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Per la prima volta il Paese tornerà alle urne per due volte di fila. Effetto del nuovo tessuto sociale?

Nonostante l’ottimo risultato ottenuto alle elezioni del 9 aprile scorso, Benjamin Netanyahu non è riuscito a formare un governo. Così, per la prima volta nella sua storia, Israele tornerà alle urne il 17 settembre. La corsa è già iniziata, ma chiunque siederà nella Knesset dovrà confrontarsi con i problemi di un Paese che è cambiato radicalmente in soli 50 anni. Lo Stato d’Israele è nato il 14 maggio 1948. All’una di notte del giorno seguente, gli Stati Uniti hanno riconosciuto il nuovo stato. Due giorni dopo è arrivata l’approvazione da parte dell’Unione Sovietica. Sono stati giorni che hanno segnato gli anni a venire della zona del Vicino Oriente. All’inizio era un piccolo stato di mezzo milione di persone mentre al 31 marzo del 2019 conta ben 9 milioni di residenti. Oltre alle condizioni di benessere sociale alla crescita della popolazione ha contribuito la forte immigrazione di 3,2 milioni di nuovi arrivati in 50 anni.

L’immigrazione in Israele

Come detto, la popolazione israeliana nel 1948 contava circa mezzo milione di persone. Il grafico in alto mostra che la popolazione è cresciuta linearmente dal 1960 ad oggi, nonostante le conseguenze sociali della Guerra dei Sei giorni (1967) e della Guerra dello Yom Kippur (1973).
Nel 1960, gli israeliani residenti erano 2.114.020 e 10 anni dopo hanno superato i 3 milioni. Tra il 1970 e il 1992 la crescita demografica ha subìto un rallentamento. Ma dal 1991 la popolazione ha ripreso a salire con un ritmo di circa 200 mila individui all’anno.
Al 31 marzo 2019 la popolazione israeliana è composta di 9 milioni di persone. Dunque, è cresciuta del 1700% dal 1948. In questo aumento, non c’è solo un tasso di fertilità poco distante dalla media mondiale, e oggi addirittura superiore, ma è dovuto anche ad una costante e regolata immigrazione.

Chi sono gli immigrati

Il grafico qui in basso mostra il numero di immigrati arrivati in Israele tra il 1948 e il 2017 (ultimi dati disponibili dell’Ufficio Statistico Israeliano).

Il flusso dei 3.229.978 persone non è stato costante. Tra il 1948 e il 1951 sono arrivati in Israele 687.624 persone, il secondo dato più alto nella storia: la loro provenienza principale era l’Europa e si trattava soprattutto di sopravvissuti alle persecuzioni naziste ed ebrei speranzosi di una nuova vita nella terra promessa. Nonostante la crescita economica del neonato stato, il numero di arrivati non ha più superato le 400 mila persone toccando il dato più basso di 153.833 nel periodo 1980-1989. Con gli anni 90′ si registra un vero e proprio boom degli arrivi, con il picco del 1990 e del 1991 (come mostra il grafico nel dettaglio) per un totale di 375.616 su 956.319 persone arrivate nel periodo 1990-1999. La provenienza dei nuovi arrivati tra il 1990 e il 1991 è l’Europa dell’Est, soprattutto dai Paesi dell’ormai quasi disciolta Unione Sovietica.
Con il nuovo millennio il flusso è tornato a calare e ha cambiato forma. I nuovi migranti non sono più attratti dalla speranza di una nuova vita, ma dai progressi economici e tecnologici di alcune regioni di Israele. Nel 2017 sono arrivate 26.357 persone, la maggior parte per motivi professionali.

Da dove vengono e dove vanno

Il grafico in basso mostra le principali provenienze dei migranti. Dei 26.357 del 2017, la maggior parte erano europei: 19.862 persone, di cui 15.407 provenivano dai Paesi dell’ex Urss, soprattutto da Russia e Ucraina, rispettivamente 7.135 e 7.046.

Dove vanno questi nuovi migranti? La risposta è in questa ultima mappa.

Le prime destinazioni sono la regione di HaMerkaz dove hanno preso residenza 5.769 persone e di Tel Aviv 5.229. Il motivo è la crescita economica e tecnologica di Israele e in modo particolare di queste due regioni: secondo l’Economist, delle 8 mila start up attive nel Paese circa 1/3 sono a Tel Aviv. La terza meta scelta è il popoloso HaDarom a sud, nonostante le ampie aree desertiche si sono recati in questa zona 4.278 persone. C’è anche un nucleo di 710 coloni che hanno preso residenza nell’Area della Samaria e Giudea, distribuita in ordine sparso nella Cisgiordania palestinese.

I dati si riferiscono al: 1948-31 marzo 2019
Fonte: World Bank, Ufficio Statistico Israeliano, Ministry of Aliyah and Integration

Leggi anche: Elezioni in Israele, Netanyahu ha vinto ancora

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