Record storico per Einaudi con 15.578 grazie, minimo per Napolitano con 23
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti ha riportato l’attenzione su un istituto che oggi si colloca in uno spazio sempre più circoscritto. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiesto al Ministero della Giustizia di verificare alcune ricostruzioni giornalistiche, secondo cui la domanda di grazia si sarebbe basata su elementi non veritieri. La richiesta di accertamenti arriva dopo le polemiche seguite alla diffusione della notizia. Minetti, condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per peculato e favoreggiamento della prostituzione nel cosiddetto “caso Ruby”, era stata graziata a febbraio per via delle «gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore».
La grazia è un istituto che, nel tempo, si è progressivamente ridotto. Dal 1948 al 31 dicembre 2025 sono stati concessi 42.406 provvedimenti di clemenza individuale, di cui almeno 3.652 per reati militari, un dato che va letto anche alla luce del contesto del dopoguerra, quando la fine del conflitto e la necessità di chiudere una fase storica portarono a un uso più ampio dello strumento. Nei primi decenni della Repubblica le concessioni erano quindi molto più frequenti e numerose; con il passare degli anni, il ricorso alla grazia si è via via ridotto, fino ad arrivare a poche unità all’anno.
Quante grazie ha concesso Mattarella
Nel secondo mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, iniziato il 29 gennaio 2022, i provvedimenti di clemenza sono stati 36. Un numero che si aggiunge ai 35 del primo mandato (2015–2022) e porta il totale complessivo a 71 grazie. Il dato, distribuito su oltre dieci anni, equivale a poche concessioni all’anno e rappresenta uno dei livelli più bassi dell’intera storia repubblicana. Il confronto con il passato è netto: la grazia, da strumento utilizzato con una certa frequenza, è diventata un intervento raro e fortemente selettivo.
Anche la composizione dei provvedimenti conferma questo approccio selettivo: nel secondo mandato, 22 riguardano pene detentive temporanee, 9 sono grazie parziali (riduzioni della pena), mentre i casi residuali si dividono tra 3 pene pecuniarie, 1 reclusione militare e 1 pena accessoria. Il quadro è chiaro: la grazia oggi interviene soprattutto sulle pene detentive e, spesso, in forma parziale più che totale. Più che cancellare la pena, tende a ridurla o rimodularla, confermando un utilizzo mirato, limitato e lontano dai volumi del passato.
Quante domande di grazia vengono respinte o archiviate
Qual è il ruolo del Presidente della Repubblica
Il ruolo del Presidente della Repubblica si colloca nella fase conclusiva del procedimento. Dopo l’istruttoria e la proposta formulata dal Ministero della Giustizia, è il Capo dello Stato a prendere la decisione finale: può accogliere o respingere la richiesta. In caso di esito positivo, firma il decreto di grazia che rende efficace il provvedimento. Si tratta quindi di un potere decisivo, ma non esercitato in modo isolato: si inserisce all’interno di un percorso già strutturato e valutato, che ne delimita i margini. In questo senso, la discrezionalità esiste, ma non è assoluta.
La grazia può essere revocata e in quali casi
Una volta concessa, la grazia è considerata, in linea generale, un provvedimento non revocabile. L’ordinamento prevede però margini molto ristretti per rimetterla in discussione: può accadere solo in presenza di frode, falsità negli elementi alla base della richiesta oppure di gravi vizi procedurali nell’iter. È proprio su questo terreno che si inserisce la vicenda di Nicole Minetti: le ricostruzioni giornalistiche emerse dopo la concessione del provvedimento hanno sollevato dubbi sulla veridicità dei presupposti, spingendo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a chiedere verifiche al Ministero della Giustizia. Si tratta di ipotesi limite, che confermano la regola generale: una volta firmata, la grazia resta un atto stabile e difficilmente reversibile.
Fonte: Quirinale
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