Eolico in crescita in Italia, 10,93 GW installati nel 2021

Solo il 7% dell’energia viene prodotta dal vento. In Europa il record è danese: 48%

Per molti sono un obbrobrio che deturpa il paesaggio e sono da vietare. Per altri un indispensabile alleato per la preservazione dell’ambiente. Le pale degli impianti eolici dividono l’opinione pubblica dal primo momento in cui sono state inventate, ma sia l’Italia che altri Paesi occidentali continuano a costruirne e ad accrescere la quota di energia che da esse deriva. Quella eolica, del resto, appartiene alla famiglie delle energie rinnovabili alle quali i governi occidentali (e non solo) hanno scelto di affidarsi per realizzare quella transizione ecologica ormai in testa ai loro obiettivi politici dei prossimi decenni.

Quanta energia producono gli impianti eolici italiani

L’Italia non fa eccezione. Nel 2021 erano 10,93 i Gigawatt installati, ovvero l’energia derivante dal vento che era possibile produrre nel nostro Paese. Si tratta di un record, il culmine di una crescita che fino al 2019 è stata quasi costante, visto che si è passati dagli 8,06 GW del 2012 ai 10,76 di quell’anno, e che poi però è rallentata. In due anni sono stati aggiunti solo 0,17 GW. L’incremento, tuttavia, non si è fermato. Di conseguenza secondo i dati più recenti, che risalgono al 2020, il 7% della nostra domanda di elettricità è coperta proprio da impianti eolici.

Il 90% dell’energia degli impianti eolici è prodotta al Sud

Anche se questi rappresentano, per ora, una porzione decisamente minoritaria del mercato dell’energia in Italia, sono tuttavia importanti per alcune aree del Paese, quelle più depresse.

Dai numeri di Terna, infatti, emerge come il 90% dell’elettricità prodotta dal vento provenga dagli impianti eolici costruiti in sei regioni del Mezzogiorno: Calabria, Sicilia, Sardegna, Basilicata, Campania e Puglia. È quest’ultima, con 2.674 MW, quella che ricava più energia eolica. Per avere un’idea della sproporzione basta considerare che in Lombardia, la regione più popolosa e ricca del Paese, non vi sono proprio impianti, e nella colonna delle tabelle sulla produzione di energia eolica c’è scritto: zero.

Niente impianti eolici in Lombardia

Il meridione, tuttavia, sarebbe maggiormente avvantaggiato se oltre ad ospitare pale eoliche fosse protagonista della loro costruzione; il mercato, invece, è in mano ad aziende straniere. Secondo Anev, Associazione Nazionale Energia del Vento, la maggioranza relativa dell’energia prodotta da impianti italiani, 4.475 MW, è proviene da quelli costruiti da Vestas, danese, terzo player mondiale in questo comparto. Segue con 1.785 la spagnola Gamesa, e poi la tedesca Enercon.

La più importante società italiana in questo mercato è Leitwind, del gruppo altoatesino Leitner. Per ora, tuttavia, solo 153 MW di elettricità è viene prodotta da impianti eolici costruiti dall’azienda.

impianti eolici

Chi installa più impianti eolici in Europa

Con il 7% di energia generata dal vento, comunque, rimaniamo al di sotto della media europea. Nella Ue, infatti, si raggiunge il 15% e se includessimo anche il Regno Unito il 16%.

Chi, infatti, si affida di più agli impianti eolici? Innanzitutto la Danimarca, che dal vento ricava ben il 48% del proprio fabbisogno elettrico. Il piccolo Paese scandinavo, del resto, è pioniere in questo campo. La particolare posizione e conformazione geografica ha contribuito: è costituita da una penisola e da diverse isole totalmente pianeggianti e quindi esposte ai venti provenienti dal Mare del Nord. Ciò ha fatto in modo che nascesse un’industria fiorente legata a questa forma di energia, che si traduce anche in impianti eolici offshore. Cosa sono gli impianti eolici offshore? Si tratta di quelli collocati su piattaforme in mezzo al mare, solitamente non lontani dalla costa. Da questi arriva ben il 19% di tutta l’energia che serve a soddisfare la domanda danese di elettricità, mentre il resto proviene da pale piantate sulla terraferma.

Impianti eolici, il caso virtuoso della Danimarca

Non è probabilmente un caso se dopo la Danimarca è un Paese che geograficamente le somiglia molto, pianeggiante e circondato dal mare a seguirlo per quota di energia generata dagli impianti eolici, ovvero l’Irlanda. Qui il 38% dell’elettricità è generata dal vento. Al terzo posto, con il 27%, c’è la Germania, che, però, è prima se consideriamo i valori assoluti. È qui che si trovava nel 2020 la maggioranza relativa dei gigawatt installati nella Ue, 62,6 su 179,1, di cui 7,7 offshore. Al largo delle coste tedesche, inoltre, si produceva più della metà dell’energia eolica di origine marina di tutta l’Unione.

Spagna secondo maggior produttore di energia eolica

Dopo la Germania nella classifica dei Paesi che più si affidano agli impianti eolici vi è la Spagna, con 27,3 GW installati. Qui la tradizione dell’uso del vento è antichissima, e i mulini della Castiglia, resi celebri del mondo da Cervantes e don Chisciotte, forse hanno avuto un ruolo nella scelta a favore di questa forma di energia. O, più probabilmente, anche in questo caso è stata la geografia a giocare un ruolo determinante, con la presenza di altipiani esposti al vento.

Il Regno Unito, con 24,2 GW prodotti, si distingue perché è il Paese del Continente (comprendendo quindi anche gli Stati che non fanno parte ella Ue) che più si affida agli impianti offshore: 10,4 GW sono generati con questa modalità. Considerando gli impianti danesi, tedeschi, inglesi, olandesi e belgi, il Mare del Nord con i suoi venti è divenuto un grande produttore di energia elettrica. I Paesi Bassi, tra l’altro, come a onorare il profondissimo rapporto che hanno con il mare, sono l’unico Stato europeo che ricava più elettricità da impianti eolici offshore che onshore (sulla terraferma). L’Italia è superata anche dalla Francia quanto a numero di gigawatt ricavati da impianti eolici. Nel Paese transalpino erano 17,9 nel 2020. Nonostante la preponderanza del nucleare nella strategia energetica francese a Parigi non vogliono rinunciare a una almeno parziale diversificazione delle fonti di energia.

Nella dipendenza da fonti rinnovabili siamo sopra la media

L’eolico, tuttavia, è solo una parte della grande famiglia delle fonti rinnovabili, si diceva. C’è anche l’energia elettrica, quella solare, quella proveniente dagli impianti geotermici (celebri quelli di Larderello in Toscana), e ancora l’energia ricavata dalle biomasse o dalle maree.

Considerandole tutte la percentuale di elettricità che proviene da esse arriva al 38,1% in Italia. A differenza di quanto accade per il solo eolico, in questo caso si tratta di un dato superiore a quello medio europeo, che è del 37,5%. Il vantaggio italiano rispetto al resto della Ue era stato più grande, arrivano quasi a 5 punti, negli anni del boom del fotovoltaico, nel 2013 e 2014, mentre si è ridotto successivamente.

A Est poca elettricità sostenibile

Austria, Svezia e Danimarca, con più del 60% di energia elettrica proveniente dalla rinnovabili, sono leader in Europa in questo campo, mentre a inseguire sono i Paesi dell’Est: in Ungheria solo l’11,9% è prodotta con tali fonti, in Repubblica Ceca il 14,8%, in Polonia il 16,2%. Tra le cause minori capitali per effettuare investimenti in energia pulita, e una dipendenza dal carbone, ancora economico benché inquinante.

Il futuro sia dell’eolico che delle altre rinnovabili sembra però destinato a una crescita, sia per i sussidi previsti dal Recovery Fund europeo, sia per la necessità di dipendere sempre meno da gas e idrocarburi provenienti dall’estero, per esempio dalla Russia. L’elettricità che useremo nelle nostre case proverrà sempre più dal sole e dal vento, da celle fotovoltaiche, o, chissà, da impianti eolici domestici.

I dati si riferiscono al 2020-2021

Fonte: Terna, Anev, Wind Europe

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