferiscono al 2020
Fonte: Istat
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