Due territori diversissimi. Tel Aviv vince per ricchezza e speranza di vita, Gaza per natalità
Il livello di allerta in Medio Oriente è (come sempre) altissimo, soprattutto dopo le elezioni in Israele che hanno visto vincere, pere la quinta volta, il premier in carica Bibi Netanyahu. Adesso arriva la parte difficile: raffreddare gli animi, surriscaldati dall’ennesimo lancio di razzi dai territori occupati da parte di estremisti palestinesi.
In arrivo le elezioni in Israele
Alcuni numeri raccontano meglio di altro quali siano le profonde differenze tra Israele e i territori palestinesi – West Bank e striscia di Gaza.
Il grafico sopra mostra l’aspettativa di vita in Israele e in Palestina. Come si può notare, in Israele nel 2016, ultimo dato disponibile, l’aspettativa di vita era a 82,4 anni. In Palestina, invece, si vive molto di meno: 73,5 anni.
Negli ultimi trent’anni anni l’aspettativa di vita in Israele è sempre stata decisamente maggiore rispetto a quella in Palestina ma un dato ancora più emblematico è il tasso di mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni ogni mille nati. Il grafico qui sopra mostra come sia cambiato negli anni: nel 2016, in Palestina sono morti 19,6 bambini sotto i 5 anni ogni mille nati, in Israele 3,6.
Israele-Palestina: il tasso di natalità
Se in Palestina si vive meno ed è molto più probabile morire nei primi 5 anni di vita, è altrettanto vero che nei territori palestinesi si fanno più figli che in Israele. La prima schermata del grafico qui sotto mostra il tasso di natalità in Israele e Palestina.
Per quanto riguarda il dato generale, ogni donna palestinese ci si aspetta che faccia quattro figli nel corso della sua vita; uno in più di una donna residente in Israele che si ferma a tre figli in media. Ma è impressionante la distanza tra israeliani e palestinesi se si guarda alle giovanissime mamme. La seconda slide del grafico qui sopra mostra, infatti, quanti siano i bambini partoriti ogni mille ragazze tra i 15 e i 19 anni. Nel 2016 si attestano a 57 ogni mille per quanto riguarda le giovani palestinesi; in Israele invece il dato è più “occidentale” con una quota che supera di poco le 9 ragazze ogni mille donne.
Israele-Palestina: le differenze di Pil
Due dati, invece, fotografano la differente capacità dei territori di generare e attirare ricchezza. Innanzitutto la crescita del prodotto interno lordo che serve a indicare quanto sia migliorata anno dopo anno la vita in un determinato territorio.
Il grafico qui sopra mostra come sia cambiato il Pil in Israele e Palestina negli ultimi anni. I territori palestinesi, come si può notare, hanno un andamento più irregolare, con picchi in alto (+12% nel 2012) e basso (-0,18% nel 2014). Israele, invece, risulta essere più stabile e, soprattutto, nonostante gli anni di crisi che ha colpito la finanza e l’economia mondiale, Tel Aviv è riuscita a migliorare sempre le sue performance economiche.
A dare una mano a Israele sono stati di sicuro gli investimenti esteri diretti. L’ultimo grafico qui sopra mostra gli investimenti esteri diretti nella regione. I due dati di fatto non sono nemmeno confrontabili: in Israele nel 2017 sono stati investiti 11,9 miliardi di dollari contro i 270 milioni di euro arrivati nei territori palestinesi. Dal conteggio, tuttavia, sono esclusi gli aiuti finanziari dei paesi stranieri. Solo dall’Unione europea, per intenderci, sono arrivati 700 milioni di euro negli ultimi 17 anni in Palestina.
I dati si riferiscono al 2016-2017 (ultimi disponibili)
Fonte: World Bank
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