Tutela dell’ambiente in Costituzione ma meno fondi

I 9,5 miliardi del 2022 (una parte per il caro-bollette) scenderanno a 6,1

Quante più parole vengono spese sulla tutela dell’ambiente, tanti meno euro sono stanziati per esso. È questo che emerge dall’analisi dell’Ecobilancio dello Stato, ovvero del documento che illustra quante risorse l’Italia eroga per la protezione ambientale e come le utilizza. È dal 2011 che viene pubblicato, in allegato al Rendiconto generale dello Stato, e quest’anno assume particolare rilevanza.

La tutela dell’ambiente finisce in Costituzione

I motivi sono due: da un lato la transizione climatica ed energetica è al centro del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), dall’altro la Camera ha appena approvato definitivamente una legge che modifica la Costituzione, nello specifico gli articoli 9 e 41, per inserirvi proprio la protezione ambientale come uno dei cardini della Repubblica. Tale aggiunta alla nostra legge fondamentale è stata fatta, almeno nelle intenzioni di chi ha votato a favore, nell’interesse delle future generazioni. Si tratta quindi di preservare l’ambiente in cui i nostri figli e nipoti dovranno vivere nei tempi a venire.

I numeri dell’Ecobilancio dello Stato

Tuttavia sono proprio gli anni futuri quelli che vedranno una riduzione degli stanziamenti volti a finanziare la difesa dell’ambiente. I numeri cono chiari: per il 2022 l’ultima Legge di Bilancio ha previsto un’erogazione complessiva di 9 miliardi e 475 milioni per la protezione ambientale, di cui 4 miliardi e 212 milioni come spesa corrente, e 5 miliardi e 263 milioni in conto capitale. Si tratta dell’1,3% della spesa primaria, ovvero quella che non include il pagamento degli interessi sul debito.

Per il 2023, nonostante la crescita dell’economia prevista, vi sarà un taglio. Le risorse stanziate scenderanno a 7 miliardi e 720 milioni, con una riduzione in particolare delle uscite correnti, che saranno solo 2 miliardi e 216 milioni. contro i 5 miliardi e 504 milioni di investimenti. In percentuale sulla spesa primaria l’impegno dello Stato per l’ambiente sarà dell’1%. E sotto l’1%, al 0,9% calerà nel 2024, quando saranno 6 miliardi e 192 milioni gli euro destinati a tale scopo.

La spesa per la tutela dell’ambiente tornerà ai livelli del 2021

La Ragioneria Generale dello Stato sottolinea nell’Ecobilancio che in realtà si tratterà semplicemente di un ritorno ai livelli dell’anno scorso, quando sono stati erogati meno di 6 miliardi, appunto il 0,9% della spesa primaria. È il 2022, fa capire, che rappresenta un’eccezione, avendo visto stanziamenti di ben il 59% più alti dell’anno precedente. Nello stesso documento viene sottolineato, però, che alla fine le risorse potrebbero essere maggiori, per possibili “variazioni in corso di esercizio”, ovvero nuove leggi, e manovre finanziarie che prevedano più fondi. Come è accaduto nel 2020, quando il governo spese un miliardo e 849 milioni in più del previsto.

A livello strutturale, però, il segnale politico è che l’esecutivo non è disponibile a un maggiore investimento nella protezione ambientale in futuro.

Maggiori risorse per la tutela dell’ambiente solo nel 2022

Per quest’anno, tra l’altro, la spesa dei miliardi aggiuntivi inseriti a bilancio esula dall’ambito ambientale stretto. Si tratta dell’erogazione delle risorse destinate all’attenuamento degli effetti dell’aumento dei prezzi nel settore elettrico e del gas. Sono fondi che il Governo spera di non dover spendere anche nel 2023 e nel 2024, e che appaiono più come un intervento di politica sociale che ambientale.

Non è un caso che la missione “Energia e diversificazione delle fonti energetiche” per il 2022 ha assorbito il 23,4% della spesa complessiva per la protezione ambientale, ovvero 2 miliardi e 218 milioni, mentre l’anno prossimo costituirà solo il 2,2% di quella totale, 172 milioni circa.

tutela ambiente

Aria e clima, a loro destinato il 18,3% dell’Ecobilancio dello Stato

Se invece di dividere la spesa secondo linee finanziarie, in missioni, la spacchiamo per settori, è quello denominato “Protezione dell’aria e del clima” a risultare il più importante. Per il 2022 è a questa voce che va il 18,3% degli stanziamenti.

Segue la ricerca e sviluppo per la protezione dell’ambiente (17,5%) e le risorse energetiche non rinnovabili (16,1%). Si tratta, però, di una suddivisione destinata a mutare nel 2023 e nel 2024, quando il tema energetico sarà, si spera, meno pressante.

Allo stesso tempo diminuirà anche la quota di spesa ambientale effettuata tramite trasferimenti a famiglie, imprese, altri comparti della pubblica amministrazione come gli enti locali, e non attraverso un impegno diretto da parte dell’amministrazione centrale dello Stato. Per quest’anno è del 58,8%, proprio perché hanno molta importanza le erogazioni alle famiglie per calmierare l’impatto dei prezzi energetici, ma scenderà al 49,2% l’anno prossimo. 

Quasi metà delle risorse in mano al Ministero per la Transizione Ecologica

Il tema della protezione ambientale ha acquisito negli ultimi anni sempre più rilevanza e soprattutto visibilità. I provvedimenti e gli stanziamenti a tale scopo sono divenuti importanti anche da un punto di vista mediatico, e i soggetti che hanno la responsabilità di prendere più decisioni in questo ambito possono acquisire un vantaggio (o uno svantaggio) politico rispetto agli altri.

Ma chi in Italia ha in mano i cordoni della borsa della spesa ambientale? È il neonato Ministero per la Transizione Ecologica, che dal 2021 unisce le competenze del Ministero dell’Ambiente e quelle in materia energetica assorbite dal Ministero dello Sviluppo. Il dicastero di Cingolani quest’anno è responsabile del 47,3% dei fondi da erogare.

Quello dell’Economia e delle Finanze, invece, spende il 25,7% delle risorse, mentre l’11,3% è appannaggio del Ministero delle Infrastrutture, e il 7,4% di quello dell’Interno. Il rimanente 8,9% è suddiviso tra Difesa, Politiche Agricole, Sviluppo Economico e altri cui vanno solo le briciole.

Più del 90% dei fondi in mano a ministri tecnici

Anche queste percentuali sono destinate a cambiare i prossimi anni, con la fine degli stanziamenti legati all’inflazione energetica, ma nel frattempo non si può fare a meno di notare che per ora più del 90% della spesa per la protezione ambientale è lontana dalle mani della politica, essendo responsabilità di ministri tecnici. Oltre che di Cingolani anche di Franco (Economia e Finanze), Giovannini (Infrastrutture), Lamorgese (Interno)

I dati si riferiscono al 2022-2024

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato

Leggi anche: Solo lo 0,98% delle tasse ambientali va all’ambiente

Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici? – La redazione di Truenumbers.it ha aperto un canale Telegram: qui potrai ricevere la tua dose quotidiana di numeri veri e le ultime notizie; restare aggiornato sulle principali news (con dati rigorosamente ufficiali) e fare domande. Basta un attimo per iscriversi. Un’ultima cosa: siamo anche su Instagram.