Grazie all’aumento delle cause definite le controversie complessive sono calate del 16,8% nei primi nove mesi del 2021
Giungono buone notizie su un versante che da sempre costituisce un tallone d’Achille per il sistema Italia, quello della velocità della giustizia. Il contenzioso tributario, infatti, sembra ridursi secondo l’ultimo report sul tema del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nello specifico sono in calo le cause pendenti, grazie al fatto che nei primi mesi di quest’anno, quindi tra gennaio e settembre, quelle definite hanno superato quelle pervenute. Ad arrivare nelle aule dei tribunali sono state 87.476, mentre quelle che ne sono uscite, invece, 145.527. La differenza, di 58.051, è servita a decongestionare il sistema giudiziario dopo l’aumento delle pratiche in sospeso nel 2020, anche a causa della pandemia
Così le giacenze totali, molte delle quali avviate diversi anni prima, sono passate dalle 345.490 della fine dell’anno scorso alle 287.439 del 30 settembre. Si tratta di una riduzione del 16,8%, di tutto rispetto per essersi verificata in soli nove mesi.
Il crollo delle cause pervenute dovuto alle proroghe delle attività di controllo e riscossione
Guardando i numeri più nel dettaglio si scopre che le cause pervenute tra gennaio e settembre 2021, 87.476, sono molte meno di quelle dello stesso periodo del 2020, che sono arrivate a 122.785 nonostante la pandemia, e di quelle del 2019, ben 144.158. Considerando che, invece, quelle definite sono state poco di meno di quelle di due anni prima, si comprende come la riduzione del contenzioso tributario sia stata provocata soprattutto dal calo dei flussi di entrata piuttosto che dall’aumento di quelli in uscita. Per quale motivo?
Ciò è avvenuto, ammette lo stesso Ministero, per la proroga delle scadenze relative alle attività di controllo e di riscossione da parte dell’Agenzia delle Entrate e degli altri enti affini. Le notifiche per irregolarità erano state sospese lungo tutto il 2020 a causa del Covid, e sono riprese in modo graduale solo nella primavera del 2021. Per tale motivo i ricorsi dei contribuenti sono stati di meno, e per questo se si osservano i dati mese per mese si scorge un netto aumento delle cause in entrata tra gennaio, quando sono state 6.521, e giugno, quando sono arrivate a 14.763, prima della tipica riduzione estiva.
Cos’è e come funziona il contenzioso tributario
Tutti questi numeri si riferiscono ai procedimenti giuridici attraverso i quali si regolano controversie che coinvolgono da un lato il contribuente e dall’altro il fisco. Il cittadino cui è stato notificata una irregolarità relativa alle proprie dichiarazioni fiscali o una sanzione può fare ricorso. In primo grado il suo caso sarà giudicato da una Commissione Tributaria Provinciale (Ctp), e nell’eventuale secondo grado da una Commissione Tributaria Regionale (Ctr), in modo analogo a quanto accade nella giustizia civile e penale.
Non è un caso che anche i dati sul contenzioso tributario distinguano tra Ctp e Ctr. È nelle prime che si può apprezzare la maggiore differenza tra cause pervenute, 56.379 e definite, 101.207, nel 2021. Mentre nelle Commissioni Tributarie Regionali il gap è stato solo di poco più di 13mila procedimenti. La ragione è che nelle Ctp giungono i ricorsi più recenti, quelli causati dalle notifiche dei mesi immediatamente precedenti, e sono, quindi, le prime a risentire degli effetti del blocco dovuto alla pandemia, mentre nelle Ctr arrivano cause risalenti magari ad anni prima.
Così presso le Ctp le pratiche pendenti sono diminuite di ben il 21,9% tra gennaio e settembre 2021, passando da 204.985 a 101.2017, mentre presso le Ctr il calo è stato inferiore, del 9,4%, visto che si è scesi, nello stesso periodo, da 140.505 cause ancora da definire a 127.282.
Sono comunque numeri inferiori a quelli degli anni 2012 o 2013, in cui il contenzioso tributario era enorme, e in giacenza vi erano più di 600mila procedimenti complessivamente.

il contenzioso tributario
Dove sono diminuite di più le cause pendenti
Nell’ambito del penale e del civile si è visto come i dati sulla lentezza e sull’efficienza della giustizia cambino molto in base alla collocazione geografica del tribunale.
Nel caso delle controversie tributarie è lo stesso. A fronte di una riduzione del 21,9% delle giacenze presso le Commissioni Tributarie Provinciali a livello nazionale, in Umbria il decremento è stato di ben il 53,1%, con le cause pendenti che sono più che dimezzate, passando da 671 a inizio 2021 a 315 a settembre.
Importanti anche i cali in Molise, del 33,2%, e soprattutto nella molto più grande Lombardia, del 27,8%. Non è tuttavia in questa regione che il contenzioso tributario è più grande, nonostante sia la più popolosa. Anzi, benché abbia poco più di metà degli abitanti è in Sicilia che vi sono più procedimenti ancora in corso, ben 46.993 a settembre, contro gli 8.435 lombardi. Le Commissioni Tributarie siciliane, tuttavia, hanno goduto di un alleggerimento notevole, essendoci stata una riduzione del 24,5% delle giacenze.
Queste sono moltissime anche in Calabria, specie in rapporto alle ridotte dimensioni della regione. Qui arrivano a 27.873, nonostante il 21,4% in meno di cause pendenti nei primi nove mesi del 2021
Tante, 20.087, anche nel Lazio, mentre sono particolarmente poche, in proporzione alla popolazione, al Nordest. Sono, infatti 3.975 in Veneto, 857 in Friuli Venezia Giulia, 1.252 in Trentino Alto Adige.
Il contenzioso tributario in aumento a Livorno, Pescara, Benevento
Le grandi differenze che si osservano tra regione e regione sono presenti anche tra province vicine. Nella Commissione Tributaria Provinciale dell’Aquila, per esempio, vi è stata una riduzione dei procedimenti da definire del 35,4%, nella vicina Pescara, al contrario, questi sono addirittura aumentati del 5,1%. Così in Campania sono cresciuti del 9,8% a Benevento, ma calati del 35,6% nella vicina Avellino.
Allo stesso modo in Toscana a Livorno siamo di fronte a un +5,9%, mentre a Siena a un +64,8%.
Quanto del contenzioso tributario è con gli enti locali, quanto con l’Agenzia delle Entrate
Il contribuente che vuol ricorrere contro una notifica di irregolarità lo fa tipicamente contro l’ente che l’ha emessa, e nel 51% dei casi nel terzo trimestre 2021 si è trattato di enti territoriali. Questo emerge dallo stesso report del Ministero dell’Economia e delle Finanze, che sottolinea come, invece, tra gennaio e marzo la maggioranza relativa delle cause pervenute, il 40,2%, siano state contro l’Agenzia delle Entrate, e solo il 27,7% verso comuni o regioni.
Sono questi gli enti quelli che raccolgono la gran parte delle cause, mentre una componente minoritaria riguarda l’AE-riscossione, il comparto dell’Agenzia delle Entrate dedicata al recupero delle imposte, l‘Agenzia delle Dogane/Monopoli e altri minori.
Chiaramente la prevalenza dei procedimenti contro l’uno o l’altro dipende dai diversi momenti in cui chi riscuote le tasse decide di inviare le proprie notifiche ai contribuenti.
Un dato che rimane costante è la prevalenza molto netta delle persone fisiche come ricorrenti, sia presso le Commissioni Tributarie Provinciali, sia in quelle regionali. Sono rispettivamente più del 60% e più del 50%. Sono soprattutto queste che, nonostante spesso cerchino di evitare il contenzioso tributario in sede extra-giudiziale, poi si ritrovano più di frequente ad affrontarlo.
Il valore medio delle controversie è stato di 98.636 euro nel terzo trimestre 2021
Altri dati interessanti riguardano la tipologia di imposta su cui vi sono più procedimenti e il valore delle controversie. I numeri si riferiscono, in questo caso, solo al terzo trimestre del 2021, in cui a quanto pare sono state Ici e Imu le tasse che sono state oggetto della maggioranza relativa di cause pendenti nelle Ctp, il 22,9% nello specifico. Seguono la Tarsu/Tia (13,5%) e l’Ire/Irpef (sempre 13,5%), con l’Iva al quarto posto con il 9,6%.
Mediamente si tratta di procedimenti del valore di 98.637 euro, ma anche in questo caso le differenze regionali sono molto ampie: se in Calabria si tratta di ricorsi che coinvolgono cifre molto più piccole, inferiori a 10mila euro, in Lombardia si arriva in media a ben 387.677. La cosa non stupisce, visto l’ampio divario sia dei redditi medi sia delle dimensioni delle imprese tra le due realtà
I dati si riferiscono al 2021
Fonte: Ministero dell’Economia e delle Finanze
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