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In caso di credito senza garanzia la probabilità di default è cresciuta al 4,4%

La crisi economica innescata dalla pandemia e dalle restrizioni che sono state decise per contrastarle non rende solo famiglie e imprese più povere, ma fa diventare queste ultime in particolare più fragili. Più bisognose di credito per poter proseguire la propria attività e però più sottoposte al rischio di insolvenza, ovvero di non poter restituire quanto è stato loro prestato. E come già accaduto durante la lunga crisi del 2008-2013 la presenza di crediti inegisibili è tra i maggiori punti di debolezza per le banche.

La storia potrebbe ripetersi con questa crisi. Secondo la Centrale Rischi di Banca d’Italia è inevitabilmente in crescita il rischio di insolvenza delle aziende, sia in caso di crediti con garanzia pubblica sia, ancora di più, in quello di accesso al credito incondizionato. Di fatto corrisponde alla probabilità di default. Che sale dal 2,4% al 3% nel primo caso e dal 3,5% al 4,4% nel secondo, considerando che in questo caso vi sono tutte le imprese che non rientrano nei requisiti della garanzia, e che sono più fragili.

Chiaramente questo rischio di insolvenza non è uguale per tutti, ma dipende molto soprattutto dal settore. Ovviamente il più colpito è quello che riguarda i servizi di alloggi e ristorazione. Questo già era più a rischio della media, ma non era il più fragile, ora sì. La probabilità di default rispetto al periodo pre-Covid è salita dal 4,3% al 7,3% con accesso al credito incondizionato e dal 3,2% al 5,5% con garanzia pubblica.

La fabbricazione di macchinari il settore meno a rischio

Nessuno fa peggio, non il settore immobiliare, che pure vede un rischio di insolvenza salito al 6,8% (con credito incondizionato), nè quello delle costruzioni, che arriva al 6,9%. In precedenza era questo il più fragile, ma i lockdown hanno colpito più alberghi bar e ristoranti che i cantieri, a differenza che durante la crisi finanziaria

Male anche le attività artistiche, che infatti si sono dovute fermare, con un rischio di insolvenza che raggiunge per Banca d’Italia il 6% senza garanzie statali. Sopra la media anche il settore agricolo e quello energetico.

Curiosamente invece rimane al di sotto il commercio, con il 3,6% di probabilità di default. Forse l’e-commerce ha il suo ruolo?

Non stupisce probabilmente invece il fatto che a cavarsela meglio sia l’industria manifatturiera. In particolare la fabbricazione di macchinari e autoveicoli vede il proprio rischio di insolvenza, già molto basso, aumentare solo di poco, e arrivare al 2,5% con credito incondizionato e all’1,8% per quello con garanzie pubbliche.

Si tratta normalmente del resto di aziende più grandi, a volte multinazionale, più capitalizzate e robuste di fronte ai marosi dell’economia. Tra l’altro c’è stata in questo settore una sorta di selezione durante la crisi finanziaria che l’aveva colpita molto.

E proprio il consolidamento patrimoniale realizzato e potremmo dire imposto alle aziende negli anni dal 2012 in poi potrà salvarne molto secondo Bankitalia. Infatti il rischio di insolvenza secondo essa non dovrebbe superare il livello massimo raggiunto dopo la precedente crisi, il 5,4% del 2015.

Sempre che tali previsioni non siano riviste

I dati si riferiscono al 2020

Fonte: Banca d’Italia

Leggi anche: Le ripercussioni del Covid sull’economia dei prossimi anni

 

 

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