La Ue lo vuole introdurre per tutti. Da noi potrebbe essere tra gli 8 e i 9 euro l’ora
L’Europa ha deciso: il salario minimo deve essere un diritto in tutta Europa. Non si tratta di cambiare i sistemi nazionali esistenti ma stabilire almeno retribuzioni mensili adeguati alle necessità di ogni lavoratore e soprattutto equi. Attualmente infatti una legge sul salario minimo esiste solo in 21 paesi sui 27 dell’Ue e le differenze tra un Paese e l’altro sono gigantesche. Tra i 6 Paesi che non prevedono un salario minimo contrattuale c’è anche l’Italia, in compagnia di Austria, Danimarca, Cipro, Finlandia e Svezia. Per quanto riguarda il nostro Paese il motivo per il quale il salario minimo in Italia non è mai esistito è che esso declasserebbe inevitabilmente la contrattazione nazionale svilendo il ruolo dei sindacati. Nonostante da anni giacciano in Parlamento proposte al riguardo, una vera discussione sul tema non è mai avvenuta. Ora, dopo la decisione della Ue si potrebbe cominciare seriamente a parlare della questione. La quale verte soprattutto su un punto: a che livello fissare la paga minima oraria (e, di conseguenza, mensile)? Le proposte in Parlamento parlano di una paga minima oraria compresa tra gli 8 e i 9 euro, come vedremo tra poco.
Le differenze di salario minimo nell’Ue
Vediamo, allora, a quanto ammonta il salario minimo nei Paesi che lo hanno introdotto. Con una premessa: in questo articolo parliamo principalmente della paga minima mensile e non oraria e bisogna tenere presente che non in tutti i Paesi si lavora lo stesso numero di ore; che le ferie sono diverse e che anche il trattamento fiscale è diverso oltre, naturalmente, al potere d’acquisto. Nonostante questo la classifica in apertura permette un utile confronto su come gli altri Paesi europei hanno deciso di tutelare i propri lavoratori.
La paga minima mensile va dai 362,97 euro della Bulgaria ai 2.256,95 euro del Lussemburgo. In fondo alla classifica, prima della Bulgaria, troviamo i Paesi dell’Est: Lettonia e Romania, dove i lavoratori hanno rispettivamente un salario minimo di 500 e 515 euro. Sono ben pagati, invece, in Irlanda e in Olanda, dove in media un lavoratore ogni mese ha un salario minimo superiore ai 1.700 euro.

Dove è aumentato il salario minimo
Nel tempo, comunque, si è avuta una certa convergenza tra i Paesi più poveri e quelli più ricchi della Ue. Questi ultimi hanno innalzato il salario minimo orario più velocemente dei primi, grazie anche a una maggiore crescita del Pil. Così in Slovenia lo stipendio garantito a chi guadagna meno è più che raddoppiato in 15 anni, passando dai 521,88 euro al mese del 2007 ai 1.074,43 attuali, mentre in Francia nello stesso lasso di tempo è aumentato del 27,8%.
Importanti progressi si sono verificati anche in Polonia e Ungheria, dove per raddoppiare il salario minimo sono bastati 11 anni, ma non in Grecia, dove oggi è addirittura di 100 euro più basso rispetto al massimo raggiunto nel 2011, appena prima che le misure di austerità lo abbattessero.
Il salario minimo orario in Italia, le proposte
E ritorniamo sulle proposte del salario minimo in Italia. Nel nostro Paese se ne è discusso più volte per adottarlo come misura volta a contrastare la disuguaglianza. Inizialmente era previsto nel Jobs Act di Matteo Renzi, ma alla fine è rimasto escluso dai decreti attuativi. Il Movimento 5Stelle lo ha nel programma e assieme al Pd ha proposto più volte di introdurlo, ma non si sono mai trovati d’accordo sulle modalità.
L’ex ministra del lavoro Nunzia Catalfo, ad esempio, aveva ipotizzato nel 2019 un salario minimo orario di 9 euro, che sarebbe molto più alto di quello in vigore nel Paese europeo più simile a noi a livello di stipendi e Pil pro-capite, la Spagna, dove è di 6,5 euro. Il Governo Draghi, in un report sulla povertà dei lavoratori, ipotizza l’introduzione di un salario minimo di 8 o 9 euro all’ora, considerando, però, che il calcolo potrebbe anche includere elementi che non in tutti i Paesi sono presenti, come la tredicesima e il Tfr. In tal caso sarebbero pochi gli italiani che non raggiungerebbero gli 8 euro all’ora, solo il 6,4% dei lavoratori, i più poveri, soprattutto i lavoratori domestici. È proprio su questi che, del resto, un intervento appare necessario allo stesso esecutivo, per salvarli dall’indigenza.
La proposta di Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, è, piuttosto, quella di abbassare il cuneo fiscale -contributivo di 16 miliardi in modo che i lavoratori nella fascia di reddito fino a 35mila euro possano beneficiare di 1.223 euro in più in busta paga.
I dati si riferiscono al: 2022
Fonte: Eurostat
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