Iniziare con il posto fisso frena la carriera, non per i laureati per loro +0,7%
Il posto fisso non è sempre l’opzione migliore, soprattutto all’entrata del mondo del lavoro. Infatti, chi inizia la carriera lavorativa con un contratto a termine, dopo dieci anni, guadagna lo 0,8% in più di chi ha iniziato con un contratto indeterminato. Lo mette nero su bianco uno studio, contenuto nel Rapporto 2024 dell’Inps, che fa il punto su una questione particolarmente discussa, ossia se sia meglio iniziare a lavorare con un contratto senza scadenza o con uno a termine. Ebbene ora abbiamo una risposta, ed è la seconda. Ma attenzione, i vantaggi salariali che derivano da iniziare la carriera lavorativa con un contratto determinato riguardano solo i lavoratori senza laurea e, in particolare, quelli in possesso della sola licenzia media. Come mostra il grafico in apertura. Spieghiamo meglio i dati.
Diploma e inizio lavoro con contratto a scadenza, dopo 10 anni guadagni dello 0,35% più alti rispetto al posto fisso
A inizio carriera lavorativa, al di là del grado di istruzione di un lavoratore, chi viene assunto con un contratto a tempo indeterminato viene pagato di più. Tuttavia, nel giro di un decennio la situazione si ribalta e i lavoratori (non laureati) che hanno iniziato “a termine” guadagnano più dei loro colleghi che hanno avuto fin da subito il “posto fisso”. Precisamente, dopo dieci anni dall’entrata nel mondo del lavoro chi non si è diplomato guadagna lo 0,8% in più; mentre chi è in possesso di un diploma lo 0,35% in più, rispetto ai rispettivi colleghi con le stesse caratteristiche per età, istruzione e settore d’impiego.
Al contrario i lavoratori altamente istruiti risultano, in media, penalizzati dall’iniziare a lavorare con un contratto a tempo determinato, infatti dopo dieci anni il loro salario è inferiore dello 0,7% rispetto a quello dei loro colleghi entrati nel mondo del lavoro firmando un contratto senza termine. Spieghiamo meglio le ragioni della differenza tra i diversi gruppi di lavoratori, in base al loro grado di istruzione.

Posto fisso, a inizio carriera limita le potenzialità dei lavoratori non specializzati
Iniziare la carriera lavorativa con un contratto a termine, in aree a bassa specializzazione, spinge i lavoratori a migliorare con più efficacia competenze e capacità. Infatti, per questi lavoratori – potenziali futuri dipendenti indeterminati – il contratto a termine diventa un volano per la competitività con il potenziale effetto positivo di aumentare le loro opportunità di crescita professionale e stabilità occupazionale. In pratica, i lavoratori con meno istruzione che iniziano con un contratto a termine tendono a essere più motivati a cercare nuove esperienze lavorative, ad acquisire più competenze e a migliorare la loro posizione. Questo li porta, nel lungo periodo, a beneficiare di una crescita salariale più rapida rispetto ai colleghi che hanno iniziato con un contratto a tempo indeterminato, che invece possono sperimentare una maggiore stabilità iniziale ma una minore dinamica di crescita nel tempo.
Contratto indeterminato, essenziale per i settori dove è forte la concorrenza
Al contrario, per i lavoratori laureati – ed eventualmente molto specializzati – iniziare con un contratto a termine rappresenta un ostacolo alla successiva crescita. Per chi è impiegato in ruoli dove è alta la concorrenza interna la continuità e la stabilità contrattuale, infatti, sono fondamentali per lo sviluppo della propria posizione lavorativa: un’interruzione della carriera per queste tipologie di lavoratori rappresenta più un problema che un’opportunità.
Per questi lavoratori è più arduo passare con agilità a un nuovo contratto dal momento che operano in settori molte volte saturi (si pensi ad esempio a quelli dell’arte e del design, o quelli afferenti alle professioni in ambito psicologico e letterario-umanistico) un problema poco avvertito, al contrario, in settori dove non sono richieste particolari competenze. Di conseguenza, per le figure specializzate, iniziare con un contratto a termine può limitare le opportunità di avanzamento, portando nel lungo periodo a una differenza salariale negativa in confronto a chi ha iniziato con un contratto a tempo indeterminato.
I dati si riferiscono al: 2005 -2010
Fonte: Inps
Autore: Davide Frigoli
Pubblicato il: 25 Set 2024
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