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 In Fisco e tasse

Dall’Unità d’Italia a oggi ben 82. Il primo appena 4 mesi dopo la nascita dell’Italia

Pensavate non ci fosse? E invece c’è. Anche in questa manovra di bilancio è spuntato, puntualissimo, il condono. Si tratta del decreto cosiddetto “strappacartelle” che è stato approvato dal precedente governo giallo verde e che prevede la cancellazione di tutti i debiti fiscali contratti tra il 2000 e il 2010 di importo inferiore ai mille euro. Tra questi ricade anche il bollo auto. Quindi, tutti coloro che non hanno versato il dovuto alla Regione di residenza (il bollo auto è una tassa locale) in quei 10 anni possono dormire sereni e tranquilli: nessuno gli verrà a chiedere il dovuto. Non solo. In manovre dovrebbe esserci anche l’estensione del condono fiscale, chiamato “ravvedimento operoso” alle tasse locali, compresa Imu e Tasi.

Anche per il bollo auto condono fiscale

Prima di scandalizzarsi (o gioire, a seconda se il lettore ha pagato o no tutti gli anni il bollo auto) bisogna guardare indietro: alla storia. Alla storia fiscale italiana, che è lastricata di condoni: ce ne sono stati infinitamente di più di quanto ci si aspetti; non sono affatto un fenomeno recente anche se quelli degli ultimi anni hanno fatto più “rumore”. Certo, spesso vengono definiti in modo fantasioso come, appunto, lo “strappacartelle”, oppure “scudo fiscale” o anche “sanatoria”, ma il concetto è sempre lo stesso: chi non ha pagato viene in qualche modo salvato dallo Stato che rinuncia ai soldi salvo poi tuonare contro l’evasione fiscale che proprio da questi condoni è incentivata.

Quanti condoni fiscali nella storia d’Italia

Partiamo dagli ultimi. Nel grafico sopra è indicata la quantità di denaro, in miliardi di euro, quindi, incassata dallo Stato negli ultimi anni grazie alla “cosiddetta” lotta all’evasione fiscale. “Cosiddetta” tra virgolette perché, in realtà, solo una minima parte è frutto di ispezioni, accertamenti e incassi; nella maggior parte dei casi si tratta di riscossione avvenuta attraverso il semplice invio delle cartelle esattoriali. Quindi si tratta di soldi che il cittadino (o l’impresa) sapeva di dover pagare perché li ha dichiarati e non ha pagato, ma si è messo in regola dopo il sollecito dell’amministrazione fiscale. La parte in blu degli istogrammi indica, sempre in miliardi, la quota ottenuta dallo Stato da condoni fiscali. Si tratta, infatti, di condoni anche se sono passati sotto altre formule come, per esempio “scudo fiscale”. In ogni caso è una violazione delle regole. Strappi alla regola, cioè.

Il primo condono fiscale nel 1861

Ma, come abbiamo detto, i condoni non sono affatto storia recente. Il primo nella storia d’Italia risale ad appena 4 mesi dopo l’Unità d’Italia. E da allora è stato un crescendo rossiniano fino a raggiungere l’incredibile cifra di 82. Ottantadue condoni in 148 anni di storia unitaria significa che mediamente quasi ogni due anni lo Stato decideva di abbuonare tasse o sanzioni. Ecco quando ci sono stati più condoni secondo la ricostruzione storica fatta dalla Banca d’Italia.

Ma, attenzione: il conto della Banca d’Italia si ferma al 2009, al tempo del primo scudo fiscale. Questo significa che mancano tutti gli altri condoni degli anni successivi, compresi quelli indicati dalla tabella sopra. Ma anche tenendo conto solo del conteggio di Via Nazionale risulta che ogni due anni, in media, in Italia è stato varato un condono. Chiamarlo “scuso fiscale” è solo un dettaglio.

I dati si riferiscono al: 1861-2009

Fonte: Banca d’Italia

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