Dalle puntate nelle casse del fisco arrivano 10,3 miliardi: il 6,3% del giocato
C’è un’Italia che ogni giorno tenta la fortuna con un tagliando grattato al bar, una schedina giocata prima della partita, una puntata dallo smartphone o qualche euro infilato in una slot. Messe tutte insieme, queste giocate nel 2025 hanno mosso 164,6 miliardi di euro. È una cifra superiore a una legge di Bilancio e abbastanza grande da raccontare quanto il gioco legale con vincite in denaro sia ormai un pezzo stabile dell’economia nazionale. Il dato arriva dalla relazione sul settore dei giochi pubblici 2025, presentata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e basata sui dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Ma per leggerlo correttamente serve una distinzione: quei 164,6 miliardi non sono la perdita degli italiani, bensì il giocato, cioè il totale delle puntate registrate nel corso dell’anno.
Da questa massa di denaro bisogna infatti sottrarre le vincite, perché una parte molto ampia delle somme puntate torna ai giocatori. Nel 2025 i premi restituiti sono stati pari a 142,733 miliardi di euro. Tradotto: ogni 100 euro giocati, 86,7 euro sono rientrati sotto forma di vincita. È questo il pay-out, cioè la quota del giocato che viene restituita ai giocatori. Solo dopo questo passaggio si arriva alla misura più vicina alla perdita effettiva: la spesa netta, pari a 21,8 miliardi di euro. Corrisponde al 13,3% del giocato. All’interno di questo equilibrio tra puntate e vincite si inserisce anche il prelievo pubblico: come si vede bene anche nel grafico, nel 2025 lo Stato italiano ha incassato 10,3 miliardi di euro, pari al 6,3% delle somme giocate.
Poker online e casinò guidano il mercato dei giochi
Non sono le slot, non sono le schedine e non sono nemmeno i gratta e vinci. La categoria che muove più denaro è meno visibile nella vita quotidiana, perché passa soprattutto dallo schermo: sono i giochi di abilità online. Nel linguaggio del report sono gli skill games giocati solo per via telematica, suddivisi tra giochi cash, torneo e casinò. Dentro questo perimetro rientrano, per esempio, il poker online in modalità cash o torneo, alcuni giochi di carte e giochi da casinò disponibili sulle piattaforme autorizzate. Non rientrano invece le scommesse sportive online, che il report conteggia separatamente.
Nel 2025 questa categoria arriva a 81,137 miliardi di euro giocati, pari al 49,3% del giocato territoriale italiano. Anche qui, però, il dato va letto distinguendo il movimento complessivo del denaro dalla spesa effettiva: le vincite restituite ai giocatori valgono 77,708 miliardi di euro, mentre la spesa netta si ferma a 3,428 miliardi di euro. Per l’erario, i giochi di abilità online generano 874,046 milioni di euro.
La Lombardia guida con 11,128 miliardi di euro, seguita da Campania, Sicilia, Lazio e Puglia. La geografia del fenomeno mostra una concentrazione forte nelle Regioni più popolose, ma non solo al Nord: dopo la Lombardia ci sono Campania con 10,878 miliardi, Sicilia con 10,030 miliardi, Lazio con 8,731 miliardi e Puglia con 6,599 miliardi. A livello provinciale, il primo mercato è Roma con 6,349 miliardi, davanti a Napoli con 5,732 miliardi e Milano con 4,264 miliardi.
Scommesse sportive, Napoli prima tra le province
Poi c’è il grande classico del calcio del weekend, ma non solo: la scommessa fatta prima di una partita di Serie A, il pronostico sulla Champions League, la puntata sul tennis, sul basket o su un evento sportivo seguito in diretta dal telefono. Nel report rientrano tra le scommesse sportive a quota fissa, cioè quelle in cui il giocatore conosce già al momento della puntata quanto può vincere se il pronostico è corretto. Per esempio, se una squadra è data a quota 2, una giocata da 10 euro può restituirne 20 lordi in caso di esito favorevole. Nel 2025 questa categoria vale 19,188 miliardi di euro giocati, pari all’11,7% del giocato territoriale italiano.
Anche qui il dato lordo va separato dal risultato effettivo: le vincite restituite ai giocatori sono 16,484 miliardi di euro, mentre la spesa netta, cioè la differenza tra puntate e premi, arriva a 2,705 miliardi di euro. Per l’erario il gettito è pari a 622,258 milioni di euro. La mappa territoriale ribalta in parte la gerarchia economica nazionale: la prima Regione non è la Lombardia, ma la Campania, con 3,670 miliardi di euro giocati. Seguono Lombardia con 2,595 miliardi, Lazio con 2,218 miliardi, Sicilia con 1,787 miliardi e Puglia con 1,592 miliardi. La stessa fotografia si ritrova tra le province: Napoli è prima con 2,153 miliardi, davanti a Roma con 1,707 miliardi e Milano con 1,068 miliardi.
Slot e macchinette, quanto incassa lo Stato
Accanto al gioco online resta poi il volto più riconoscibile del gioco fisico: le macchinette. Sono quelle che si trovano nei bar, nelle tabaccherie, nelle sale giochi o negli spazi dedicati, ma non sono tutte uguali. Le AWP, sigla di Amusement With Prizes, sono le classiche slot da esercizio pubblico: il giocatore inserisce denaro, avvia la partita e ottiene subito l’esito. Le VLT, cioè Video Lottery Terminal, sono invece apparecchi più strutturati, collegati a sistemi centralizzati e installati solo in punti vendita con attività di gioco esclusiva. Rientrano in questa categoria sale dedicate o sale scommesse autorizzate.
Sommate, VLT e AWP arrivano a 31,452 miliardi di euro giocati, cioè una quota ancora molto rilevante del mercato. Nel 2025 le VLT hanno registrato 16,498 miliardi di euro giocati, pari al 10,0% del totale territoriale italiano, mentre le AWP si sono fermate a 14,955 miliardi, pari al 9,1%. La differenza emerge però quando si guarda alla spesa netta: le AWP generano 5,212 miliardi di euro, più del doppio dei 2,594 miliardi delle VLT. Anche per l’erario il peso delle slot tradizionali resta maggiore: 3,594 miliardi di euro dalle AWP contro 1,419 miliardi dalle VLT. Non è un dettaglio: la Relazione segnala che gli apparecchi da intrattenimento generano circa il 50% delle entrate totali provenienti dal gioco.
Slot nei bar, raccolta in forte calo
Dentro il mondo delle macchinette, il caso più evidente è quello delle AWP, le slot più familiari nella vita quotidiana: quelle che si possono trovare al bar sotto casa, in tabaccheria o in altri esercizi autorizzati, accanto al bancone o in una piccola area dedicata. Nel 2019, prima dello shock della pandemia e prima che il gioco online accelerasse ulteriormente, queste apparecchiature raccoglievano 22,9 miliardi di euro. Nel 2025 il dato scende a 14,9 miliardi di euro. La differenza è di 8,0 miliardi di euro in meno, pari a un calo del 34,9% rispetto al 2019. La contrazione non riguarda solo il volume delle giocate, ma anche il gettito pubblico: l’erariopassa da 4,9 miliardi di euro nel 2019 a 3,6 miliardi di euro nel 2025.
Il report collega questo arretramento a più fattori: riduzione del numero di apparecchi, limitazioni locali, tassazione elevata e spostamento verso il canale online. La mappa del 2025 mostra comunque un mercato ancora concentrato nelle Regioni più grandi: la Lombardia resta prima con 3,018 miliardi di euro giocati, seguita da Campania con 1,582 miliardi, Emilia-Romagna con 1,252 miliardi, Veneto con 1,251 miliardi e Lazio con 1,229 miliardi.

Gratta e Vinci, quanto valgono in Italia
Il gratta e vinci è forse il gioco più veloce da capire: si compra, si gratta, si scopre subito il risultato. Nel linguaggio del report rientra tra le lotterie istantanee, proprio perché l’esito è immediato e non bisogna aspettare un’estrazione, come accade invece per altri prodotti. Nel 2025 questa categoria raccoglie 12,603 miliardi di euro giocati, pari al 7,7% del giocato territoriale italiano. Anche in questo caso il primo numero misura il volume complessivo delle giocate, non la perdita effettiva. Le vincite restituite ai giocatori ammontano infatti a 9,329 miliardi di euro, mentre la spesa netta, cioè la differenza tra tagliandi acquistati e premi incassati, arriva a 3,273 miliardi di euro. Per l’erario il gettito è pari a 1,774 miliardi di euro.
La distribuzione territoriale conferma il peso delle aree più popolose: la Lombardia è prima con 2,428 miliardi di euro. Seguono Lazio con 1,558 miliardi, Emilia-Romagna con 1,038 miliardi, Veneto con 962,251 milioni e Campania con 953,635 milioni. Tra le province guida Roma, con 1,100 miliardi di euro giocati, seguita da Milano con 784,142 milioni e Napoli con 448,592 milioni.
Lotto o Superenalotto? Dove girano più soldi
Dopo i gratta e vinci i si entra in un terreno ancora più familiare: i numeri giocati in ricevitoria, magari scegliendo una data di nascita, un anniversario, un numero “ritardatario” o una combinazione letta nella smorfia. Il lotto e il superenalotto sembrano parenti stretti, perché entrambi ruotano attorno ai numeri, ma funzionano in modo diverso. Nel lotto il giocatore sceglie uno o più numeri e li abbina a una o più ruote, come Milano, Napoli, Roma o la ruota nazionale. Nel superenalotto, invece, la giocata ruota attorno a una combinazione nazionale: si scelgono sei numeri e si punta al jackpot, cioè al premio più alto, quello che cresce estrazione dopo estrazione quando nessuno centra la sestina. La differenza si vede anche nei volumi: nel 2025 il lotto vale 8,242 miliardi di euro giocati, mentre il superenalotto si ferma a 1,675 miliardi di euro.
Cambia anche il ritorno ai giocatori: nel lotto il pay-out è pari al 71,6%, mentre nel superenalotto scende al 57,0%. Per questo la spesa netta arriva a 2,339 miliardi di euro nel lotto e a 720,644 milioni di euro nel superenalotto. La geografia conferma il peso delle grandi Regioni, ma con qualche differenza: per il lotto guida la Lombardia con 1,284 miliardi di euro, davanti alla Campania con 1,179 miliardi e alla Sicilia con 949,596 milioni; per il superenalotto resta prima la Lombardia con 359,272 milioni, seguita da Lazio con 184,518 milioni e Campania con 168,279 milioni.
Betting exchange, la borsa delle scommesse online
Ci sono poi due forme di gioco che appartengono al mondo delle scommesse, ma funzionano in modo molto diverso tra loro. Le scommesse virtuali somigliano alle scommesse sportive tradizionali, ma l’evento non è reale. Non si punta su una partita di Serie A o su una corsa ippica vera. Si punta su eventi simulati al computer: una gara di cavalli virtuale, una corsa di cani o una partita generata digitalmente. Il risultato viene deciso dal sistema.
Nel 2025 le scommesse virtuali valgono 5,086 miliardi di euro giocati. La spesa netta è pari a 723,077 milioni di euro. Il pay-out è dell’85,8%. Significa che ogni 100 euro giocati, 85,8 euro tornano ai giocatori sotto forma di vincite. Il betting exchange, invece, è più vicino a una piccola “borsa” delle scommesse. I giocatori non puntano solo contro il banco. Possono scommettere tra loro, proponendo o accettando quote. È quello che accade su alcune piattaforme online autorizzate.
Il volume territoriale italiano arriva a 2,252 miliardi di euro. La spesa netta, però, è molto più bassa: 21,681 milioni di euro. Il motivo è il pay-out, che sale al 99,0%. Anche la geografia cambia. Nelle scommesse virtuali guida la Campania con 1,187 miliardi di euro, mentre nel betting exchange il primo posto va al Lazio con 391,395 milioni. Seguono Lombardia con 641,239 milioni e Sicilia con 597,256 milioni per le scommesse virtuali. Nel betting exchange, dietro il Lazio, ci sono Lombardia con 365,887 milioni e Campania con 361,069 milioni.
Bingo, Sicilia prima per puntate in Italia
Il bingo è uno dei giochi più facili da visualizzare: una sala dedicata, le cartelle davanti, i numeri chiamati uno dopo l’altro e l’attesa di completare una combinazione prima degli altri. È un gioco diverso dal gratta e vinci, perché non si risolve in pochi secondi, e diverso dalle scommesse online, perché resta legato a un luogo fisico e a una dimensione collettiva. Nel 2025 il Bingo vale 1,772 miliardi di euro giocati nel monitoraggio territoriale del report. Di questa cifra, 1,242 miliardi di euro tornano ai giocatori sotto forma di vincite, mentre la spesa netta si ferma a 529,257 milioni di euro. Per l’erario il gettito è pari a 200,925 milioni di euro.
La geografia del Bingo ha una particolarità: la prima Regione non è la Lombardia, ma la Sicilia, con 314,445 milioni di euro giocati. Seguono Campania con 276,084 milioni, Lombardia con 231,522 milioni, Lazio con 216,092 milioni ed Emilia-Romagna con 159,104 milioni. Tra le province il confronto è quasi al centesimo: Roma è prima con 180,828 milioni, davanti a Napoli con 180,750 milioni e Catania con 100,602 milioni. Sullo sfondo c’è anche una rete fisica leggermente più piccola: le sale Bingo passano da 183 al 31 dicembre 2024 a 181 nel corso del 2025.
Ippica, un mercato storico ma piccolo
C’è poi un pezzo di gioco che appartiene a un immaginario più tradizionale: l’ippodromo, le corse dei cavalli, la scommessa fatta in agenzia o davanti a una gara seguita sullo schermo. Nei numeri complessivi della Relazione il gioco a base ippica pesa molto meno rispetto a online, slot, scommesse sportive o gratta e vinci, ma non scompare dalla mappa del gioco legale con vincite in denaro. Nel 2025 registra 667,882 milioni di euro di raccolta, con 12,164 milioni di euro destinati alle casse dello Stato. La parte principale arriva dalle scommesse ippiche in agenzia, pari a 608,826 milioni di euro, mentre le scommesse ippiche a totalizzatore si fermano a 59,056 milioni. Il confronto aiuta a misurare le proporzioni: l’ippica resta un segmento riconoscibile e storicamente radicato, ma oggi viaggia su ordini di grandezza molto più contenuti rispetto ai giochi digitali e alle principali forme di scommessa.
Dove si gioca di più in Italia
Alla fine, dopo aver seguito il denaro tra gioco online, scommesse sportive, slot, gratta e vinci, lotto, superenalotto, scommesse virtuali e Bingo, resta una domanda. Dove si concentra davvero il gioco legale con vincite in denaro in Italia? È questo il perimetro che la Relazione definisce “giochi pubblici”. Non si parla di un servizio pubblico. Si parla dell’insieme dei giochi autorizzati e regolati dallo Stato. Dentro ci sono ricevitorie, sale, tabaccherie, piattaforme online e tutti i canali legali di raccolta. La risposta non coincide sempre con la mappa economica più prevedibile del Paese.
Nel totale del giocato territoriale la Lombardia resta prima, con 25,996 miliardi di euro, pari al 15,8% del totale italiano. Subito dietro, però, c’è la Campania, con 21,561 miliardi di euro, pari al 13,1%. Seguono Lazio con 17,448 miliardi, Sicilia con 16,230 miliardi e Puglia con 12,418 miliardi. La stessa fotografia cambia scala se si passa alle province, cioè ai territori in cui il gioco diventa una somma di gesti quotidiani: la schedina giocata prima della partita, il gratta e vinci preso in tabaccheria, il conto online usato dallo smartphone, la sala scommesse nel quartiere.
In testa c’è Roma, con 12,857 miliardi di euro giocati, davanti a Napoli con 11,488 miliardi, Milano con 9,430 miliardi e Torino con 5,349 miliardi. Da sole, queste quattro province concentrano 39,125 miliardi di euro, pari al 23,8% del giocato territoriale italiano. Il dato più interessante arriva però dal digitale: al 31 dicembre 2025 la Campania è la prima Regione per conti di gioco attivi, con 2.842.475 conti, pari al 16,6% del totale; la Lombardia è seconda con 2.219.872 conti, pari al 13,0%. Il bilancio finale è questo: la Lombardia guida per volume complessivo, ma la Campania pesa più di tutte nella platea dei giocatori online.
![]()
Leggi anche: Donne pagate meno? Pesano carriera e part-time
Fonti: Ministero dell’Economia e delle Finanze, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli
Anni di riferimento: 2025
Ti piace citare i numeri veri quando parli con gli amici?
Allora seguici su Telegram, LinkedIn, X, Instagram, TikTok e Facebook.


