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I conti in tasca alle aziende che avranno i fondi del Decreto Ristori

Il Decreto Ristori di alcuni giorni fa è stato seguito a poca distanza dal Decreto Ristori bis, che ha allargato la platea dei beneficiari inserendo moltissimi codici Ateco in particolare relativi al settore del commercio, soprattutto al dettaglio. Per quanto riguarda però le zone rosse e arancioni, dove possiamo effettivamente parlare di lockdown, ormai i ristori sono garantiti per chiunque abbia subito perdite superiori a un terzo del fatturato usando come riferimento il periodo di marzo e aprile 2020 rispetto a marzo e aprile 2019. La ratio è che si presume che coloro che hanno subito più danni economici durante il primo lockdown saranno gli stessi che lo subiranno ora.

E non sono pochi. Anzi, perlomeno tra le aziende target del primo Decreto Ristori sono la grande maggioranza. L’Istat rileva che tra queste ultime il 91,7% ha perso più del 50% del proprio fatturato la scorsa primavera, e sicuramente aderirà ai risarcimenti stabiliti dal governo. In particolare all’interno di questo gruppo vi è un 39,9% di attività che non hanno realizzato nessuna entrata e sono rimaste completamente chiuse.

In più dei tre quarti dei casi si tratta di imprese nel settore alloggio e ristorazione, almeno se consideriamo solo quelle beneficiarie del primo Decreto Ristori. Inoltre i bar, i ristoranti, gli alberghi che riceveranno riparazioni rappresentavano nel 2018 l’87,2% del fatturato totale del settore.

Sono poche le attività che si sono salvate. Per l’Istat solo l’1,4% delle aziende con i codici Ateco potenzialmente beneficiari dei primi ristori non ha realizzato perdite a livello nazionale, e solo lo 0,7% ne ha avute minori del 10%. Il 6,3% invece ha perso tra il 10% e il 50% di quanto guadagnato nello stesso periodo del 2019.

Le differenze a livello geografico

Non vi sono enormi divari tra le diverse aree del Paese, del resto in primavera le chiusure furono omogenee a differenza di oggi. Tuttavia si nota una prevalenza di aziende completamente chiuse nel Centro e nel Mezzogiorno. Nel Sud e nelle Isole il 45% delle aziende target del Decreto Ristori in marzo e aprile non avevano realizzato alcuna entrata. Al Centro erano il 42,8%, al Nordovest il 37,3% e la Nordest “solo” il 35,8%.

Potrebbe c’entrare forse il maggior utilizzo del delivery presso bar e ristoranti del Nord e il maggior impatto del turismo (che è mancato e non può beneficiare del trasporto a domicilio) al Sud?

In ogni caso il delivery questo non avrebbe risolto la situazione ma l’avrebbe solo alleviata. Difatti al Nord sono più che nel Mezzogiorno quelle aziende che hanno avuto più del 50% di calo del fatturato, anche se non una totale assenza di questo. Erano il 56,6% al Nordovest e al 53,3% al Nordest, e solo il 45,7% nel Sud e nelle Isole.

Alla fine è al Nordovest che è maggiore la percentuale di attività con più di metà del fatturato o la sua totalità perso, il 93,6%. Conta probabilmente la chiusura anticipata di qualche giorno a marzo in Lombardia e poche altre province di altre regioni rispetto al resto d’Italia, nonchè la presenza della zona rossa del lodigiano.

Perso il 16% dei posti in questi settori

Tuttavia è al Mezzogiorno che vi è stata la perdita maggiore di occupazione negli stessi settori. Tra il secondo trimestre del 2019 e quello del 2020 sono diminuiti del 22,2% gli addetti nel Sud e nelle Isole, mentre la riduzione al Centro e al Nord è stata rispettivamente dell’11,4% e del  14,7%. E rispetto alla media italiana che ha visto la perdita del 16% dei posti di lavoro i giovani sotto i 35 anni hanno avuto una performance peggiore: è rimasto senza occupazione il 22,1% di loro se lavoravano nei settori target del Decreto Ristori. E soprattutto se erano lavoratori a termine. Il 47,5% di essi ha perso il posto, contro il 4% di coloro che avevano contratti a tempo indeterminato.

Quello che la divulgazione di questi dati fa intendere è che vi sarà un impatto simile anche con le chiusure autunnali, e su questo presupposto si basano i due decreti Ristori, potenziati rispetto a quello di questa primavera. La speranza è quella di frenare anche solo parzialmente l’ulteriore emorragia di occupazione e di redditi.

I dati si riferiscono al 2020 

Fonte: ISTAT

Leggi anche: Decreto ristori, le discoteche saranno le più indennizzate

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